Era un mattino d’ottobre, nella bella Valle Soana. Il bosco sembrava uscito dalla tavolozza di un pittore: le chiome dei castagni sfoggiavano sfumature di giallo dorato, rame e marrone, mentre i faggi accendevano i versanti con pennellate di rosso e arancione. Qua e là, il verde degli abeti resisteva all’autunno, creando un contrasto con le foglie ormai pronte a cadere. Un tappeto variopinto ricopriva il sentiero, scricchiolando sotto i passi; nell’aria fresca si mescolavano il profumo della terra umida, del muschio e della legna bruciata che saliva dai camini delle borgate. Ogni tanto, una foglia si staccava da un ramo e volteggiava lentamente, come una piccola farfalla.
Il nonno Ulderico camminava lungo il sentiero con il suo nipotino Giovanni, che lui chiamava affettuosamente Giuanin. Portava un cestino di vimini e ogni tanto si chinava a raccogliere i frutti più belli.
«Nonno, guarda cosa ho trovato!» esclamò il bambino, mostrando un riccio ancora chiuso.
Ulderico si fermò e sorrise. «Bello, vero, Giuanin? Ma attento alle dita, che quelle spine non sono lì per bellezza!»
«Ma perché la castagna deve stare nascosta dentro una corazza così pungente? Non poteva avere una buccia liscia, come una mela?»
Il nonno rise. «Eh, nipotino mio, la natura sa quello che fa. Il riccio custodisce la castagna mentre cresce e matura. Quando arriva il momento giusto, si apre e lascia cadere il suo tesoro.»
Giuanin osservò il riccio con attenzione: «Quindi è come una casetta che protegge la castagna?»
«Proprio così! E quando la castagna è pronta, non ha più bisogno di restare chiusa. Deve affrontare il mondo.»
Il bambino riprese a raccogliere, finché non trovò una castagna grande, lucida e perfetta. Poco più in là ne vide una piccolina, scura e un po’ ammaccata.
«Nonno, guarda! Questa è bellissima, mentre quell’altra sembra proprio brutta. Se potessi scegliere, prenderei sempre la più grossa!»
Ulderico si sedette su un tronco, appoggiò il cestino a terra e invitò il nipotino a sedersi accanto a lui.
«Giuanin, ti faccio una domanda. Se tu fossi una castagna piccola, ti piacerebbe che qualcuno ti scartasse soltanto perché sei più piccola delle altre?»
Il bambino abbassò gli occhi. «No, nonno. Mi dispiacerebbe.»
«E allora prova a pensarci. Nella vita capita spesso di guardare quello che hanno gli altri: una casa più grande, un giocattolo più bello, più soldi o più fortuna. E così, senza accorgercene, dimentichiamo le cose belle che abbiamo già.»
Giuanin rimase in silenzio per qualche istante, poi domandò: «Ma allora, nonno, non bisogna mai desiderare qualcosa di più?»
«Certo che puoi desiderarlo! Avere dei sogni è bello. Ma c'è una differenza tra impegnarsi per migliorare e passare il tempo a invidiare gli altri. La castagna non perde tempo a guardare quella più grossa: cresce, matura e, quando è pronta, offre il meglio di sé.»
Il bambino prese la castagna piccola e la mise con cura nel cestino: «Allora raccolgo anche questa. Magari sarà buona quanto le altre!»
«Bravo, Giuanin! E ricordati un'altra cosa: non sempre ciò che appare più bello è anche ciò che conta di più.»
Ripresero il cammino tra le foglie dorate. Un raggio di sole attraversò i rami, illuminando per un istante il sottobosco e facendo brillare le gocce di rugiada sulle felci. In lontananza, le montagne della Valle Soana si stagliavano contro il cielo limpido, con le cime già incorniciate dall’aria fresca di stagione.
Dopo pochi passi, Giuanin si fermò di nuovo: «Nonno, guarda! C'è un altro riccio proprio vicino al sentiero!»
Ulderico si voltò e scoppiò a ridere: «Piano, Giuanin! Guarda dove metti i piedi, altrimenti, mentre cerchi la castagna del vicino, finisci per pestare la tua!»
Il bambino rise insieme a lui, poi riprese a raccogliere, questa volta guardando con attenzione anche ciò che aveva proprio davanti.
E il vecchio montanaro, con il cestino sempre più pieno, pensò che certe lezioni non hanno bisogno di una scuola: basta un bosco vestito d’autunno, una castagna e un bambino disposto ad ascoltare.
