Il rumore buono del sentire
Risentimento: parola che porta in sé la memoria di un sentire che ritorna, che si ripete, che punge. Deriva da ri-sentire, e già quel prefisso, così piccolo, le dona un peso nuovo: il sentire che insiste, che non si lascia archiviare, che torna vivo e pungente come una ferita nelle giornate umide.
È un’emozione che scava nella mente e nel corpo, un contraccolpo che trattiene nell’offesa e impedisce allo sguardo di andare oltre. Alimentato dalla percezione di un torto, vero o solo temuto, ricordato o ingigantito, il risentimento diventa un freno alla possibilità di curare le ferite con intelligenza, di riaprire relazioni, di raccogliere i frammenti di ciò che può ancora avere valore.
Hannah Arendt ricordava che il risentimento è una disposizione affettiva tipica dell’uomo moderno, e soprattutto nasce quando si vive la propria vita come un peso privo di senso, quando si sente che non si ha alcun controllo sul proprio esistere. Da questo strappo interiore sorgono fughe, chiusure, rifiuti; soprattutto verso chi ci è più vicino, e proprio per questo più capace di farci male. Così il risentimento avvelena, prosciuga energie, si trasforma in sarcasmo o ostilità, fino a diventare ciò che Max Scheler chiamava un «autoavvelenamento dell’anima»: un veleno che beviamo aspettando che faccia male a qualcun altro. Eppure, proprio in questa parola che racconta un dolore che ritorna, è possibile scorgere anche un’altra strada. Se ri-sentire significa sentire ancora, allora può significare anche sentire diversamente: tornare ad ascoltare ciò che ci circonda senza consegnarsi all’amarezza; accorgersi che il mondo non si riduce all’offesa ricevuta; riconoscere che, nonostante le ferite, c’è ancora qualcosa che può essere salvato, offerto, condiviso.
Forse il vero antidoto al risentimento è un nuovo modo di sentire. Non negare il male, ma attraversarlo; non cancellare il passato, ma non consegnargli tutto il futuro. Perché ogni volta che torniamo a sentire, davvero, si apre uno spiraglio: quello in cui il cuore, pur ferito, può ancora scegliere la vita, gli altri, la possibilità inattesa della bellezza.
Favria, 19.05.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Ogni giorno abbiamo fiducia nel tempo: sa portare risposte. Felice martedì
19 maggio 1536: Anna Bolena giustiziata. Seconda moglie di Enrico VIII.
Elogio delle api: custodi silenziose della vita sulla Terra.
Nel giorno in cui il mondo celebra la Giornata Mondiale delle Api, ci fermiamo finalmente a guardare da vicino creature piccole, instancabili e spesso dimenticate, che da milioni di anni rendono possibile la vita così come la conosciamo. Le api non sono soltanto insetti operosi che producono miele: sono il cuore pulsante degli ecosistemi, le invisibili architette della biodiversità, le messaggere silenziose dell’equilibrio naturale. La Giornata Mondiale delle Api nasce ufficialmente nel 2017, quando l’ONU ha deciso di istituirla il 20 maggio, in onore di Anton Jansa, pioniere dell’apicoltura moderna nato in Slovenia nel XVIII secolo. L’obiettivo era semplice e grandioso allo stesso tempo: ricordare all’umanità quanto dipendiamo da questi piccoli esseri alati e quanto sia urgente proteggerli in un’epoca di cambiamenti climatici, inquinamento e sfruttamento intensivo della terra.
Le api esistono da oltre 100 milioni di anni. Hanno attraversato ere geologiche, glaciazioni, estinzioni di massa. Sono sopravvissute ai dinosauri e hanno accompagnato l’evoluzione delle piante da fiore. Senza di loro, gran parte della vegetazione terrestre non esisterebbe. Ogni fiore che sboccia, ogni frutto che matura, ogni seme che germoglia porta con sé il segno del loro lavoro instancabile.
Il loro ruolo è tanto semplice quanto immenso: l’impollinazione. Trasportando il polline da un fiore all’altro, permettono alle piante di riprodursi. Si stima che oltre il 75% delle colture alimentari mondiali dipenda, almeno in parte, dall’impollinazione degli insetti, e che le api siano le protagoniste assolute di questo processo. Senza di loro scomparirebbero mele, pere, fragole, mandorle, pomodori, zucchine, caffè, cacao e migliaia di altre piante che nutrono l’umanità.
