Le rose non dimenticano. Quando la primavera si avvicina, il mio sguardo cambia direzione. Non cerca più l’insieme, ma il dettaglio: si ferma sui boccioli della rosa sul balcone, ancora serrati, piccoli come scrigni chiusi troppo presto. Li osservo crescere giorno dopo giorno, gonfiarsi, allungarsi, giocare con i sepali che a volte si dispongono ordinati, altre si aprono in gesti quasi capricciosi. In quella tensione trattenuta c’è già tutto: il colore che verrà, la forma che si prepara, una promessa compressa fino all’inverosimile.
Poi accade qualcosa di impercettibile e decisivo. I sepali cedono, si piegano, come se riconoscessero di non poter più contenere ciò che custodiscono. Il fiore emerge, prende spazio, si afferma. Ogni rosa sceglie la propria lingua: alcune disegnano geometrie eleganti, quasi architettoniche; altre si aprono in disordine, come pennellate leggere; altre ancora mantengono una semplicità antica, essenziale. Ed è allora che inizia il mio rito silenzioso: all’alba mi muovo tra i rami, con lentezza, scegliendo le più belle da portare dentro, sottraendole per un poco alla luce troppo intensa. È un gesto che somiglia alla cura, ma che porta con sé anche una sottile contraddizione.
Perché pochi mesi prima quegli stessi rami erano per me soltanto un intralcio. Spogli, rigidi, armati di spine, mi avevano provocato fastidio e perfino rabbia. Ricordo ancora il dolore improvviso, il graffio inatteso, la pelle ferita. In quel momento le rose mi erano sembrate ostili, quasi vendicative. Ho potato con impazienza, forse con eccesso, come se volessi ristabilire un ordine, o addirittura cancellarle. E invece, sotto quella scorza apparentemente inerte, la vita continuava a lavorare, invisibile e ostinata.
C’è qualcosa di antico in questa ambivalenza. La rosa, da sempre, è il fiore della bellezza e della ferita insieme. Nel mito greco, si racconta che Afrodite corse tra i rovi per raggiungere l’amato ferito, e nel farlo si punse, tingendo di rosso i petali candidi. Da allora la rosa porta in sé questa doppia natura: fascino e dolore, attrazione e difesa. Non è mai solo decorazione, ma memoria di un equilibrio fragile, in cui ciò che incanta è anche ciò che può ferire.
E forse è proprio questo che continuo a dimenticare ogni inverno. Guardo i rami nudi e vedo solo spine, incapace di immaginare ciò che verrà. È una forma di cecità momentanea, che appartiene non solo al giardinaggio ma allo sguardo umano in generale: giudicare ciò che è fermo senza intuire ciò che si prepara. Eppure, ogni primavera, le rose tornano a smentirmi con una pazienza quasi ironica, fiorendo come se nulla fosse accaduto, come se la mia insofferenza non le riguardasse.
Non credo che rispondano alla minaccia o alla durezza, come qualcuno suggerisce con leggerezza. Piuttosto, seguono una logica propria, indipendente dalle nostre impazienze. Crescono, si difendono, si aprono quando è il momento, senza fretta e senza rancore.
E forse è proprio qui la loro lezione più sottile. Che la bellezza non è mai priva di difese, e che ciò che ferisce non sempre è nemico. Che sotto la superficie più aspra può nascondersi una promessa, e che riconoscerla richiede tempo, attenzione, e una certa umiltà. Le rose non dimenticano, ma non serbano neppure rancore: semplicemente continuano a fiorire. Sta a noi decidere se fermarci alle spine o imparare, ogni volta, a vedere oltre.
Favria, 9.06.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Cammina con fiducia verso ciò che ami. Felice martedì.
9 giugno 1934
Debutta Paperino. Diventerà uno dei personaggi Disney più amati.
