Rotta Climatica: pedalare oggi per salvare il domani
Interessante, intensa e molto partecipata la conferenza UNITRE di Cuorgnè, svoltasi mercoledì 29 aprile alle ore 15:30 presso la gremita Sala Conferenze Trinità. I Docenti Roberta Minelli e Davide Longo hanno accompagnato il pubblico nel racconto del loro straordinario viaggio di oltre 4.500 chilometri, trenta giorni di pedalate tra fatica, imprevisti e meraviglia, condiviso con Marco Fantino, assente all’incontro per motivi di lavoro ma protagonista a pieno titolo dell’esperienza.
Al centro dell’incontro, “Rotta Climatica dalle Alpi a Capo Nord”: un progetto che va ben oltre l’impresa sportiva e diventa testimonianza concreta di impegno ambientale, consapevolezza e responsabilità collettiva. Davide Longo ha introdotto il percorso spiegando come sia nato all’interno di Environment Park di Torino, nell’ambito dell’iniziativa “Fit4 2030”, con un obiettivo chiaro e ambizioso: anticipare al 2030 il raggiungimento della neutralità climatica, coinvolgendo città, imprese e cittadini in una trasformazione reale e condivisa.
Il viaggio, interamente compiuto in bicicletta e quindi a zero emissioni, ha rappresentato non solo una sfida fisica, ma soprattutto un’esperienza umana e culturale profonda. Attraversando territori diversi, dalla pianura padana arroventata dal caldo estivo fino ai paesaggi nordici battuti da pioggia e vento. I protagonisti hanno toccato con mano le trasformazioni in atto nel nostro pianeta. Il cambiamento climatico non è più un concetto astratto: è visibile nei ghiacciai che si ritirano, negli ecosistemi sempre più fragili, nelle condizioni meteorologiche estreme sempre più frequenti.
*Dalla Germania alla Danimarca, fino alla Scandinavia e al Circolo Polare Artico, il viaggio è stato anche un’occasione per incontrare realtà virtuose, comunità e città già fortemente orientate verso la sostenibilità*. Luoghi in cui la mobilità dolce è una scelta quotidiana, dove l’energia rinnovabile è una priorità e dove la consapevolezza ambientale è parte integrante della cultura. Esperienze che fanno riflettere e, inevitabilmente, mettono a confronto modelli diversi di sviluppo.
E proprio da questo confronto nasce una domanda fondamentale, che ha attraversato tutta la conferenza: quale futuro vogliamo costruire? E soprattutto, quale mondo vogliamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti? Il clima sta cambiando rapidamente e, con esso, cambiano le condizioni della nostra vita quotidiana. Non si tratta più di scenari lontani, ma di una realtà che ci riguarda direttamente, qui e ora.
Il racconto non ha nascosto le difficoltà: smarrimenti lungo il percorso, stanchezza fisica, momenti di scoraggiamento, convivenza intensa tra compagni di viaggio. Ma è proprio in queste difficoltà che emerge il senso più profondo dell’esperienza. A un certo punto, come raccontato dai protagonisti, l’attenzione si è spostata dalla meta finale, Capo Nord, al valore del viaggio stesso. Giorno dopo giorno, pedalata dopo pedalata, tutto ha trovato un equilibrio. Una metafora potente della transizione ecologica: un percorso lungo, complesso, fatto di errori e correzioni, ma assolutamente necessario.
Il racconto si è poi arricchito con uno sguardo sul territorio locale. Torino, pur con limiti e ritardi, sta cercando di evolversi: miglioramento del trasporto pubblico, sviluppo delle piste ciclabili, investimenti nelle energie rinnovabili. Environment Park rappresenta un esempio concreto di questa trasformazione, con progetti che spaziano dalla produzione di energia idroelettrica e fotovoltaica alla riduzione dei consumi energetici attraverso tecnologie innovative.
Il dibattito finale ha portato alla luce anche dubbi e criticità, soprattutto legati ai costi delle soluzioni sostenibili e alla loro accessibilità per i cittadini. Temi concreti, che evidenziano quanto la transizione ecologica non possa essere solo un ideale, ma debba tradursi in scelte praticabili e inclusive. È necessario un impegno condiviso, che coinvolga istituzioni, imprese e singoli individui, senza lasciare indietro nessuno.
Ma, nonostante le difficoltà, il messaggio che emerge è chiaro: non possiamo permetterci l’immobilismo. Anche piccoli gesti, piccoli cambiamenti nelle abitudini quotidiane, possono contribuire a costruire un futuro diverso. Serve consapevolezza, ma anche fiducia. Serve realismo, ma anche la capacità di immaginare un domani migliore.
“Rotta Climatica” non è solo il racconto di un viaggio, ma un invito concreto a mettersi in cammino. Il futuro non è qualcosa che accadrà: è qualcosa che stiamo già costruendo, ogni giorno, con le nostre scelte. E se vogliamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un pianeta ancora vivibile, ricco di bellezza e opportunità, allora il momento di agire è adesso. Insieme, con responsabilità e determinazione, trasformando ogni passo, ogni pedalata, ogni quotidiana azione in un gesto di cura verso il mondo che verrà.
foto di Osvaldo Marchetti