Il torrente Soana correva cantando tra le piode lucide, ma nel vecchio
focolare della baita di Pietro il fuoco scoppiettava appena, rimandando bagliori rossastri sulle pareti di pietra. Fuori, la nebbia saliva dal fondo della valle, avvolgendo i pascoli alti di Piamprato in un mantello di vapore denso.
Il piccolo Gioele, seduto sul panchetto di legno, guardava il nonno che intagliava un ciocco di pino.
— Nonno — disse il bambino, rompendo il silenzio — perché gli anziani dicono sempre quella frase strana quando guardano il cielo e brontola il tempo?
Pietro fermò la sgorba. I suoi occhi, chiari e solcati da mille rughe come la scorza dei larici, si fissarono sul nipotino.
— Quale frase, Gioele?
— Quella in patuà... Piamprato lago eri, e lago ritornerai.
Il vecchio sorrise con una sfumatura di malinconia, riappoggiando il legno sulle ginocchia.
— Ah... la profezia del lago. È una storia antica come queste montagne, Gioele. Una storia di quando qui non c’era l’erba verde dove corrono le mucche, ma un’acqua scura e profonda che rifletteva le stelle.
— Un lago vero? Qui dove c'è il paese?
— Proprio qui — annuì Pietro. — Tanti e tanti secoli fa, la conca non era un prato, ma una grande conca d'acqua protetta dalle vette. Nel mezzo di quel lago non c'erano barche, né pesci comuni, ma si diceva che vi abitasse lo Spirito delle Acque Alte, un'entità antica quanto la roccia. Quel lago manteneva il clima dolce, nutriva i boschi e proteggeva la gente della valle dal gelo crudo dell'inverno.
Ma gli uomini, si sa, cambiano. Con il passare del tempo, la gente che si era insediata lungo le sponde cominciò a diventare cupida. Volevano più terra da coltivare, più pascoli per ingrassare il bestiame, più spazio per costruire grandi case. Non bastava loro la grazia del lago; volevano possedere ogni palmo di terra.
Fu così che gli anziani del villaggio di allora decisero un atto di superbia: salirono alla stretta della roccia, dove il torrente usciva dal lago verso la valle, e con mazze e leve di ferro spezzarono la diga naturale di pietra che tratteneva l'acqua.
— Volevano prosciugarlo? — chiese Gioele a bocca aperta.
— Volevano strappare la terra all'acqua. E così fecero. Con un boato spaventoso che fece tremare le pareti delle montagne circostanti la roccia cedette. L'acqua incanalata ruggì verso valle con una violenza inaudita, svuotando il bacino in un solo giorno e una sola notte. Quando il tracollo si placò, la grande conca era diventata una distesa di fango grigio e pietre nude.
— Si racconta che mentre l'ultima goccia d'acqua svaniva inghiottita dalla terra, lo Spirito delle Acque Alte emerse dalla melma per l'ultima volta. Si voltò verso gli uomini che esultavano sulle sponde prosciugate e pronunciò quelle parole, che rimbombarono tra le pareti di roccia come il soffio del vento d'inverno: "Piamprato lago eri, e lago ritornerai."
— E poi cosa successe?
— La gente ignorò la maledizione. Su quel fango che negli anni si trasformò in un prato verde e rigoglioso, piantarono le loro stalle e costruirono le case. Nacque così il borgo che oggi chiamiamo Piamprato. Ma la montagna non dimentica mai.
Pietro si alzò, andò alla finestra e scostò leggermente la tenda di tela grezza. Fuori, la pioggia aveva cominciato a battere forte contro le piane di pietra del tetto, un ticchettio ritmico e incessante.
— Vedi, Gioele, ogni volta che in autunno le nuvole si incastrano tra le creste e la pioggia cade per giorni senza fermarsi, il torrente si gonfia. Il terreno sotto le nostre case comincia a risuonare di un mormorio cupo. Gli antichi dicevano che non è solo pioggia: è l'acqua del vecchio lago che cerca di ritornare a casa, che spinge dalle viscere della terra per riprendersi ciò che era suo.
Gioele si strinse le spalle, guardando la pioggia che scivolava sui vetri.
— Ma il lago tornerà davvero, nonno? Il paese sparirà?
Pietro tornò a sedersi e mise la sua grande mano ruvida sulla testa del bambino, rassicurandolo con un calore antico.
— Finchè la gente di Piamprato rispetterà la montagna, finché non dimenticheremo di essere solo ospiti tra questi monti e non padroni, l'acqua continuerà a scorrere via tranquilla verso la Soana. Quella frase, Piamprato lago eri e lago ritornerai, non è solo un presagio di sventura, Gioele. È un promemoria per tutti noi. Ci ricorda che la terra su cui camminiamo è un dono in prestito, e che chi sfida la natura prima o poi ne paga il conto.
Fuori, il vento della Val Soana continuava a soffiare tra i larici, portando con sé il profumo di terra bagnata e la memoria di quell'antica acqua scomparsa, nascosta proprio lì, sotto il verde di Piamprato.
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