Giorno di San Patrizio: tra fede, leggenda e festa universale
Ogni 17 marzo, il mondo si tinge di verde per celebrare il Giorno di San Patrizio, la festa patronale dell’Irlanda che oggi è diventata un simbolo di gioia, cultura e condivisione in tutto il mondo. Ma dietro alle sfilate, ai fiumi di verde e ai cori di musica irlandese, si cela una storia profonda di fede, coraggio e identità nazionale.
San Patrizio, nato in Gran Bretagna nel IV secolo, fu rapito da giovane e portato in Irlanda come schiavo. Dopo anni di prigionia, riuscì a fuggire, ma sentì un richiamo così forte verso la terra che lo aveva ospitato forzatamente che decise di tornare come missionario. Patrizio dedicò la sua vita alla diffusione del cristianesimo in Irlanda, riuscendo a convertire interi villaggi e a unire un popolo spesso diviso. La leggenda racconta che usò un trifoglio per spiegare il concetto della Santissima Trinità, trasformando così una pianta semplice in un simbolo eterno di spiritualità e unità.
Oggi, il Giorno di San Patrizio non celebra solo il santo, ma l’Irlanda, la sua storia e la sua cultura. Le sfilate, la musica, il ballo e i simboli verdi sono un modo per rendere omaggio a un’identità che ha superato secoli di invasioni, difficoltà e diaspora. In tutto il mondo, dai pub di Dublino alle piazze di New York, milioni di persone partecipano alla festa, non solo per divertirsi, ma per sentirsi parte di una comunità globale che celebra valori universali come coraggio, fede e solidarietà.
Il significato più profondo del Giorno di San Patrizio va oltre il folklore. È un invito a ricordare che la libertà di credere, di essere se stessi e di condividere la propria cultura è un tesoro da proteggere ogni giorno. Ogni trifoglio che indossiamo, ogni ruscello illuminato di verde, ogni melodia irlandese che ascoltiamo è un richiamo a rispettare le radici, ad accogliere chi è diverso e a trasformare le difficoltà in opportunità per crescere insieme.
Così, mentre celebriamo il Giorno di San Patrizio, ricordiamo che una festa può essere più di un giorno sul calendario: può diventare un simbolo di speranza, coraggio e unità che ci accompagna ogni giorno della nostra vita. Perché l’eredità di San Patrizio non è solo irlandese, ma universale: un invito a illuminare il mondo con fede, cultura e gioia.
Favria, 17.03.2026 Giorgio Cortese
17 marzo – San Patrizio
Buona giornata! Oggigiorno portiamo con noi un po’ di fortuna… ma soprattutto tanta gioia. Felice martedì!
17 Marzo 1861
A Torino viene proclamato dal Parlamento il nuovo Regno d’Italia, con Vittorio Emanuele II di Savoia come primo re d’Italia e Camillo Benso di Cavour presidente del primo governo.
Tra i tulipani di Favria, la primavera si veste di colori e profumi lontani.
La battaglia di Tigranocerta.
Nel 69 a.C., le porte di Tigranocerta si spalancarono verso un destino segnato dal ferro e dal coraggio. Sulle pianure brulle dell’Armenia, le legioni romane guidate da Lucio Licinio Lucullo avanzavano in perfetto ordine, colonne compatte che scintillavano al sole tra elmi e scudi lucenti. Di fronte a loro, un mare di guerrieri armeni sotto il comando di Tigrane II il Grande, un esercito sterminato che sembrava pronto a sommergere ogni resistenza. L’aria era intrisa di tensione: il vento portava con sé il clangore delle armi, il ruggito dei soldati e l’odore acre del fumo dei primi incendi. Lucullo, freddo e calcolatore, guidava le sue truppe con astuzia: ogni movimento, ogni schieramento era pensato per trasformare la superiorità numerica nemica in una vulnerabilità fatale. Quando lo scontro esplose, il fragore dei colpi e il battito dei tamburi sembravano un’unica, terribile sinfonia. Tra assalti furiosi e contrattacchi rapidi, le legioni romane riuscirono a spezzare le linee armene. La città stessa, fondata da Tigrane come simbolo del suo potere, cadde: le sue mura imponenti testimoni di un potere che tremava davanti alla disciplina romana. La vittoria non fu solo militare: fu la prova di come ingegno, strategia e coraggio possano piegare anche il più vasto degli imperi. La Battaglia di Tigranocerta cambiò per sempre il destino dell’Oriente: il regno di Tigrane iniziò a declinare, e Roma consolidò la sua influenza, lasciando un monito eterno su quanto la volontà e la precisione possano mutare il corso della storia. Ancora oggi, l’eco di quell’epica giornata risuona tra le pietre antiche e le cronache dei tempi, ricordandoci che la gloria nasce spesso dove il coraggio incontra la strategia.