Lo Scottish Fold: il gatto dall’espressione unica che conquista il cuore
Lo Scottish Fold è una delle razze feline più amate al mondo grazie a un insieme raro di caratteristiche che lo rendono immediatamente riconoscibile e profondamente affascinante. Il suo aspetto dolce è dominato soprattutto dalle orecchie piegate in avanti, una particolarità genetica naturale che dona al suo muso un’espressione tenera e quasi “perennemente curiosa”. Ma non è solo una questione estetica: dietro quell’aria buffa si nasconde un carattere equilibrato, indipendente ma capace di creare legami molto forti con le persone con cui vive.
Le sue origini risalgono alla Scozia degli anni ’60, quando una gatta di nome Susie diede inizio alla selezione della razza. Incroci successivi con razze come il British Shorthair e altre linee domestiche europee hanno contribuito a consolidarne temperamento e struttura fisica. Da questa evoluzione è nata anche la variante a pelo semilungo, conosciuta come Highland Fold, che mantiene le stesse caratteristiche comportamentali ma con un mantello più folto e morbido.
Oggi lo Scottish Fold è apprezzato non solo per il suo aspetto inconfondibile, ma anche per il suo carattere affettuoso, pacato e adattabile alla vita domestica. È un gatto che osserva molto, partecipa senza essere invadente e sa ritagliarsi momenti di gioco e di tenerezza con grande naturalezza. Proprio questa combinazione di dolcezza e discrezione lo ha reso uno dei compagni felini più ricercati e amati.
Lo Scottish Fold non conquista con la forza o con l’eccesso, ma con la semplicità del suo modo di essere: uno sguardo rotondo, un gesto silenzioso e quella sua inconfondibile piega alle orecchie che, più che una caratteristica fisica, è diventata un vero simbolo di tenerezza.
Favria, 10.06.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Trasforma ogni difficoltà in opportunità. Felice mercoledì.
10 giugno 1940
L’Italia entra nella Seconda guerra mondiale. L’annuncio fu dato da Benito Mussolini.
San Barnaba (11 giugno)
San Barnaba, nato a Cipro con il nome di Giuseppe, è una delle figure più carismatiche e influenti della Chiesa delle origini, tanto da essere chiamato apostolo pur non appartenendo al gruppo dei Dodici. Il suo nome, Barnaba, significa “figlio della consolazione”, e riflette il suo ruolo di mediatore e uomo di grande apertura spirituale. Fu tra i primi a comprendere che il messaggio evangelico dovesse superare i confini del mondo giudaico per rivolgersi anche ai pagani, e si fece garante presso la comunità cristiana di Gerusalemme per Saulo di Tarso, il futuro san Paolo, inizialmente guardato con sospetto dopo la sua conversione sulla via di Damasco. Insieme a Paolo contribuì alla nascita della comunità di Antiochia, dove per la prima volta i discepoli di Gesù vennero chiamati “cristiani”. La tradizione racconta che predicò anche fino a Milano, legando il suo nome al Tredesin de Marz, festa popolare che celebra l’arrivo della primavera e che ricorda il suo presunto passaggio nel capoluogo lombardo il 13 marzo. Proseguì poi la sua missione evangelizzatrice fino a Salamina, nell’odierna Cipro, dove trovò la morte per lapidazione nel 61 d.C.; secondo le fonti agiografiche, morì stringendo tra le mani una copia del Vangelo di Matteo. La Chiesa lo commemora l’11 giugno.
L’amicizia: il filo invisibile che ci salva dalla solitudine
Chi trova un amico trova un tesoro, recita il proverbio. E non è soltanto un modo di dire: già Seneca, nel De amicitia, ricordava che mentre l’amore può ferire, l’amicizia autentica custodisce e guarisce. Oggi anche la scienza sembra confermarlo: le relazioni amicali funzionano come un vero “vaccino sociale”, capace di proteggerci dalla solitudine e di migliorare la salute mentale e fisica.
Fin dai primi anni di vita impariamo a stare con gli altri: attraverso il gioco, l’imitazione, la scoperta dell’altro come presenza familiare. Crescendo, l’amicizia si trasforma. Nell’infanzia nasce dall’affinità; nell’adolescenza diventa appartenenza e costruzione dell’identità; nell’età adulta si fa più selettiva, consapevole, profonda. Nella vecchiaia, infine, assume un valore quasi salvifico, perché difende dalla solitudine e restituisce senso al tempo.
