Un Dono di Natale che Vale una Vita
A Natale, mentre le luci scaldano le nostre case, puoi compiere un gesto capace di diventare un vero miracolo: donare il sangue.
In pochi minuti puoi regalare a qualcuno ciò che nessun regalo contiene:
un respiro in più, una speranza nuova, un domani possibile.
Ogni donazione è una storia che continua. E oggi quella storia può ripartire grazie a te.
Ti aspettiamo a Favria, lunedì 22 dicembre, nel cortile del Comune, dalle 8:00 alle 11:20.
Prenotazione obbligatoria.
cell 3331714827 mail favria@fidasadsp.it
Natale, il compleanno cristiano
Il compleanno cristiano per eccellenza, il dies natalis di Gesù, per secoli è stato negato dalla Chiesa. Le sue origini pagane non rendevano il Natale una festa ben vista. Ben più importante era il giorno della morte di Cristo, considerata la sua “vera nascita”, che con la resurrezione portava salvezza all’umanità. Per assurdo, durante il Medioevo i vocaboli anniversarium e dies natalis designavano non il compleanno, ma il giorno della morte. Per indicare la nascita si usava invece il termine “natività” (che anche oggi, con la maiuscola, indica il 25 dicembre, era questo unico evento a essere celebrato. Tra i più assidui nemici del compleanno c’era sant’Agostino (IV-V secolo): per il padre della Chiesa la nascita, atto carnale, ricordava troppo da vicino la perpetuazione del peccato originale. Molto cambiò con la Riforma protestante che nel Quattrocento mise in discussione il culto dei santi e promosse l’adozione di nomi diversi da quelli canonizzati. Il compleanno e i suoi festeggiamenti cominciarono così la loro marcia trionfale. Lo attestano documenti in cui sono menzionati alcuni compleanni di vip. Il diario di Jean Héroard, medico di Luigi XIII di Francia, segnala, fatto insolito, con precisione data e ora di nascita del futuro sovrano, venuto al mondo nel 1601 “alle ore quattordici della Luna nuova, alle dieci e mezza e un quarto secondo il mio orologio”. Sappiamo anche che nel 1605 Luigi “vuol far cantare il Te Deum nel giorno del suo compleanno”, sobria festicciola che si ripeté due anni dopo. E nel 1611, sovrano da un anno, Luigi XIII si rifiutò di studiare “perché quel giorno era quello della sua nascita”. Insomma, un giorno di festa e di riposo, almeno per lui.
Favria, 9. 12. 2025 Giorgio Cortese
Buona giornata! Anche un piccolo gesto può portare gioia infinita. Felice martedì
FIDASAVVISO
Il Gruppo Donatori Sangue FIDAS ADSP ODV
Gruppo Comunale di Favria “Lorenzo Tarizzo – Domenico Chiarabaglio”
Via Barberis 4 – Cortile interno del Municipio
10083 FAVRIA (TO)
Comunica che sabato 20 dicembre, dalle ore 15:00 alle ore 19:00, si svolgerà la:
CONSEGNA DEL PANDORO E DEL CALENDARIO
ai donatori che hanno effettuato donazioni nel corso del 2025.
Al pandoro e al calendario hanno diritto anche i detentori di medaglie d’oro e i premiati Re Rebaudengo.
L’iniziativa è anche un’occasione per porgere a tutti gli auguri di
Buon Natale e Felice Anno Nuovo.
Grazie.
Caro Gesù Bambino,
quando guardo le luci dell’albero scintillare e sento il profumo dei biscotti di Natale, il mio cuore si riempie di gioia… e di desideri.
Aiutami a portare un po’ di quella luce anche nelle giornate più grigie.
Quest’anno, come Ebenezer Scrooge ha imparato in Canto di Natale, voglio aprire gli occhi e il cuore agli altri: voglio essere gentile con chi mi incontra, ascoltare chi ha bisogno di parlare e donare sorrisi come stelle che brillano nel buio.
Aiutami ad imparare a perdonare, a non arrabbiarmi facilmente e a cercare sempre la bellezza nascosta nelle persone e nelle piccole cose.
Aiutami, Gesù Bambino, a coltivare la bontà, la gratitudine e la speranza ogni giorno. Proteggi chi amo e porta conforto a chi soffre, affinché nessuno si senta solo in questo mondo.
Voglio prometterti che farò del mio meglio per crescere come persona migliore, portando amore e gioia ovunque io possa.