Favria, 18.03.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata! Oggigiorno abbracciamo il cambiamento: è il nostro viaggio che ci trasforma. Felice mercoledì!
18 Marzo 1662
Ideato da Blaise Pascal, entra in funzione a Parigi il primo trasporto pubblico al mondo: carrozze da 8 posti, ciascuna trainata da 4 cavalli, collegano Porte Saint-Antoine al Palazzo del Lussemburgo.
l vento tra i tulipani di Favria sussurra di terre lontane, tra il Canavese e l’Olanda.
Il respiro del lupo di ferro
C’è un oggetto che sembra uscito da un sogno di guerra e di mito: il karnyx. Una tromba verticale, sormontata da una testa animale, con fauci spalancate e denti minacciosi, che i Celti innalzavano sopra le schiere per spingere i guerrieri allo scontro. Non uno strumento qualunque, ma una voce di metallo capace di imitare l’ululato delle bestie e di insinuarsi nel cuore del nemico come una profezia di sangue. Lo descrive Eustazio, vescovo e commentatore di Omero: un tubo cavo, non troppo grande, con una tromba a forma di animale, unito a un corpo di piombo in cui soffiano i trombettieri. Il suo suono è acuto, penetrante, fatto per spezzare il coraggio prima ancora che gli scudi si tocchino. Lo vediamo raffigurato sul celebre Calderone di Gundestrup: tre uomini che lo sollevano al cielo, come se chiamassero gli dèi a testimoniare la battaglia. Oggi il karnyx è una rarità archeologica. Ne sono emersi pochi esemplari, sparsi tra l’Europa e l’Italia, persino in Val di Non. Ma la recente scoperta nei pressi di Norfolk ha qualcosa di più di un semplice valore museale. Quel territorio era la terra degli Iceni, il popolo che nel 60 dopo Cristo osò ribellarsi a Roma sotto la guida di una donna destinata a diventare leggenda: Boudicca, Bodicca o ancora Boadicea. È difficile resistere alla suggestione. Immaginare che proprio quel karnyx, con la sua testa di lupo in ferro e le orecchie pendule, abbia risuonato alle spalle della regina mentre arringava centoventimila uomini. Cassio Dione ce la descrive alta, terribile, con lo sguardo acuto e la voce aspra, i lunghi capelli biondi che le scendono fino ai fianchi, la collana d’oro al collo e la spada in pugno. Tacito racconta che passava in rassegna le truppe dal suo carro, con le figlie davanti a lei, figlie che i Romani avevano violato dopo averla fatta frustare. Le sue parole erano fuoco. Accusava Roma di avidità, di tasse sui vivi e sui morti, di rapine e di violenze. Ricordava che i Britanni avevano già respinto Cesare e umiliato Augusto e Caligola. Invitava il suo popolo a non temere uomini ammorbiditi dal lusso, incapaci di combattere senza i loro accampamenti e le loro corazze. E alla fine lasciò fuggire una lepre dal seno: l’animale corse verso i Britanni, segno favorevole della dea Andraste. Il clamore si alzò come una tempesta, e la battaglia ebbe inizio. Per un momento, Roma tremò. Due città furono distrutte, l’isola parve sul punto di sfuggire al dominio imperiale. Poi Svetonio Paolino tornò dall’isola di Mona e, con un esercito inferiore di numero, sconfisse gli insorti. Boudicca morì poco dopo, forse di malattia, forse per veleno, scegliendo la morte piuttosto che la resa. L’isola di Mona era l’antico nome romano-celtico di Anglesey, un’isola al largo del Galles, centro spirituale druidico assalito dai Romani nel 61 d.C. Il karnyx ritrovato nel fango di Norfolk non è soltanto un reperto. È un frammento di voce. Un’eco di quell’urlo antico che accompagnava la carica dei guerrieri e che forse vibrava nell’aria mentre una regina bionda sfidava l’impero più potente del mondo. E qui l’archeologia smette di essere scienza fredda e diventa memoria viva. Ogni oggetto sepolto non è solo ciò che resta del passato, ma ciò che il passato chiede ancora di raccontare. In fondo, noi scaviamo nella terra per ritrovare noi stessi: perché nelle ossa, nel ferro e nel bronzo degli antichi riconosciamo la stessa fame di libertà, la stessa paura, la stessa speranza. E forse il vero suono del karnyx non è quello che spaventava i Romani, ma quello che ancora oggi ci ricorda che la storia non è mai davvero finita, finché qualcuno è disposto ad ascoltarla.