Nel corso della vita alcune amicizie si dissolvono, altre resistono, altre ancora nascono in contesti inattesi, come il lavoro, dove la quotidianità condivisa può trasformarsi in legame autentico. Non è la formalità a rendere più professionali, ma la qualità del rapporto umano, fatto di fiducia, rispetto e sostegno reciproco.
Eppure l’amicizia non è mai semplice scambio. Non è calcolo, non è convenienza. È piuttosto un atto gratuito di presenza: un “esserci” che precede ogni vantaggio, come se l’altro fosse una parte di noi scelta liberamente oltre il sangue e la necessità. Anche la biologia, in modi ancora misteriosi, sembra suggerire che le affinità profonde tra individui non siano soltanto culturali, ma talvolta persino invisibilmente inscritte.
Oggi i social hanno ampliato le possibilità del contatto umano, ma non hanno mutato l’essenza dell’amicizia: possiamo accumulare connessioni, ma restano pochi i legami che resistono al tempo e al silenzio. Perché l’amicizia non si misura in quantità, ma nella qualità della presenza: nei silenzi condivisi, nelle assenze che pesano, nelle parole che sanno restare.
Alla fine, non scegliamo solo chi ci somiglia, ma chi sa restare quando il mondo diventa troppo pesante. E forse è proprio questo il suo segreto più profondo.
L’amicizia è ciò che impedisce all’essere umano di perdersi completamente dentro se stesso. E quando qualcuno resta senza doverlo fare, comprendiamo che la nostra fragilità non è una condanna, ma una forma nascosta di verità: siamo esseri incompleti per poter essere, finalmente, incontrati.
Con amicizia
Giorgio Cortese
Favria, 11 giugno 20206
Buona giornata. Lascia che il cuore ti guidi in ogni scelta. Felice giovedì.
11 giugno 1509
Si sposano Enrico VIII e Caterina d’Aragona. Il matrimonio cambiò la storia inglese.
Le regine leggere dei giardini sospesi.
Ci sono rampicanti che chiedono spazio e lo conquistano con forza, e poi ci sono le Clematis, che sembrano invece suggerire la direzione senza mai imporla. Si affidano a un gesto minimo, quasi discreto: un picciolo che si avvolge, una presa gentile su ciò che incontrano. Non graffiano, non soffocano, non invadono. Seguono. E nel seguire, costruiscono.
Questa loro natura apparentemente mite è ciò che le ha rese, nel tempo, regine silenziose delle pergole e dei giardini. Dove altre piante scalano o si impongono, la clematide si accompagna: si intreccia con il legno di un arco, si lascia attraversare da una griglia, dialoga con muri e sostegni senza mai cancellarli. E quando fiorisce, lo fa con una generosità inattesa, quasi teatrale: corolle grandi, leggere, talvolta così numerose da trasformare una struttura semplice in un’apparizione.
Non tutte, però, condividono lo stesso carattere. Accanto alle varietà più raffinate esiste anche la Clematis vitalba, spontanea nei boschi, vigorosa fino all’eccesso, capace di trasformarsi in presenza dominante e disordinata. È la stessa famiglia, ma con inclinazioni diverse: una elegante fino alla discrezione, l’altra più selvatica, meno controllabile, a volte persino sgradita nei giardini ordinati. Eppure anche questa doppia natura racconta qualcosa di essenziale: la clematide non è mai indifferente al luogo in cui cresce, lo interpreta sempre in modo attivo.