Ma il loro valore non è solo agricolo. Le api mantengono vivi i prati, le foreste, le montagne, i pascoli. Rendono possibile la varietà dei paesaggi, la ricchezza dei colori, la complessità delle catene alimentari. Dove vivono le api, prospera la vita. Eppure oggi sono in pericolo. Pesticidi, monoculture intensive, perdita di habitat, inquinamento e riscaldamento globale stanno decimando le popolazioni di api in tutto il mondo. In alcune regioni sono già scomparse. E con loro scompare una parte silenziosa ma fondamentale del nostro futuro.
Proteggere le api significa proteggere noi stessi. Significa ripensare il nostro rapporto con la natura, coltivare in modo più rispettoso, piantare fiori nei balconi e nei giardini, scegliere prodotti sostenibili, sostenere gli apicoltori, difendere la biodiversità. Le api non fanno rumore, non chiedono nulla, non pretendono riconoscimenti. Lavorano senza sosta, giorno dopo giorno, per un mondo che spesso non si accorge nemmeno della loro esistenza. Eppure, senza di loro, il silenzio sarebbe assordante: campi vuoti, alberi sterili, tavole povere, paesaggi spenti.
Forse è per questo che dedicare loro una giornata non è solo un gesto simbolico, ma un atto di gratitudine verso una delle più antiche alleate dell’umanità. Perché finché le api voleranno tra i fiori, la Terra continuerà a fiorire con loro.
Favria, 20.05.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Anche i gesti più piccoli sostengono grandi equilibri. Felice mercoledì 20 maggio.
20 maggio 1873, nasce Henri Barbusse. Autore impegnato e pacifista.
Giornata Mondiale della Diversità Culturale: la ricchezza che nasce dall’incontro
Ogni anno, il 21 maggio, il mondo celebra la Giornata Mondiale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo, una ricorrenza istituita dall’UNESCO per ricordarci che la varietà delle culture non è un ostacolo da superare, ma una ricchezza da custodire. In un tempo segnato da conflitti, migrazioni, paure e chiusure identitarie, questa giornata invita a riscoprire il valore profondo dell’incontro tra i popoli.
La diversità culturale è il patrimonio più prezioso dell’umanità. È nelle lingue che parlano i nostri antenati, nei cibi che raccontano storie di terre lontane, nelle musiche che attraversano i secoli, nei riti che scandiscono il tempo della vita. Ogni cultura è una visione del mondo, un modo unico di interpretare l’esistenza, di dare senso al dolore, alla gioia, all’amore, alla morte.
Questa giornata nasce nel 2002, quando l’ONU ha deciso di istituirla a seguito della Dichiarazione Universale dell’UNESCO sulla Diversità Culturale, approvata l’anno precedente. Era una risposta forte a un mondo sempre più globalizzato, dove il rischio dell’omologazione minaccia tradizioni millenarie e identità fragili. L’obiettivo era chiaro: promuovere il dialogo tra le culture come strumento di pace e sviluppo sostenibile.
La diversità culturale non è solo una questione etica o simbolica. È anche una risorsa concreta. Dove convivono più culture, nascono nuove idee, nuove forme d’arte, nuove soluzioni ai problemi sociali ed economici. Le società aperte sono più creative, più dinamiche, più capaci di affrontare le sfide del futuro. La contaminazione culturale è da sempre il motore della civiltà.
Eppure, ancora oggi, la diversità spaventa. Viene spesso percepita come una minaccia all’identità, come qualcosa da respingere anziché da comprendere. Ma nessuna cultura è mai stata pura o immobile: tutte sono nate dall’incontro, dallo scambio, dal viaggio. La storia dell’umanità è una lunga narrazione di incroci, migrazioni, dialoghi e trasformazioni.
Celebrare la Giornata Mondiale della Diversità Culturale significa allora riconoscere che non esiste un solo modo di essere umani. Significa accettare che l’altro non è un pericolo, ma una possibilità. Che ascoltare una lingua diversa, assaggiare un piatto sconosciuto, conoscere una tradizione lontana non impoverisce la nostra identità, ma la arricchisce.
