Il 18 ottobre 1926 Pio XI concesse alla chiesa di San Giacomo Apostolo il titolo di “Chiesa aggregata alla Basilica Vaticana”. Un riconoscimento unico nella Diocesi di Ivrea che la comunità celebra domenica 18 ottobre con una giornata dedicata alla fede, alla storia e alla memoria.
Cento anni fa una piccola comunità del Canavese entrava in rapporto diretto, sul piano spirituale, con il cuore della cristianità. Era il 18 ottobre 1926 quando papa Pio XI concesse alla chiesa parrocchiale di San Giacomo Apostolo il titolo di “Chiesa aggregata alla Basilica Vaticana”. Un riconoscimento rimasto unico nella storia della Diocesi di Ivrea: San Giacomo di Salto fu infatti l’unica chiesa diocesana a ottenere questa particolare aggregazione alla Basilica di San Pietro. A distanza di un secolo, quella pagina di storia torna al centro della vita della comunità. Domenica 18 ottobre 2026 Salto celebrerà solennemente il centenario, con una giornata che unirà celebrazione religiosa, memoria e momento conviviale. L’aggregazione non rappresentava soltanto un titolo prestigioso. Stabiliva un particolare vincolo spirituale con la Basilica Vaticana e consentiva ai fedeli di partecipare ai benefici spirituali previsti dalle disposizioni ecclesiastiche dell’epoca.
Un legame particolarmente significativo negli anni Venti, quando raggiungere Roma era un viaggio lungo e costoso, soprattutto per le famiglie contadine.
A promuovere l’iniziativa fu Monsignor Giuseppe Verna, prevosto di Salto dal 1884 al 1930. Quarantasei anni alla guida della parrocchia, durante i quali il sacerdote divenne una figura centrale nella vita religiosa e sociale del paese. Verna conosceva bene le difficoltà della gente semplice. Nato a Colleretto Castelnuovo il 23 giugno 1851, proveniva da una famiglia di condizioni economiche modeste. Da ragazzo venne accolto a Torino nell’Oratorio del Beato Don Bosco. La sua permanenza presso i salesiani fu resa possibile anche da un particolare accordo: vista la povertà della famiglia, al posto della retta annuale veniva offerto un sacco di castagne. Un episodio che racconta molto delle sue origini e di quella particolare attenzione verso le persone più umili che avrebbe caratterizzato il suo ministero. Ordinato sacerdote nel 1874, dopo alcune esperienze come insegnante arrivò a Salto nel 1884. Vi rimase fino alla morte, nel 1930. Quasi mezzo secolo durante il quale accompagnò la comunità nelle celebrazioni, nelle difficoltà e nei cambiamenti di un paese ancora prevalentemente rurale. La richiesta di aggregazione alla Basilica Vaticana fu anche una scelta pastorale: avvicinare Roma alla gente di Salto, creando un legame che potesse essere vissuto anche da chi non avrebbe mai avuto la possibilità di affrontare un viaggio fino alla capitale.
Ma la storia di San Giacomo è molto più antica del documento del 1926. Un’antica tradizione fa risalire le origini della chiesa ai pellegrini diretti a Santiago di Compostela, che intorno all’anno Mille attraversavano le Alpi passando dal valico della Galisia, sopra Ceresole.
Una tradizione che lega così la chiesa salese alle antiche vie della fede. L’attuale complesso parrocchiale conserva le tracce di diverse epoche, sono riconoscibili strutture appartenenti a tre diverse chiese. Della prima rimangono le strutture perimetrali e il campanile romanico, sopraelevato nel 1779 di un piano su progetto dell’architetto Bengard. La seconda chiesa fu profondamente trasformata nel Settecento, con il cambiamento dell’orientamento, la realizzazione di tre navate e la costruzione del coro e del presbiterio in stile barocco. Fu consacrata il 4 settembre 1767 da Monsignor Rorengo di Rorà. L’attuale edificio neoclassico venne invece costruito nell’Ottocento grazie alle donazioni di Agostino Boron e Gabriella Boron, sotto la guida del prevosto don Paolo Vesco, e consacrato il 24 agosto 1873 da Monsignor Luigi Moreno. All’interno sono ancora custodite importanti testimonianze del passato: il coro ligneo proveniente dall’antica chiesa, l’organo barocco acquistato a Rivarolo e l’icona settecentesca di San Giacomo. Sono oggetti che hanno attraversato le generazioni e accompagnato la vita religiosa della Comunità. La storia della parrocchia è anche la storia dei sacerdoti che si sono succeduti alla guida della comunità. Dopo don Paolo Vesco e Monsignor Giuseppe Verna arrivarono don Luigi Perono, il canonico don Domenico Bracco, don Attilio Perotti e don Aldo Vallero. Dal 2019 la parrocchia è affidata all’attuale prevosto amministratore don Kalathiparambil Joseph Varghese Sheejan. Salto ha inoltre dato i natali a diversi sacerdoti che hanno svolto il loro ministero in altre comunità. Tra questi don Domenico Capello, maestro e poeta, don Carlo Deiro, don Domenico Redino Oventile, tenente cappellano militare, don Giovanni Pecchenino, missionario oblato di Maria Vergine, don Zaverio Pecchenino e il giovane chierico Marcello Pecolatto.
Una storia lunga secoli che domenica 18 ottobre tornerà al centro della vita del paese. Il programma del centenario prevede alle 10.30 i saluti istituzionali del sindaco di Cuorgnè. Alle 11 la Santa Messa solenne, durante la quale sarà benedetta anche la bandiera della Società di Mutuo Soccorso di Salto. Alle 13 il pranzo conviviale presso la Società di Mutuo Soccorso, seguito dall’estrazione dei biglietti della lotteria. Sarà una giornata di festa, ma anche l’occasione per riscoprire una pagina importante della storia saltense. Perché San Giacomo è molto più di un edificio religioso, è uno dei luoghi nei quali Salto ha costruito e conservato la propria memoria. Quelle mura hanno visto passare generazioni di bambini, giovani, famiglie e anziani. Hanno accompagnato battesimi, matrimoni e funerali, giorni di festa e momenti di dolore. Mentre il paese è cambiato, il campanile romanico è rimasto, continua a segnare il tempo dall’alto, come faceva quando monsignor Verna camminava per le strade di Salto e pensava a come portare più vicino alla sua gente quel mondo lontano rappresentato da Roma. Sono passati cento anni da quella firma. Oggi Salto non celebra soltanto un documento del passato, celebra una storia che continua a vivere.
Forse, quando domenica le campane di San Giacomo torneranno a suonare per ricordare quel 18 ottobre 1926, tra quelle pietre non risuonerà soltanto la memoria di chi non c’è più. Risuonerà la voce di un paese intero: quella di ieri, quella di oggi e quella, ancora da scrivere, di domani.