Nel tempo, il genere ha affascinato coltivatori e appassionati per la sua straordinaria varietà. Nell’Ottocento, soprattutto in Inghilterra, la selezione delle clematidi divenne quasi una forma d’arte botanica. Tra i nomi che segnarono questa storia spicca quello di George Jackman, che contribuì alla diffusione di cultivar divenute celebri, tra cui la ‘Jackmanii’, capace di segnare un punto di svolta nella coltivazione ornamentale del genere. Da allora, le clematidi hanno moltiplicato forme, colori e stagioni, fino a rendere possibile un giardino in cui qualcosa fiorisce quasi in ogni momento dell’anno.
La loro forza, però, non sta solo nella varietà, ma nel modo in cui abitano lo spazio. Sono piante che non costruiscono da sole la propria architettura: la cercano fuori, la trovano negli oggetti del mondo. Una rete, una pergola, un tronco, un semplice sostegno diventano parte della loro forma finale. E in questo rapporto c’è una lezione sottile: non tutto ciò che cresce deve farlo da solo, non tutta la bellezza nasce dall’autosufficienza.
Anche le associazioni più celebri tra clematidi e rose raccontano questa logica di complicità vegetale: una che si arrampica, l’altra che sostiene; una che riempie, l’altra che struttura. Insieme, trasformano lo spazio in qualcosa che non appartiene più né all’una né all’altra, ma a un equilibrio condiviso.
Forse è proprio questo il segreto delle clematidi: la capacità di rendere visibile l’idea che la forma non è mai completamente autonoma, ma nasce da un dialogo. E che anche la leggerezza, quando è consapevole, può diventare una forza.
Così queste piante ci insegnano che crescere non significa sempre espandersi da soli, ma talvolta affidarsi. Che la libertà non è assenza di appoggio, ma scelta del proprio sostegno. E che, come le clematidi sui giardini, anche noi fioriamo meglio quando impariamo a intrecciarci senza dominarci.
Favria, 12.06.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Semina gentilezza e raccoglierai gratitudine. Felice venerdì.
12 giugno
Nasce Anna Frank. Il suo diario è simbolo della Shoah.
La voce dei ragazzi che incrina il silenzio dell’apartheid. 16 giugno 1976.
Nel Sudafrica dell’apartheid, dove la separazione razziale era diventata legge e abitudine quotidiana, il 16 giugno 1976 segnò un punto di rottura irreversibile. Nel sobborgo di Soweto, alla periferia di Johannesburg, migliaia di studenti neri scesero in strada per protestare contro l’imposizione dell’afrikaans come lingua obbligatoria di insegnamento, simbolo linguistico di un potere che non era solo culturale ma profondamente politico e oppressivo.
La marcia nacque come gesto pacifico, quasi inevitabile, la risposta di una generazione cresciuta sotto il peso di un sistema che negava diritti, futuro e identità. Ma la tensione accumulata negli anni esplose in poche ore. Le forze di polizia reagirono con violenza, aprendo il fuoco sulla folla: lacrimogeni, cariche, poi proiettili. Tra le prime vittime vi fu il giovanissimo Hector Pieterson Hector Pieterson, la cui immagine mentre viene trasportato tra le braccia di un compagno divenne uno dei simboli più potenti della brutalità del regime.
Quel giorno non rimase confinato a Soweto. Le proteste si estesero rapidamente ad altre città, trasformando una rivolta locale in un incendio politico nazionale. Il bilancio delle vittime, ufficialmente di alcune decine, fu probabilmente molto più alto. Ma il dato più importante non fu numerico: fu la frattura definitiva tra lo Stato e una parte crescente della popolazione.
In quegli anni, la repressione aveva già colpito duramente il movimento di liberazione. Il principale riferimento politico della lotta contro l’apartheid, l’African National Congress African National Congress, era stato messo fuori legge, mentre Nelson Mandela Nelson Mandela, incarcerato dal 1964, diventava lentamente un simbolo internazionale di resistenza e dignità.
Soweto non fu soltanto una rivolta: fu un punto di non ritorno. Da quel momento, una nuova generazione comprese che il silenzio non era più una forma di protezione, ma una resa. E la storia del Sudafrica iniziò a cambiare direzione, lentamente, dolorosamente, ma in modo irreversibile.