In un mondo sempre più interconnesso, la vera sfida non è convivere, ma convivere bene. E questo richiede rispetto, curiosità, apertura, capacità di mettersi nei panni dell’altro. La diversità non è una barriera: è un ponte.
Forse il senso più profondo di questa giornata sta proprio qui: ricordarci che la cultura non divide, ma unisce. Che la differenza non è distanza, ma dialogo. E che solo riconoscendoci nella pluralità possiamo costruire un futuro davvero umano.
Favria, 21.05.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. La diversità è una ricchezza che unisce. Felice giovedì.
21 maggio 1927: Charles Lindbergh attraversa l’Atlantico. Primo volo in solitaria senza scalo.
Giornata Mondiale della Biodiversità: il respiro segreto della Terra.
Il 22 maggio il mondo celebra la Giornata Mondiale della Biodiversità, una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per ricordarci che la straordinaria varietà della vita sulla Terra non è un dono scontato, ma un equilibrio fragile che dipende anche dalle nostre scelte quotidiane. In un pianeta sempre più segnato da crisi ambientali, cambiamenti climatici e sfruttamento intensivo delle risorse, questa giornata è un invito a fermarsi, osservare e comprendere quanto siamo profondamente legati a ogni forma di vita.
La biodiversità è l’insieme di tutte le specie animali e vegetali, dei microrganismi, degli ecosistemi e delle relazioni che li tengono uniti. È il filo invisibile che collega le foreste tropicali ai mari, le montagne ai deserti, i campi coltivati alle città. È ciò che rende possibile l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo, i farmaci che curano le nostre malattie.
Questa giornata nasce nel 2000, quando l’ONU decise di dedicare una data ufficiale alla Convenzione sulla Diversità Biologica, firmata nel 1992 durante il Summit della Terra di Rio de Janeiro. L’obiettivo era chiaro: sensibilizzare governi e cittadini sull’urgenza di proteggere la natura, non come semplice cornice della nostra vita, ma come fondamento stesso della nostra sopravvivenza.
Ogni specie, anche la più piccola e apparentemente insignificante, svolge un ruolo preciso nell’equilibrio degli ecosistemi. Un insetto impollina, un fungo rigenera il suolo, un predatore mantiene stabile la catena alimentare, una pianta purifica l’aria. Quando una specie scompare, l’intero sistema perde stabilità, come una tela che si lacera filo dopo filo.
Eppure oggi stiamo vivendo una delle più grandi estinzioni di massa della storia del pianeta. La distruzione delle foreste, l’inquinamento degli oceani, l’agricoltura intensiva, la cementificazione, il commercio illegale di animali e piante stanno cancellando migliaia di specie ogni anno, spesso prima ancora che la scienza abbia il tempo di scoprirle.
Proteggere la biodiversità non è solo un dovere morale verso la natura: è un investimento sul futuro dell’umanità. Senza ecosistemi sani non esiste economia, non esiste sicurezza alimentare, non esiste salute. La natura non è una risorsa infinita, ma una comunità vivente di cui facciamo parte.
La Giornata Mondiale della Biodiversità ci ricorda che non siamo padroni della Terra, ma suoi custodi. Che ogni scelta, dal modo in cui consumiamo al modo in cui produciamo, lascia un’impronta. E che la vera modernità non è dominare la natura, ma imparare a convivere con essa.
Forse il senso più profondo di questa giornata sta nel riscoprire l’umiltà: comprendere che la vita non ci appartiene, ci è stata affidata. E che difendere la biodiversità significa difendere la possibilità stessa di un domani.
Favria, 22.05.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Proteggere la vita significa proteggere il futuro. Felice venerdì.
22 maggio 1885: muore Victor Hugo. Autore de “I Miserabili”.
Giornata della Legalità: la memoria che diventa coscienza
Il 23 maggio l’Italia si ferma, guarda indietro e ricorda. È la Giornata della Legalità, una data che non è soltanto una commemorazione, ma una ferita ancora aperta nella coscienza collettiva del Paese. In quel giorno del 1992, sull’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, la mafia fece esplodere cinquecento chili di tritolo per uccidere il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Cinquantasette giorni dopo, un’altra bomba avrebbe ucciso Paolo Borsellino e i suoi agenti in via D’Amelio.