Favria, 19.03.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata! Oggigiorno lasciamoci sorprendere dalla bellezza nei dettagli. Felice giovedì!
19 Marzo 1916
Primo combattimento aereo nella storia degli Stati Uniti d’America: otto aeroplani attaccano le truppe del rivoluzionario messicano Pancho Villa.
A Favria, i tulipani trasformano ogni campo in un angolo d’Olanda in miniatura.
Giornata Internazionale della Felicità: accendere la gioia ogni giorno
Oggi celebriamo la Giornata Internazionale della Felicità, un giorno speciale che ci ricorda quanto la gioia sia il tesoro più grande che possediamo. Non si tratta di un semplice sorriso o di un momento passeggero, ma di quella luce che illumina il cuore e ci permette di affrontare la vita con coraggio, speranza e gratitudine. La felicità è il filo invisibile che unisce le persone, che rende ogni incontro significativo, ogni gesto gentile un atto di magia, ogni parola di conforto un ponte verso il mondo. Questa giornata nasce dall’idea che la felicità non sia un privilegio, ma un diritto universale, un bene prezioso che appartiene a tutti. Non conosce confini, nazionalità o età, perché è universale come il respiro stesso della vita. È un invito a prenderci cura di noi stessi e degli altri, a costruire società più giuste e solidali, dove il benessere emotivo non sia un optional, ma un valore fondamentale. Essere felici significa riconoscere la bellezza del presente, apprezzare le piccole cose che spesso diamo per scontate: il calore di un abbraccio, la voce di un amico, il profumo della pioggia, il canto degli uccelli all’alba. Significa coltivare la gratitudine ogni giorno e capire che la vera ricchezza non si misura in denaro, ma in emozioni, legami e momenti condivisi. La felicità va difesa, nutrita, celebrata 365 giorni l’anno. Non basta un solo giorno per comprenderne il valore: ogni mattina ci offre la possibilità di scegliere la gioia, di accendere una scintilla dentro di noi e negli altri. Ogni gesto di gentilezza, ogni parola di incoraggiamento, ogni sorriso diventano frecce con cui combattiamo l’oscurità della tristezza, della solitudine, dell’indifferenza. Oggi, più che mai, ricordiamo che la felicità è un atto di responsabilità: verso noi stessi, verso chi ci ama e verso chi incontriamo lungo il cammino. È un seme che va piantato, annaffiato e protetto. È una scelta coraggiosa, perché a volte la vita ci mette alla prova, ma proprio nei momenti difficili la gioia diventa luce, forza e speranza. Apriamo il cuore, abbracciamo la vita con gratitudine, condividiamo sorrisi e parole gentili. Celebriamo ciò che ci rende vivi, ciò che ci fa sentire parte di un mondo che può essere migliore, perché ogni atto di felicità moltiplica la bellezza intorno a noi. La felicità non è solo un sentimento: è un’arma contro l’indifferenza, un faro nella tempesta, un dono da dare e ricevere senza misura. In questa Giornata Internazionale della Felicità, ricordiamoci: non basta un giorno per essere felici, serve viverla ogni giorno, sempre, in ogni piccolo gesto, in ogni respiro, in ogni cuore che incontriamo. La felicità è nostra, se sappiamo cercarla, coltivarla e donarla agli altri.
Favria, 20.03.2026 Giorgio Cortese
20 marzo – Giornata Internazionale della Felicità
Buona giornata! Oggigiorno scegliamo la felicità dentro di noi, è un seme che germoglia. Felice venerdì!
20 Marzo 1861
Cade l’ultima roccaforte borbonica, quella di Civitella del Tronto, tre giorni dopo la proclamazione in parlamento, a Torino, del Regno d’Italia.
I tulipani di Favria: un racconto di primavera, terra e sogno olandese vicino a casa.
Poesia e vita: celebriamo l’unicità che ci rende grandi.