Ti ringrazio per il tuo Natale, che ci ricorda che non è mai troppo tardi per cambiare e per accendere luce dove c’è buio. Con te nel cuore, voglio camminare con coraggio e gentilezza, come una stella che illumina la notte.
Con affetto e meraviglia,
Giorgio
9 dicembre 1905
In Francia viene approvata la legge sulla separazione tra Stato e Chiese, uno dei capisaldi della laicità repubblicana. Arrivano a Favria i Fratelli Cristiani espulsi dalla Francia
La strage di viale Lazio.
La sera del 10 dicembre 1969, negli uffici palermitani del costruttore Girolamo Moncada, in viale Lazio 108, si consumò uno dei più sanguinosi regolamenti di conti nella storia di Cosa Nostra. Portò alla morte di tre innocenti, Francesco Tumminello, Salvatore Bevilacqua Giovanni Domè, oltre a quella di uno dei killer e del boss Michele Cavataio, noto come “il Cobra”, capo della famiglia mafiosa dell’Acquasanta Cavataio era considerato uno dei responsabili della prima guerra di mafia, scoppiata nei primi anni ‘60 durante il boom edilizio a Palermo, periodo noto come “il sacco di Palermo”. Molti edifici in stile Liberty vennero demoliti per fare spazio a nuove costruzioni, dietro le quali si nascondevano gli interessi dei principali boss mafiosi, tra cui Stefano Bontate, Salvatore La Barbera Michele Cavataio. Quest’ultimo, con l’intento di accaparrarsi la maggior parte degli appalti, fomentò rivalità tra le famiglie mafiose, innescando il conflitto. Quarantenne padrino in ascesa, Cavataio doveva essere tolto di mezzo, così avevano comandato i boss Luciano Liggio, Stefano Bontate, Gaetano Badalamenti e Giuseppe Di Cristina. Venne incaricato dell’esecuzione un gruppo di fuoco capitanato facevano parte Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella, Emanuele D’Agostino, Gaetano Grado e Damiano Caruso. Si presentarono nel covo di Cavataio travestiti da militari della Guardia di finanza. Il raid si trasformò in una carneficina: Cavataio fu colpito mortalmente da Provenzano, ma prima di morire riuscì a uccidere Calogero Bagarella.
Favria, 10.12.2024 Giorgio Cortese
Buona giornata! Che la serenità del Natale riscaldi i nostri cuori. Felice mercoledì
10 dicembre 1896
Muore a 63 anni Alfred Nobel, inventore della dinamite e fondatore del premio che porta il suo nome.
Gelindo ritorna.
In Piemonte prima del Natale era normale stare in casa, partecipare alla Novena, preparare la messa di mezzanotte e trovare gli ingredienti adatti alla cena o al pranzo di Natale. Le campagne erano quasi sempre coperte di neve, non come oggi. Il presepe, specchio del nucleo familiare, annovera diversi simboli e personaggi. Ogni anno questa rubrica ne analizza uno differente. È la volta di un rappresentante della civiltà contadina, attraverso una leggenda tutta piemontese: Gelindo. Questo personaggio è il protagonista di una delle più note commedie teatrali piemontesi dal titolo Divòta Comedia, d’autore anonimo poiché tramandata oralmente sin dal Medioevo. Una vera e propria favola contadina, forse cominciata in una stalla. Il nome Gelindo, evoca il freddo invernale, è un contadino intelligente ma un po’ sbadato. Per obbedire al censimento dell’Imperatore lascia con sua moglie la casa in Piemonte per arrivare a Betlemme, dove incontra Giuseppe e Maria. Li aiuterà a cercare una sistemazione per la notte, ma quando ai suoi occhi si presenta la cometa, capisce subito che Maria non è una donna qualsiasi. Il primo ad assistere alla nascita di Gesù bambino fu dunque un pastore, per di più piemontese. È il personaggio del Presepe con un agnello disposto intorno al collo, legato davanti sul petto nelle quattro zampe. La presenza del Gelindo ha lasciato traccia anche nei proverbi e nei modi di dire regionali: Gelindo, Gelinda, Gelindin, bedolin, ra steila ch’a compagna Gisù Bambin. Nella storia Gelindo dimentica sempre qualcosa, oppure torna indietro perché non si fida della moglie e vuole darle ogni volta ulteriori raccomandazioni. Da questo deriva il modo di dire Gelindo ritorna, indirizzato a chi tenta di fare qualcosa, ma torna sui suoi passi senza concluderlo. Il pastore Gelindo incarna il valore degli umili perché si fa portatore di doni materiali e spirituali, è ingenuo ma sa stupirsi ed è riconoscente. Insieme ai personaggi importanti, nel Presepe non può mai mancare lui di fronte alla capanna, il nostro Gelindo!