Da allora, quella data non è più solo una pagina di cronaca: è diventata il simbolo della lotta dello Stato contro la criminalità organizzata, il giorno in cui l’Italia rinnova il suo impegno per la giustizia, la libertà e la dignità civile.
La Giornata della Legalità nasce per tenere viva la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per difendere lo Stato di diritto. Falcone e Borsellino non erano eroi per vocazione, ma uomini delle istituzioni che hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte. Con il Maxiprocesso di Palermo, con il lavoro del pool antimafia, con la costruzione di un nuovo metodo investigativo, hanno dimostrato che la mafia non è invincibile e che può essere colpita con gli strumenti della legge.
La loro battaglia non era soltanto contro Cosa Nostra, ma contro una cultura dell’omertà, della paura, del compromesso. Combattevano un sistema che prospera dove lo Stato è debole e dove i cittadini rinunciano ai propri diritti in cambio di una falsa protezione. Per questo la loro eredità non riguarda solo i magistrati e le forze dell’ordine, ma ogni cittadino.
La legalità non è una parola astratta. È rispetto delle regole, ma anche rispetto delle persone. È giustizia sociale, uguaglianza, trasparenza. È il rifiuto di ogni scorciatoia che calpesta la dignità altrui. È il coraggio di denunciare, di non accettare compromessi, di scegliere ogni giorno da che parte stare.
In molte scuole italiane, il 23 maggio si leggono i nomi delle vittime di mafia, si organizzano cortei, incontri, momenti di riflessione. Migliaia di giovani attraversano Palermo nel “Treno della Legalità”, portando con sé uno striscione che è diventato un simbolo: “La mafia uccide, il silenzio pure”. È il segno che la memoria non è un rito vuoto, ma un seme che continua a germogliare.
Oggi la mafia non si mostra più con le stragi, ma si infiltra nell’economia, nella politica, negli appalti, nei traffici internazionali. È meno visibile, ma non meno pericolosa. E proprio per questo la legalità resta una conquista quotidiana, fragile e preziosa.
Ricordare Falcone e Borsellino significa ricordare che la giustizia ha un prezzo, ma l’ingiustizia ne ha uno ancora più alto. Significa riconoscere che uno Stato è davvero forte solo quando i suoi cittadini lo difendono con le scelte di ogni giorno.
E forse il senso più profondo della Giornata della Legalità è proprio questo: trasformare il ricordo in responsabilità, la memoria in impegno, l’indignazione in azione. Perché la legalità non è un dono che qualcuno ci garantisce, ma una strada che si costruisce insieme, passo dopo passo, senza mai smettere di camminare.
Favria, 23.05.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. La giustizia nasce da scelte quotidiane di coraggio. Felice sabato.
23 maggio 1992, strage di Capaci. Muore il giudice Giovanni Falcone.
L’arte discreta delle convenzioni
Quando i tuoi amici cominciano a farti complimenti per la tua aria giovanile, puoi star certo che pensano esattamente il contrario: che stai invecchiando. Lo percepisci anche dalle conversazioni di sempre, quelle che si ripetono immancabili: “Come ti trovo bene!” o, in versione più sofisticata, “Ma tu ringiovanisci, invece di invecchiare”. Washington Irving, considerato il padre della letteratura umoristica americana, aveva osservato questo stesso fenomeno già nell’Ottocento, in Bracebridge Hall: un modo elegante e ironico per sottolineare come le apparenze e le convenzioni spesso dettino i nostri rapporti sociali. Queste espressioni, modi di dire, complimenti rituali e piccole lodi quotidiane non rappresentano la realtà, ma fungono da tessuto sottile su cui scorre la vita sociale. Sono un tappeto su cui camminano i rapporti umani, rendendoli più leggeri, civili e armoniosi. Senza di esse, la comunicazione rischierebbe di diventare brusca, diretta fino all’inutile crudeltà, o semplicemente spoglia di quella cortesia che, seppur formale, regala un senso di ordine e misura.