Oggi è un giorno speciale. Oggi il mondo ci ricorda due cose straordinarie: la bellezza della parola e la forza della vita. È la Giornata Mondiale della Poesia e la Giornata Mondiale della Sindrome di Down. Due celebrazioni diverse, due motivi di riflessione, ma unite da un messaggio potente: ogni vita è preziosa, ogni voce conta, ogni storia merita di essere ascoltata. La poesia non è solo un insieme di parole su una pagina. La poesia è coraggio. La poesia è libertà. La poesia ha il potere di fermare il tempo, di illuminare il buio, di far vibrare l’anima. Ogni verso è un ponte tra i cuori, un filo invisibile che unisce chi legge e chi scrive, chi ascolta e chi sogna. La poesia ci insegna ad aprire gli occhi, a guardare oltre le apparenze, a sentire ciò che non possiamo vedere.
E poi ci sono loro, le persone con sindrome di Down, che con la loro autenticità ci ricordano il valore dell’unicità. Ogni sorriso, ogni gesto, ogni piccolo traguardo diventa un insegnamento. Ci mostrano che la vita non è fatta solo di grandi imprese, ma di piccoli momenti di coraggio, di dolcezza, di amore puro e sincero. Ogni persona con sindrome di Down è una lezione di dignità, di forza e di bellezza.
Oggi celebriamo la poesia, oggi celebriamo la diversità, oggi celebriamo la vita in tutte le sue forme. Ma ricordiamoci: non basta un solo giorno. La poesia va ascoltata e amata ogni giorno. La diversità va rispettata e valorizzata ogni giorno. La vita va celebrata ogni giorno. 365 giorni all’anno, senza eccezioni, senza dimenticanze. Perché ogni giorno è un’occasione per aprire il cuore, per tendere una mano, per leggere un verso e sentire la forza che ci unisce tutti.
Immaginate un mondo in cui ogni voce viene ascoltata, in cui ogni differenza è un valore, in cui ogni storia è rispettata. Questo mondo è possibile. E lo rendiamo possibile con le parole, con i gesti, con la gentilezza. La poesia ci insegna a trovare bellezza nell’ordinario. La diversità ci insegna a trovare valore in ogni persona. Insieme ci ricordano che la vera forza non sta nel dominio, nella prepotenza o nell’indifferenza, ma nella capacità di vedere, comprendere e amare.
Ogni persona con sindrome di Down, ogni lettore, ogni autore, ogni cuore che si apre alla poesia e all’unicità diventa un eroe silenzioso. Un guerriero che combatte il drago dell’indifferenza e dell’ignoranza. Ogni verso letto, ogni sorriso donato, ogni gesto di rispetto è un colpo al drago che oscura la bellezza della vita.
Oggi vi invito a celebrare. A leggere un verso, a raccontare una storia, a guardare chi vi circonda con occhi pieni di meraviglia. A riconoscere che ogni vita, ogni voce, ogni anima ha un valore infinito. E che la poesia e la diversità non sono semplici concetti: sono armi potentissime, capaci di cambiare il mondo, una parola, un gesto, un sorriso alla volta.
Perché la vita è un poema scritto a più mani. Perché ogni persona è un verso unico e irripetibile. Perché la felicità e il rispetto nascono quando impariamo a guardare l’altro, senza giudizio, senza paura, con cuore aperto e mente vigile. E ricordiamo sempre: 365 giorni all’anno, ogni vita merita ascolto, ogni voce merita attenzione, ogni storia merita rispetto.
Oggi celebriamo la poesia. Oggi celebriamo la diversità. Oggi celebriamo la vita. E domani, e l’altro, e il giorno dopo ancora, portiamo nel mondo la luce dei versi e la forza dell’unicità, perché solo così possiamo costruire un mondo più umano, più giusto, più bello.
Favria, 21.03.2026 Giorgio Cortese
21 marzo – Giornata mondiale della poesia / della sindrome di Down
Buona giornata! Oggigiorno celebriamo tutte le forme di espressione e unicità umana. Felice sabato!
21 Marzo 1804
Bonaparte promulga il Codice napoleonico, primo tentativo di raccogliere l’intero diritto privato francese in un’unica fonte normativa. Il lavoro ispirerà i giuristi di molti altri Paesi.
A Favria la primavera fiorisce tra i tulipani.
Acqua: il battito della vita
Oggi celebriamo la Giornata Mondiale dell’Acqua. E non parlo di un semplice liquido trasparente…Parlo della linfa che scorre nelle vene della Terra, del battito stesso della vita. L’acqua è vita. Ogni goccia è un dono. Ogni fiume racconta una storia. Ogni mare è un respiro che unisce passato, presente e futuro. Pensateci un attimo: tutto ciò che viviamo, tutto ciò che amiamo, tutto ciò che sogniamo dipende da lei. Eppure, oggi, milioni di persone nel mondo non hanno accesso a questo dono. Milioni di bambini, donne, uomini che combattono ogni giorno per trovare una sola fonte pulita.