Perché a volte il potere crede di governare la storia con la forza, ma finisce per scoprire che la storia si muove altrove, nei passi di chi non ha più paura di cadere pur di essere visto.
Favria, 13.06.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Celebra ogni piccolo traguardo della vita. Felice sabato.
13 Giugno
Si celebra Festa di Sant’Antonio di Padova. È uno dei santi più venerati al mondo.
14 giugno. Giornata Mondiale del Donatore di Sangue
Ogni anno, il 14 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per ringraziare i donatori volontari e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di un gesto che salva milioni di vite.
La data coincide con la nascita di Karl Landsteiner, lo scienziato che scoprì i gruppi sanguigni e rese possibili le moderne trasfusioni.
In Italia il sistema trasfusionale si basa interamente sulla donazione volontaria, anonima e gratuita. Nel 2024 i donatori sono stati 1.678.573, con oltre 3 milioni di donazioni effettuate durante l’anno. Grazie a loro è stato possibile garantire circa 2,8 milioni di trasfusioni a favore di oltre 640.000 pazienti.
Il nostro Paese è sostanzialmente autosufficiente per il sangue e gli emocomponenti destinati alle trasfusioni, un risultato straordinario che dipende ogni giorno dalla generosità dei donatori. Tuttavia, per quanto riguarda il plasma e i farmaci plasmaderivati, l’autosufficienza non è ancora stata raggiunta completamente e c’è ancora bisogno di nuove donazioni.
Dietro questi numeri ci sono persone: bambini, pazienti oncologici, vittime di incidenti, persone sottoposte a interventi chirurgici o affette da malattie croniche. Per loro una donazione non è soltanto una sacca di sangue, ma una possibilità di cura e di futuro.
Quando doni sangue, regali possibilità.
Per trasformare questo messaggio in un gesto concreto, ti aspettiamo mercoledì 15 luglio 2026 alla giornata di donazione del sangue organizzata a Favria, nel cortile interno del Comune, dalle 8:00 alle 11:20.
Sarà inoltre possibile ricevere informazioni sulla donazione di plasma, fondamentale per la produzione di numerosi farmaci salvavita.
Prenotazione obbligatoria. Cell. 333 1714827 oppure mail favria@fidasadsp.it
Presentarsi con un documento d’identità.
Celebra la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue nel modo più bello: diventa la possibilità che qualcuno sta aspettando. Dona.
Favria, 14.06 2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Donare è un gesto che salva vite. Felice domenica.
14 giugno
Negli USA si festeggia il Flag Day. La giornata è dedicata alla bandiera americana.
L’ombra del drago nella notte del potere. 16 giugno 1462.
Nella notte tra il 16 e il 17 giugno 1462, il destino della Valacchia si intrecciò con il mito e con la paura. Vlad III Vlad III di Valacchia, signore crudele e stratega implacabile, tentò un’azione destinata a entrare nelle leggende nere dell’Europa orientale: un’incursione notturna nel cuore dell’accampamento del sultano ottomano con l’obiettivo di colpire direttamente Maometto II Mehmed II. Era il tempo in cui la Valacchia si dibatteva tra autonomia e sottomissione, e Vlad, ribelle al dominio ottomano, aveva trasformato la guerra in un linguaggio assoluto, fatto di terrore e determinazione. La sua fama di Țepeș, “l’impalatore”, lo precedeva come una sentenza, mentre le cronache raccontavano di atrocità e punizioni esemplari che avevano già scolpito la sua figura tra storia e leggenda.
Guidando un piccolo contingente scelto, Vlad penetrò nel vasto campo nemico, seminando caos e morte tra i soldati ottomani. L’obiettivo era chiaro: raggiungere la tenda del sultano e decapitare la guerra con un solo colpo. Ma nella confusione della notte, tra urla e fuoco, il bersaglio sfuggì. Maometto II non cadde, e la tenda imperiale rimase intatta. Eppure, il panico generato fu tale da scuotere l’intero accampamento, lasciando una ferita psicologica più profonda di molte vittorie.