Favria, 11.12.2024 Giorgio Cortese
Buona giornata! Oggi lasciamo spazio alla gentilezza e alla dolcezza. Felice giovedì.
11 dicembre 1946
Nasce l’UNICEF, fondo per l’infanzia istituito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, destinato a tutelare i bambini in tutto il mondo.
Dove la guarigione non arriva, resta la cura
Ho sentito più volte una frase che mi è rimasta impressa, anche se non saprei più risalire a chi la pronunciò per primo: non esistono malattie incurabili, esistono solo malattie inguaribili. Eppure, ciò che conta non è l’autore, ma la verità silenziosa che queste parole contengono. La malattia non si esaurisce in un fatto biologico o clinico: è un’esperienza totale, un passaggio dell’anima oltre che del corpo. È certo che al fianco della persona sofferente servano le conoscenze della medicina, ma a queste va accostata anche l’umanità, e talvolta, persino, una forma di spiritualità. La terapia e l’assistenza forniscono il loro indispensabile apporto tecnico, ma chi soffre, anche senza dirlo, chiede qualcosa di più: affetto, attenzione, ascolto, partecipazione emotiva. Desidera sentirsi visto, accolto, accompagnato. Susan Sontag, scrittrice americana, scelse nel 1978 un titolo emblematico per raccontare la sua esperienza con il cancro: La malattia come metafora. Già in quel titolo si rivela un’intuizione profonda: ogni malattia è anche simbolo della nostra natura fragile, della nostra finitezza e della solitudine che ci abita. Il dolore, infatti, non tocca solo i tessuti del corpo, ma attraversa la parte più intima dell’essere. Due voci lontane nel tempo, eppure straordinariamente vicine nel pensiero, hanno espresso la stessa verità. Eschilo, cinque secoli prima di Cristo, scriveva: «La sapienza nasce dal dolore». Saul Bellow, nel suo romanzo Il re della pioggia, affermava: «La sofferenza è l’unico strumento efficace per svegliare la ragione dal suo sonno». Chi attraversa la malattia scopre i propri limiti, si libera dall’illusione di onnipotenza, sente il bisogno di essere cullato come un bambino. Rivede i propri valori, riconosce l’essenziale, e talvolta, anche senza credere, sente vibrare dentro di sé una tensione verso qualcosa di più grande, che può diventare preghiera o grido. In questa prospettiva, quella frase iniziale assume il suo senso più profondo. È vero: ci sono patologie che non possono essere vinte, che non si possono guarire. Ma non per questo sono condannate all’abbandono. Inguaribile non significa incurabile. Perché anche quando non è possibile sanare, è sempre possibile prendersi cura. E qui, forse, sta il cuore del nostro compito umano: non sempre possiamo salvare, ma sempre possiamo restare. E restare con amore, con compassione, con ascolto, è già una forma di guarigione che va oltre ogni medicina.
Favria, 12.12.2025 Giorgio Cortese
Buona giornata! Che il nostro venerdì sia luminoso come l’attesa della festa per il S. Natale. Felice venerdì.
12 dicembre 1963
Il Kenya ottiene l’indipendenza dal Regno Unito e Jomo Kenyatta diventa primo ministro.