E noi? Quante volte apriamo un rubinetto senza pensare che ogni goccia sprecata è un privilegio tolto a qualcun altro?
Difendere l’acqua significa difendere la vita. Significa educare i giovani a rispettare fiumi e mari.
Significa proteggere falda, sorgenti, piogge… tutto ciò che ci nutre. Significa scegliere con saggezza… ogni singolo giorno. Immaginate un mondo senza acqua. Un mondo dove i fiumi sono secchi, dove le piante appassiscono, dove il canto degli uccelli tace, dove il sorriso di un bambino si spegne per sete. Non possiamo permettercelo. Non dobbiamo permettercelo. Oggi celebriamo l’acqua, ma celebriamo anche la nostra responsabilità. Ogni rubinetto chiuso. Ogni spreco evitato. Ogni scelta sostenibile è una vittoria contro l’indifferenza. Ogni piccolo gesto è un passo verso un futuro in cui tutti avranno diritto a questo tesoro. L’acqua non è infinita. L’acqua è fragile. E noi siamo i custodi. Siamo chiamati a proteggerla, a rispettarla, a portarla avanti come il bene più prezioso che possediamo, più prezioso di tutti i tesori, più prezioso di ogni ricchezza materiale. Questa giornata è un richiamo. Apriamo gli occhi. Sentiamo il battito dell’acqua. Ascoltiamo la voce della Terra.
Ogni goccia conta. Ogni scelta conta. Ogni vita conta. Non lasciamo che il mondo dimentichi che senza acqua non c’è vita. E non dimentichiamo mai che custodire l’acqua significa custodire il futuro di tutti noi. Quindi oggi, più che mai promettiamo di fare la differenza.Oggi e ogni giorno rispettiamo, proteggiamo, amiamo l’acqua. Perché in ogni goccia c’è il battito del nostro pianeta e il battito della nostra vita.
Favria, 22.03.2026
22 marzo – Giornata mondiale dell’acqua
Buona giornata! Oggigiorno onoriamo la vita che scorre come acqua: limpida, forte, vitale. Felice domenica!
22 Marzo 1796
Prende servizio nello Stato Pontificio il boia Mastro Titta, al secolo Giambattista Bugatti: nella sua carriera arriverà a torturare e uccidere 516 persone.
Tulipani e vento: Favria racconta l’Olanda vicina, un angolo colorato ndel Canavese.
Il gigante che sussurra.
Il Mastiff è un gigante gentile, una presenza che riempie lo spazio senza mai chiedere attenzione. La sua mole racconta una storia lunga, antica, fatta di forza e compostezza. Eppure, basta guardarlo negli occhi per capire che sotto quell’aspetto monumentale vive un cane sorprendentemente dolce, sensibile, profondamente empatico verso gli esseri umani che considera la sua famiglia. Cammina con passo lento e solenne, come se custodisse un’eredità millenaria, e la sua guardia è silenziosa: non abbaia quasi mai, non attacca d’impulso. Gli basta esserci, immenso e pacato, per far capire che quel luogo e quelle persone sono al sicuro.
Considerata la razza britannica più antica, forse presente sull’isola già ai tempi della conquista romana, la storia del moderno Old English Mastiff è un susseguirsi di rinascite. Dopo la Seconda guerra mondiale ne rimasero pochissimi esemplari, quasi tutti anziani; la razza rischiò davvero di scomparire. Fu grazie al lavoro costante di pochi appassionati e all’arrivo di nuovi soggetti dagli Stati Uniti che il Mastiff riuscì a sopravvivere. Un tempo cane delle corti, protagonista delle arene in confronti con animali feroci e utilizzato perfino in guerra, tanto da essere menzionato da Shakespeare nell’Enrico V, oggi è soprattutto un gigante da compagnia, fiero ma affettuoso, più guardiano pacifico che combattente.
Nella vita domestica vive la famiglia come un cerchio da custodire, un branco umano di cui essere parte integrante. È paziente con i bambini, dolce con chiunque abiti la casa e capace di cogliere gli stati d’animo di chi gli vive accanto. Quando qualcuno è triste o ansioso, si avvicina senza far rumore, come se offrisse silenziosamente la sua presenza per riportare calma. Nonostante la stazza, mantiene una sorprendente voglia di giocare, un carattere allegro e una naturale predisposizione alla tranquillità, qualità che lo rendono adatto persino alla pet therapy.