La campagna proseguì, ma il peso di quella notte contribuì a logorare certezze e strategie, mostrando come anche il potere più vasto possa vacillare di fronte alla disperazione organizzata di un singolo uomo. Alla fine, ciò che resta non è solo la cronaca di un assalto mancato, ma la consapevolezza che la storia non appartiene mai interamente ai vincitori: appartiene a chi osa sfidare l’ordine del mondo, anche a costo di diventare ombra.
E forse ogni potere, prima o poi, deve fare i conti non con la spada che lo colpisce, ma con il silenzio che segue il suo stesso terrore.
Favria, 15.06.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Sii coraggioso e affronta il nuovo con entusiasmo. Felice lunedì.
15 giugno 1215
Re Giovanni firma la Magna Carta.Documento fondamentale per i diritti costituzionali.
Dona il plasma, dona una possibilità in più.
Ogni donazione di plasma può aiutare concretamente chi affronta cure importanti e necessita di farmaci salvavita. Bastano circa 40 minuti del tuo tempo per compiere un gesto semplice, sicuro e di grande valore.
La donazione avviene tramite plasmaferesi: attraverso un normale ago da donazione, il sangue viene prelevato e inserito in un separatore cellulare che, grazie alla centrifugazione, raccoglie soltanto il plasma. La restante parte del sangue viene restituita immediatamente al donatore durante la procedura.
Per evitare la coagulazione all’interno dell’apparecchiatura viene utilizzata una minima quantità di anticoagulante. In alcuni casi si possono avvertire lievi sensazioni temporanee, come un leggero formicolio alle labbra o alle dita oppure una sensazione di freddo: il personale sanitario sarà sempre presente per assisterti e garantire il massimo comfort e sicurezza.
Prima della donazione è importante idratarsi correttamente nei giorni precedenti.
Chi può donare?
Possono donare plasma le persone che rispettano i seguenti requisiti: età compresa tra 18 e 60 anni, fino a 12 plasmaferesi all’anno. età compresa tra 61 e 65 anni, fino a 6 plasmaferesi all’anno.)
Valori minimi di emoglobina: Uomo: ≥ 12,5 g/dl (≥ 12,0 g/dl se portatore di tratto talassemico) Donna: ≥ 11,5 g/dl (≥ 11,0 g/dl se portatrice di tratto talassemico)
Ogni donazione permette di raccogliere circa 600 ml di plasma, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
Il plasma non si produce in laboratorio: nasce solo dalla generosità delle persone.
Il tuo gesto può diventare una cura, una speranza, un aiuto concreto per chi ne ha bisogno.
Per i donatori per prossime donazioni per prenotare a Rivarolo C.se, Cirè oppure in via Ponza a Torino.
Cell. Capozona Demis Carlino. Cell. 320 0299612 Mail. zona02@fidasadsp.it Rivarolo Canavese- Presidente Meaglia Giacomo cell 3343759446 – Ciriè, Presidente Foglia Taverna Simone cell 3407037457 mail ciriesancarlo@fidasadsp.it. Per via Ponza udrsegreteria@fidasadsp.it tel. 011 6634225 interno 7. Per donatori di Favria cell. 3331714827
Quando doni sangue, regali possibilità.
Mercoledì 15 luglio 2026 torna la giornata di donazione del sangue a Favria,
nel cortile interno del Comune, dalle 8:00 alle 11:20.
Ogni sacca donata può trasformarsi in una cura, un intervento riuscito, una speranza per chi sta affrontando un momento difficile. Bastano pochi minuti del tuo tempo per compiere un gesto semplice, concreto e prezioso. Durante la mattinata sarà possibile ricevere anche informazioni sulla donazione di plasma, fondamentale per numerose terapie salvavita.
Prenotazione obbligatoria. Cell. 333 1714827 oppure favria@fidasadsp.it
Presentarsi con un documento d’identità.
Dona oggi ciò che non puoi conservare, per regalare a qualcuno ciò che non può comprare: una possibilità in più di vivere.