Aspettando il S. Natale
Tra i racconti dell’antologia di Luigi Pirandello “Sogno di Natale”, il mio preferito in questo momento di incertezze è quello sullamacchinetta invisibile che ognuno di noi porta
in sé. Creata non dall’uomo, ma dalla natura stessa, e che molti uomini, raggiunta una certa età, hanno provato a perfezionare. Si tratterebbe, secondo lo scrittore siciliano, di una pompa a filtro che mette in comunicazione il cervello col cuore e si chiama Logica. Lasciamo parlare lui, molto più convincente di me: “Il cervello pompa con la logica i sentimenti del cuore, e ne cava idee. Attraverso il filtro, il sentimento lascia quanto ha in sé di caldo, di torbido; si refrigera, si purifica, si idealizza”. Risultato? Molti credono così di guarire da tutti i malanni, pompano e filtrano senza sosta finché il loro cuore resta “arido come un pezzo di sughero”. Quando non hanno più nulla da filtrare in sé, pompano e filtrano dai cuori altrui. Lo scrittore incontra uno di questi paladini della ragione in treno verso casa proprio la notte di Natale. Alto alto, secco secco, gli occhi accesi e un po’ febbrili, con voce melliflua lo vuole convincere che il Natale – è stato provato scientificamente – è un grossolano anacronismo. Si tratta di un giorno come tutti gli altri, e come tale va trattato. E la festa, gli affetti, le emozioni? “Ricordi di gioia? Promesse di gioia? Ah, signormio! L’afflizione del ieri e la delusione di domani! Ma perché? Ma meglio niente!”. Giunto a casa, Pirandello scopre che anche dalla vecchia zia niente capponi, niente pan giallo, niente di niente, nessuno farà festa. Solo penitenza e austerità per un paese ridiventato pagano: così ha disposto il nuovo curato. La cui cupa logica ha ammutolito e assiderato tutta la comunità. Conclusione dello scrittore: non si può durare a lungo nella rassegnazione e nel disprezzo dei beni di quaggiù. Pompa e filtra, niente di niente non fa bene al cuore. Lo intuiamo anche noi, che nonostante la stanchezza, l’avvilimento per le guerre nel mondo, l’incertezza del pianeta, i piccoli dispiaceri quotidiani, abbiamo silenziato i sabotatori, anestetizzato la voce incessante dei ragionamenti sottili e aperto le scatole dei decori. Persino in anticipo rispetto al solito: sapevamo di averne bisogno. Abbiamo srotolato i lumini avvolti nella carta velina, appeso una ghirlanda alla porta, ora aspettiamo la vigilia per chiudere gli occhi e festeggiare. Seguiamo Pirandello anche noi questo Natale, dove blocchiamo la pompa fredda della logica e abbracciamo tutto quello che scalda il cuore: una tavola ricca e decorata, senza paura di esagerare, un menù facile ma d’effetto, qualcosa di rosso, qualcosa di nuovo addosso. I parenti cari, gli amici veri, i bambini che corrono e i nonni che cercano di calmarli, i bisnonni che traballano e le mamme che cucinano, ma tutti col vestito bello, ce li metterete voi. Buon caldo Natale a tutti
Favria, 13.12.2025 Giorgio Cortese
Regala vita questo Natale: dona il sangue. Favria, Lunedì 22 Dicembre – 8:00/11:20
Prenota: 333 1714827 – favria@fidasadsp.it
Buona giornata! Oggi prendiamoci dei momenti per assaporare la gioia delle piccole cose. Felice sabato.
13 dicembre 2003
Operazione Alba Rossa (Red Dawn): il dittatore iracheno Saddam Hussein viene scovato e catturato da una task force di soldati americani in un rifugio sotterraneo vicino a Tikrit. Si arrende senza opporre resistenza. Sarà processato e impiccato.
SAN VENANZIO FORTUNATO (14 DICEMBRE)
Il suo nome in latino era Venantius Honorius Clementianus Fortunatus, chiaro segno di nobiltà e prestigio. Venanzio Fortunato nacque verso il 530 nel Trevigiano, tra Duplavenis (Valdobbiadene) e Ceneda (oggi parte di Vittorio Veneto). Fin da giovane mostrò una notevole predisposizione per lo studio, specializzandosi in grammatica e retorica ad Aquileia e proseguendo con lo studio del diritto a Ravenna. La sua vita cambiò quando, ancora studente, subì una grave infermità alla vista e guarì improvvisamente e in modo inspiegabile mentre pregava davanti alla raffigurazione di san Martino di Tours. Quindi decise di intraprendere un pellegrinaggio fino alla sua tomba in Gallia. Di passaggio si fermò alla corte del re merovingio Sigiberto I, novello sposo di Brunechilde, che lo accolse e a cui dedicò un carme in occasione delle nozze. Dopo aver pregato sulla tomba di San Martino, cui dedicò un poema in segno di devozione, Venanzio si recò a Poitiers, dove incontrò Radegonda, vedova di Clotario I, re di Neustria, ritiratasi nel convento da lei fondato a Saix. Grazie alla sua protezione, Venanzio si stabilì a Poitiers coadiuvandola nella gestione del monastero. Alla morte di Radegonda, nel 587, lasciò la città per seguire il vescovo Gregorio di Tours nelle missioni diplomatiche: vi sarebbe tornato intorno al 595, quando ne divenne vescovo. Venanzio è ricordato come autore di importanti inni liturgici: il “Vexilla Regis prodeunt” e il “Pange Lingua” sono ancora oggi cantati durante la Settimana Santa. Morì il 14 dicembre 607.