È vero, chi le pronuncia può sfiorare l’ipocrisia, e chi le riceve può cadere nell’illusione. Ma le convenzioni hanno anche il merito di coltivare un terreno comune, un linguaggio di gentilezza e rispetto che permette alle relazioni di esistere senza scontri continui. In un’epoca in cui spesso prevale la brutalità dei giudizi immediati, questi rituali ricordano che il tatto e l’eleganza sono strumenti preziosi. Se osserviamo più attentamente, le convenzioni possono diventare qualcosa di più di un semplice galateo: sono semi di civiltà. Anche quando sembrano vuote, invitano a praticare attenzione, gentilezza e delicatezza verso gli altri. In esse si nasconde una promessa: che, se impariamo a usarle senza restarne prigionieri, possiamo costruire relazioni più sincere e armoniose.
In fondo, l’invecchiare non è mai un destino da temere, né la giovinezza un parametro fisso: ogni incontro, ogni parola gentile, ogni piccolo rituale di cortesia ci ricorda che il vero antidoto al tempo è la cura che mettiamo nelle nostre relazioni e la leggerezza con cui scegliamo di vivere. Così, tra sorrisi sinceri e convenzioni benevole, possiamo davvero ringiovanire ogni giorno.
Favria, 24.05.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. La gratitudine illumina anche i giorni più semplici. Felice domenica.
24 maggio 1915, l’Italia entra nella Prima guerra mondiale. Contro l’Impero austro-ungarico.
Il libro che ti guarda
Mi trovo davanti a un libro in biblioteca e non so se devo prenderlo in prestito. È lì, sullo scaffale, fermo e silenzioso, eppure sembra guardarmi. Non è solo una questione di copertina o di titolo: è una sensazione più sottile, come se quel volume mi stesse chiedendo attenzione prima ancora di essere scelto. In biblioteca i libri non si offrono mai davvero. Aspettano. Si lasciano sfiorare, pesare, aprire a caso. Alcuni respingono, altri incuriosiscono, altri ancora mettono una specie di inquietudine, come se contenessero qualcosa che non siamo pronti a leggere. E allora restiamo lì, con il libro in mano, indecisi se riportarlo al suo posto o infilarlo nello zaino.
Scegliere un libro è un gesto più serio di quanto sembri. Significa accettare di entrare in un altro tempo, in un’altra voce, in un altro sguardo. Significa concedersi una deviazione. Ogni prestito è una promessa fatta a se stessi: quella di rallentare, di ascoltare, di lasciare che qualcun altro ci racconti il mondo. Eppure c’è sempre un dubbio. Abbiamo già tanti libri a casa, tanti inizi mai finiti, tante storie lasciate a metà. Prenderne un altro sembra quasi un tradimento verso quelli che aspettano sul comodino. Ma i libri, come le persone, arrivano quando è il momento giusto, anche se non sappiamo spiegare perché.
Rimetto il volume sullo scaffale, poi lo riprendo. Lo apro a una pagina qualsiasi. Leggo due righe. Le richiudo. E capisco che non sono io a scegliere il libro: è lui che ha già scelto me.
Perché forse non entriamo in biblioteca per trovare ciò che cerchiamo, ma per incontrare ciò che ancora non sappiamo di voler leggere. E ogni libro non preso è una storia che resta in silenzio, in attesa di un altro giorno, di un altro noi.
Favria, 25.05.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Ripartiamo ogni giorno con fiducia: il meglio può ancora arrivare. Felice lunedì.
25 maggio 1961, John F. Kennedy annuncia la corsa alla Luna. Obiettivo raggiunto nel 1969.
Diventa la speranza di qualcuno. Dona sangue.
Venerdì 29 maggio 2026 torna la giornata di donazione di sangue a Favria, nel cortile interno del Comune, dalle 8:00 alle 11:20.
Pochi minuti del tuo tempo possono salvare una vita. Un gesto semplice, concreto, che può fare la differenza proprio quando qualcuno ne ha più bisogno.
È possibile anche ricevere informazioni sulla donazione di plasma, fondamentale per molte terapie salvavita. Prenotazione obbligatoria: 333 1714827 mail favria@fidasadsp.it, presentarsi con documento d’identità. Il 29 maggio scegli di esserci. Dona.