La sua crescita è un viaggio complesso: da poche centinaia di grammi alla nascita può raggiungere quasi novanta chili entro il primo anno. Le sue ossa e le sue articolazioni devono adattarsi a un aumento vertiginoso, ed è per questo che nei primi mesi vanno evitati sforzi, salti, corse eccessive o attività impegnative. Una volta raggiunta la maturità, intorno ai due anni, diventa stabile e solido come una roccia. Alimentazione equilibrata, pasti moderati e riposo prima e dopo aver mangiato riducono il rischio di torsione gastrica, mentre una selezione responsabile limita la possibilità di displasia, problemi cardiaci o oculari. Importante anche la socializzazione: la calma del Mastiff è naturale, ma va incanalata con educazione e puppy class.
Il Mastiff appartiene al gruppo dei molossoidi, nome che deriva dal popolo dei Molossi, un’antica tribù dell’Epiro, in Grecia, famosa per l’allevamento di grandi cani da guerra e da guardia. Quei cani erano robusti, coraggiosi e fedeli, qualità che hanno attraversato i secoli arrivando fino ai molossi moderni. Tra i parenti più affini al Mastiff troviamo il Dogue de Bordeaux, più piccolo e dal mantello fulvo o mogano; il Mastino Napoletano, con pelle molto più abbondante e colori differenti; il Bullmastiff, nato proprio dall’incrocio fra un Mastiff e un Bulldog; e lo stesso Bulldog, lontano erede della stessa radice comune. Sono razze unite da una storia condivisa, costruita su forza, lealtà e una sorprendente sensibilità verso l’essere umano.
Eppure, nonostante un passato fatto di guerre, arene e imprese leggendarie, il Mastiff di oggi sembra aver scelto una via diversa per esprimere la propria grandezza. Non ha bisogno di dimostrare nulla a nessuno: gli basta restare accanto ai suoi umani, presente e silenzioso. Forse è proprio in questo che risiede la sua lezione più profonda. La forza autentica non è quella che si impone o che cerca il confronto: è quella che protegge senza fare rumore, che consola senza parole, che offre sicurezza semplicemente esistendo. Come il Mastiff, la vera forza non domina, sussurra.
Favria, 23.03.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata! Oggigiorno lasciamo spazio ai nostri sogni più audaci. Felice lunedì!
23 Marzo 1857
Elisha Otis, inventore del freno di sicurezza per ascensori e fondatore dell’omonima azienda, installa il primo ascensore della storia all’indirizzo 488, Broadway, New York.
A Favria in fiore: poesia sui petali dei tulipani che sussurrano primavera e lontani paesaggi
27 marzo: pochi minuti per te, una vita che continua per qualcuno
Ci sono gesti silenziosi che cambiano tutto. Donare il sangue è uno di questi. Non fa rumore, non chiede applausi, ma può fare la differenza tra l’attesa e la speranza, tra una difficoltà e una nuova possibilità.
La risposta dei donatori è stata forte: per la data del 27 febbraio i posti sono quasi tutti occupati. Un segnale bellissimo di partecipazione. Per chi non è riuscito a prenotare, o per chi desidera fare la propria parte, c’è un’altra occasione importante da segnare in agenda:
Venerdì 27 marzo, dalle 8:00 alle 11:20, a Favria, nel cortile interno del Comune, si terrà la donazione di sangue intero.
Donare significa esserci quando conta davvero. Significa diventare una possibilità in più per un bambino che affronta cure delicate, per chi attende un intervento urgente, per chi ha visto la propria quotidianità fermarsi all’improvviso. In pochi minuti, il tuo gesto può trasformarsi in respiro, forza, continuità. Il sangue donato non è solo una risorsa sanitaria: è tempo restituito, è futuro che riparte, è speranza concreta nelle mani di chi sta aspettando.
Accanto alla donazione di sangue intero, è possibile informarsi anche sulla donazione di plasma, fondamentale per molte terapie salvavita, per patologie croniche e immunodeficienze. È una procedura sicura, controllata e altrettanto preziosa.
Per partecipare è necessario prenotare e presentarsi con un documento d’identità.
Per informazioni e prenotazioni: cell. 333 1714827 oppure tramite mail: favria@fidasadsp.it
A volte non servono grandi gesti. Basta scegliere di esserci. Il 27 marzo può essere il giorno in cui fai la differenza.