Tra le ipotesi uno sversamento di residui cementizi o liquami, ma nessuna causa è ancora accertata
Le acque sono cristalline. Limpide, fredde, come soltanto un torrente di montagna sa essere. Sul fondo, tra i sassi levigati dalla corrente, si distinguono le sagome delle trote fario, con livree simili a tele dipinte. Ma qualcosa non torna. Non scattano tra le rocce, non risalgono la corrente. Sono immobili. Morte.
Una dopo l’altra, in un tratto del Soana che dovrebbe custodire la vita, ai piedi del Parco del Gran Paradiso.
A scoprire lo scenario, domenica 4 ottobre, ultimo giorno della stagione di pesca alla trota, sono stati due giovani pescatori arrivati sul torrente. Appassionati che praticano il no kill, rilasciando i pesci catturati.
Quella mattina, invece, si sono trovati davanti una distesa di esemplari senza vita. Alcuni avevano già gli occhi biancastri, segno che la morte poteva risalire a giorni prima.
L’allarme è scattato immediatamente. La moria interessa un tratto che dalla zona sottostante la borgata di Scandosio arriva oltre l’abitato di Ronco. Pesci morti sarebbero stati visibili anche dal Ponte degli Innamorati: quasi due chilometri di corso d’acqua che destano preoccupazione. Sul posto si è recato anche il presidente del Consiglio di Valle. La rabbia delle associazioni dei pescatori sportivi è forte. «Vogliamo che si vada fino in fondo, che si trovino i colpevoli. Hanno devastato un ittiosistema delicato ai piedi del Gran Paradiso». È una richiesta di verità per un ambiente fragile, dove la perdita di centinaia di trote potrebbe essere soltanto la parte più evidente del danno.
Che cosa ha provocato la strage? Al momento non esiste una causa accertata. Tra le ipotesi circolate c’è quella del lavaggio di una betoniera usata a monte, con un possibile rilascio di residui cementizi nel torrente. Il cemento e le acque di lavaggio possono alterare gravemente le condizioni dell’habitat acquatico. Ma non c’è alcuna conferma che un episodio del genere sia avvenuto o sia all’origine della moria.
Un’altra possibilità evocata è lo sversamento di liquami. Chi ha osservato il Soana, tuttavia, riferisce di non aver visto schiuma e descrive un’acqua ancora perfettamente trasparente. Questo non esclude contaminazioni: la limpidezza non è una garanzia di salubrità. Servono accertamenti, analisi e riscontri, non conclusioni affrettate. La posta in gioco è la salute del torrente stesso.
«Un danno grave, una ferita aperta. Sono intervenuti i carabinieri forestali. Attendiamo l’esito delle indagini in corso», dichiara il sindaco di Ronco Canavese, Lorenzo Giacomino.
Parole che riassumono lo sgomento di una comunità legata al proprio torrente e la necessità di chiarire che cosa sia successo.
Resta l’immagine più difficile da dimenticare: l’acqua di montagna che continua a scorrere limpida sopra i corpi delle trote. Un paesaggio apparentemente intatto, eppure segnato da una ferita profonda. Adesso la risposta deve arrivare dagli accertamenti, perché proteggere il Soana significa capire le cause della moria e impedire che possa ripetersi.