Favria, 14 dicembre Giorgio Cortese
Buona giornata! Che la domenica porti pace e sorrisi condivisi. Felice domenica
14 dicembre 1911
L’esploratore norvegese Roald Amundsen e il suo equipaggio raggiungono il Polo Sud, primi uomini nella storia a conquistarlo.
Prepariamoci al Natale: tra innovazione scientifica e benessere quotidiano
A fine anno, una parola torna a dominare i titoli e le conversazioni: trend. È la stagione dei bilanci e delle previsioni, e Internet si riempie di liste su quello che sarà “di tendenza” in ogni campo, dalla moda alla tecnologia, fino al mondo della medicina e delle scienze della vita.
Nel 2025, i trend nel settore sanitario sembrano particolarmente promettenti. Basta dare un’occhiata ai principali siti e report scientifici, in Italia e nel mondo, per scoprire che l’innovazione corre veloce:
I laboratori diventano sempre più efficienti grazie all’automazione e all’impiego dell’Intelligenza Artificiale;
Si sperimentano nuovi modelli di ricerca con organoidi, mini-organi coltivati in vitro per testare farmaci con maggiore precisione;
Avanzano le indagini sul genoma umano, con particolare attenzione all’RNA e alle sue funzioni finora poco esplorate;
Si affermano terapie sempre più personalizzate, costruite su misura a partire dal DNA di ogni paziente.
Tutto questo accade mentre, nel nostro Paese, crescono le preoccupazioni sulla tenuta del Sistema Sanitario Nazionale. Una contraddizione che solleva una domanda cruciale: come possiamo rendere queste innovazioni realmente accessibili e sostenibili per tutti?
In questo numero della nostra Guida alla Salute, vogliamo mettere al centro proprio il valore della ricerca scientifica. Perché è da lì che passa il futuro della salute individuale e collettiva. In un’ottica sempre più condivisa e globale — quella del concetto di “One Health”, che unisce la salute dell’uomo a quella del Pianeta.
E mentre ci lasciamo coinvolgere dall’atmosfera natalizia, raccontiamo alcuni tra i progressi più significativi che ci attendono nel nuovo anno. Non si tratta di vaghe promesse, ma di novità concrete, già in fase di applicazione in diversi ambiti, dalla cardiologia all’oncologia, fino alle neuroscienze e alla medicina preventiva.
Ma il Natale è anche l’occasione perfetta per rallentare e rimettere al centro il proprio benessere. E allora, dal nostro punto di vista medico e scientifico, vi proponiamo alcuni spunti per affrontare questo periodo in modo più consapevole:
Che alimentazione seguire per sostenere il sistema immunitario?
Qual è l’attività fisica più adatta in inverno, tra sport all’aperto e allenamenti indoor?
Come possiamo prenderci cura del cuore, della mente e delle nostre emozioni durante le feste?
Alla base di tutto c’è una migliore conoscenza di sé: imparare ad ascoltarsi, valorizzare le proprie risorse, evitare comportamenti dannosi e costruire una quotidianità più equilibrata.
Concludiamo questo numero con due sorprese che esplorano il confine tra medicina e approccio olistico:
L’immunologia affettiva, che studia come emozioni e relazioni influenzino la risposta immunitaria;
E una nuova, affascinante concezione della coscienza, che sta emergendo dalla ricerca scientifica e promette di rivoluzionare il nostro modo di intendere la salute mentale e fisica.
Il nostro augurio è che queste Feste siano un momento di cura, scoperta e rigenerazione. Perché prendersi cura della propria salute, oggi più che mai, significa anche prepararsi al futuro con consapevolezza, con fiducia, e con un pizzico di meraviglia.
Favria, 15.12.2025 Giorgio Cortese
Buona giornata! Inizia la giornata con speranza e lascia che il Natale ti illumini. Felice lunedì
15 dicembre 1979
Nasce Rete Tre, la terza rete della RAI, insieme al suo telegiornale TG3.
Un piccolo gesto, una vita salvata.
Dona il sangue a Favria – Lunedì 22 Dicembre, 8:00–11:20
Prenota: 333 1714827 – favria@fidasadsp.it