Il segreto di settembre in Val Soana. Novella di Giorgio Cortese
Racconti di memoria e radici

Il segreto di settembre in Val Soana. Novella di Giorgio Cortese

Era una sera di settembre in Val Soana. Il sole scendeva lentamente dietro le montagne e gli ultimi raggi illuminavano le cime. I larici cominciavano a vestirsi d’oro, i prati profumavano di erba secca e il torrente Soana correva impetuoso tra le rocce. Nando e Pino stavano tornando da una passeggiata nel bosco. Avevano sulle spalle gli zaini e un piccolo cesto con funghi.

Il sentiero era ormai immerso nella penombra.

«Pino, forse è meglio sbrigarci. Tra poco sarà buio.»

«Hai ragione. Però guarda lassù: sembra che tutta la valle sia diventata d’oro.»

All’improvviso un forte rumore fece tremare le foglie.

Nando si fermò: «Questo non era un cervo!»

Pino scrutò tra gli alberi: «Speriamo almeno che non sia qualcosa che mangia gli uomini!»

Un altro fruscio, poi una vocina: «Non mangio uomini, tranquilli!»

Dietro un grande larice apparve un omino alto poco più di un fungo, con un cappello rosso, gli stivali verdi e una barba bianca lunghissima.

«E tu chi sei?»

«Mirtillo, il custode delle foglie. E sono nei guai!»

Indicò il torrente: «Una foglia d’oro è caduta nell’acqua. Se raggiunge la cascata prima di mezzanotte, l’autunno non potrà cominciare.»

Pino guardò Nando: «E noi cosa dovremmo fare?»

«Recuperarla, naturalmente!»

Pino sospirò: «Lo sapevo che questa passeggiata sarebbe finita male.»

I tre partirono di corsa. Attraversarono il bosco, superarono vecchi muretti di pietra e arrivarono davanti al torrente, il  rumore dell’acqua era diventato sempre più forte.

Tra gli alberi comparve la cascata. La sua schiuma bianca brillava al sole e, sotto, l’acqua precipitava in una gola stretta e profonda.

Mirtillo indicò la corrente: «È là! Guardate!»

La foglia d’oro galleggiava sull’acqua, trascinata rapidamente verso la cascata.

Pino impallidì: «Sta andando troppo veloce!»

«Quanto manca alla cascata?» chiese Nando.

Mirtillo guardò il cielo: «Pochissimo. E quando la luna sarà sopra quella cima, sarà mezzanotte.»

Un tuono lontano fece vibrare la valle.

Nando indicò un vecchio tronco caduto sopra il torrente: «Dobbiamo passare di lì.»

Pino lo guardò: «Su quello?»

«Hai un’idea migliore?»

Pino guardò la cascata, poi il tronco: «Sì. Tornare a casa.»

Nando sorrise: «Troppo tardi.»

Il vento aumentò improvvisamente. La foglia fece una giravolta nell’acqua e scomparve per un istante dietro una roccia.

«È sparita!» gridò Pino.

«No!» Mirtillo indicò la corrente. «È ancora lì!»

I due amici attraversarono il tronco con cautela. Sotto di loro l’acqua schiumava tra le rocce.

Pino guardò in basso: «Nando, non voglio metterti fretta, ma credo che il torrente ci stia aspettando!»

Un altro colpo di vento fece oscillare il tronco.

Nando si aggrappò a un ramo: «Non guardare giù!»

«Era proprio quello che stavo per fare!»

Davanti a loro la foglia d’oro girò ancora una volta nella corrente.

La cascata era ormai vicinissima: «Pino! Adesso!»

Pino si sdraiò sulla riva e allungò il braccio: «Ci sono quasi…»

La foglia scivolò oltre una pietra: «Ancora un po’!»

Pino allungò la mano e una  raffica improvvisa sollevò la foglia dall’acqua.

«Pino!»

Per un attimo sembrò che la foglia fosse perduta, poi  Pino si lanciò in avanti e riuscì ad afferrarla proprio un istante prima che precipitasse nella cascata.

Rimase immobile, con il cuore che batteva forte: «Ce l’ho!»

Mirtillo saltò dalla gioia: «Ce l’abbiamo fatta!»

