Dalle origini nell’antica Alessandria alle sonorità di Bach e Wagner, un viaggio tra musica, fede, tecnica ed emozioni. Un viaggio lungo oltre duemila anni, tra storia, arte, spiritualità e innovazione musicale. È questo il percorso proposto nel pomeriggio di mercoledì 14, dalle 15.30 alle 17, con la conferenza “Voci d’organo nei secoli”, tenuta dal Docente Professore d'Organo Sebastiano Domina al Salone Trinità a Cuorgnè. Un incontro che ha saputo coniugare la divulgazione storica con l’ascolto musicale, trasformando la spiegazione tecnica in un’esperienza coinvolgente per il pubblico. L’organo, strumento dalla storia millenaria, affonda le proprie radici nell’antica Alessandria d’Egitto, intorno al 270 a.C. Fin dalle origini, il suo funzionamento si basava sulla produzione del suono attraverso l’aria immessa in una serie di canne. Nel corso dei secoli, questo principio è rimasto fondamentale, mentre i sistemi di alimentazione, i meccanismi di trasmissione e le possibilità espressive si sono progressivamente trasformati. Il Professore d'Organo Sebastiano Domina ha accompagnato i presenti alla scoperta di questa evoluzione, ricordando come l’organo fosse già conosciuto e utilizzato in epoca romana, anche in contesti pubblici e celebrativi. Dopo la caduta dell’Impero romano, la sua storia in Europa occidentale si intrecciò sempre più con quella del cristianesimo e dei monasteri, fino a diventare uno degli strumenti simbolo della musica sacra.
Ma l’organo non è soltanto uno strumento legato alla liturgia. È anche una macchina musicale complessa, capace di riunire più voci e sviluppare architetture sonore di straordinaria ricchezza. Proprio il tema della polifonia ha offerto lo spunto per approfondire il passaggio dalle prime forme di canto monodico alla progressiva sovrapposizione delle voci, fino alle grandi costruzioni del contrappunto e della fuga. Attraverso esempi pratici, il relatore ha illustrato il funzionamento delle tastiere, della pedaliera e dei registri, mostrando come l’organista coordini mani e piedi per dare vita a un intreccio di melodie e armonie. Un lavoro che richiede tecnica, sensibilità e una notevole capacità di coordinamento. Dalle antiche trasmissioni meccaniche ai moderni sistemi elettronici, l’organo ha continuato a evolversi, senza perdere la propria identità sonora.
Particolarmente interessante anche l’approfondimento sul temperamento, ovvero sui sistemi di accordatura che nei secoli hanno condizionato la possibilità di eseguire musica nelle diverse tonalità. Una questione apparentemente riservata agli specialisti, ma che Professore d’Organo Sebastiano Domina ha reso comprensibile attraverso dimostrazioni all’ascolto, facendo percepire come piccole differenze tra gli intervalli possano modificare sensibilmente il carattere di una composizione.
Il cuore della conferenza è stato il dialogo tra parola e musica. Le spiegazioni hanno trovato riscontro nell’esecuzione di brani celebri, scelti per mostrare la versatilità dello strumento e la varietà dei linguaggi musicali. Dal Pedal exercitium alla celebre Toccata e fuga in re minore di Johann Sebastian Bach, fino a Gesù, gioia dell’uomo e all’Inverno di Vivaldi, il pubblico ha potuto ascoltare differenti sfumature espressive, tra rigore contrappuntistico, raccoglimento spirituale e vivacità ritmica.
Il percorso è proseguito con la Danza macabra di Camille Saint-Saëns, trascrizione organistica di una celebre pagina sinfonica, nella quale il suono evoca atmosfere misteriose e suggestive. A chiudere idealmente il viaggio nella grande tradizione europea è stata la travolgente Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner, esempio della potenza sonora e della capacità dell’organo di restituire anche le dimensioni più spettacolari della musica orchestrale.
Nel corso dell’incontro non sono mancati gli interventi e le curiosità del pubblico. Si è parlato, tra l’altro, del valore simbolico dei numeri nella musica barocca, del rapporto tra ritmo e tradizione religiosa e della crisi del sistema tonale nell’Ottocento, quando le sperimentazioni compositive aprirono nuove strade al linguaggio musicale.
Un altro tema significativo è stato quello della versatilità dell’organo contemporaneo, capace di andare oltre l’immagine tradizionale dello strumento collocato nelle chiese. Come ha sottolineato Professore d’Organo Domina, portarlo nelle piazze e in luoghi diversi significa avvicinare nuovi ascoltatori a un patrimonio musicale che spesso si conosce soltanto in parte. L’organo può così dialogare con sensibilità differenti e dimostrare di essere uno strumento vivo, capace di attraversare epoche e generi.
La conferenza si è trasformata, in questo modo, in un’occasione di ascolto e di scoperta, nella quale la competenza del docente si è accompagnata a un linguaggio accessibile e a una partecipazione spontanea. Non soltanto una lezione sulla storia della musica, dunque, ma un invito a comprendere ciò che si nasconde dietro ogni suono: secoli di ricerca, di ingegno e di emozioni umane.
Perché l’organo, con le sue innumerevoli voci, ci ricorda che la storia non è soltanto ciò che lasciamo alle spalle: è un dialogo che continua. E forse la musica ci insegna proprio questo, che le voci più diverse possono convivere senza perdere la propria identità, trasformando la pluralità in armonia.