In quell’istante il vento si fermò. La cascata tornò tranquilla e i larici della valle sembrarono accendersi di una luce dorata.

Mirtillo prese la foglia: «Avete salvato l’autunno della Val Soana.»

«E adesso?»

«Adesso devo andare dove cadono le prime foglie.»

Una folata sollevò le foglie intorno a lui.

Quando l’aria tornò calma, Mirtillo era scomparso.

Pino guardò la foglia che aveva ancora in mano: «Questa la tengo io. Almeno abbiamo una prova che non ce lo siamo inventato.»

«Tienila bene.»

«Perché?»

Nando guardò il bosco ormai buio.

«Non lo so. Ma ho la sensazione che ci servirà ancora.»

Arrivati vicino a una vecchia fontana, Pino si fermò.

«Aspetta. Guarda sotto quella pietra.»

C’era una vecchia fotografia in bianco e nero, ingiallita dal tempo.

Nando la prese delicatamente.

Raffigurava la piazza del paese nel 1926. La fontana era la stessa. Anche le case degli alpeggi sullo sfondo sembravano riconoscibili. Davanti alla fontana c’erano due ragazzi.

Pino aggrottò la fronte: «Quello… ti somiglia.»

Nando rise: «Figurati. Nel 1926 io non ero nemmeno un’idea.»

«Allora sarà tuo nonno.»

Nando osservò meglio il volto del ragazzo: «Mio nonno aveva i capelli neri. Questo è biondo.»

Pino indicò l’altro: «Allora sarà mio nonno.»

«Il tuo è nato molto più tardi.»

I due si guardarono, poi Pino sorrise.

«Va bene. Diciamo che sono due nostri antenati.»

Sembrava una spiegazione perfettamente ragionevole, ma poi  Nando notò un particolare.

Accanto ai due ragazzi, quasi nascosto dietro la fontana, c’era un omino minuscolo con un cappello rosso.

Nando indicò la fotografia: «Pino… quello non è un antenato.»

Pino si avvicinò: «È Mirtillo.»

Rimasero in silenzio, mentre Nando girò lentamente la fotografia.

Sul retro c’era scritto: “Val Soana, settembre 1926.”

Sotto, con un’altra grafia, compariva una frase: “Quando torneranno due amici, la storia ricomincerà.”

Pino rimase a lungo a guardare quelle parole.

Poi abbassò gli occhi sulla foglia d’oro che teneva ancora tra le dita.

«Nando… ti ricordi che Mirtillo ci ha detto di conservarla?»

Nando annuì e Pino avvicinò lentamente la foglia alla fotografia.

Sul bordo dell’immagine c’era una piccola zona dorata, quasi invisibile, dalla stessa forma della foglia.

«Guarda.» La appoggiò e per  qualche secondo non accadde nulla, poi una luce tenue attraversò la fotografia. La foglia sembrò aderire alla carta e, proprio sotto di essa, il volto di uno dei due ragazzi diventò più nitido.

Pino trattenne il respiro, era  il suo volto.

Nando si avvicinò: «Non può essere…»

Pino spostò lentamente la foglia verso l’altro ragazzo.

Anche quel volto diventò nitido, era  quello di Nando.

I due amici non dissero nulla, rimasero semplicemente a guardarsi, incapaci di trovare una spiegazione. Il vento passò leggero tra gli alberi e da qualche parte, lontano, una foglia cadde nell’acqua della fontana.

Poi arrivò una voce, così vicina che sembrò provenire proprio dalla fotografia: «Finalmente siete tornati.»

Nando e Pino si voltarono lentamente, la  piazza era vuota, solo l’acqua della fontana continuava a scorrere.

Pino abbassò gli occhi, sulla pietra, proprio accanto alla fotografia, c’erano due piccoli cappelli rossi.

Uno vicino all’altro.

Nando sorrise appena: «Pino… forse è meglio andare.»

Pino prese la fotografia e la ripose con cura nello zaino.

«Sì. Ma domani torniamo.»

E mentre si allontanavano lungo il sentiero, nella luce ormai incerta della sera, una piccola risata arrivò dal bosco. Nella vita quotidiana ci sono misteri che il tempo non spiega: li conserva in silenzio, aspettando che qualcuno torni a riaprire una storia mai finita.

 

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