Camminare per vedere davvero. – 26 maggio 1896 – Errore come movimento. – 27 maggio 1937 – 28 maggio 1918. La Repubblica d’Armenia: nascita e interruzione di un sogno nazionale. – 28 maggio 1974 – Licaone, il re che osò sfidare gli dèi e divenne bestia! – 29 maggio 1453 – La vera storia della mozzarella di bufala campana: un tesoro dei Borbone – Giornata Mondiale senza Tabacco: respirare libertà – 31 maggio. 1859 – Giugno, il Sole dei giovani! -1 giugno 1495 – Dona il plasma, dona una possibilità in più…LE PAGINE DI GIORGIO CORTESE

Camminare per vedere davvero. Viaggiare non è solo muoversi da un luogo all’altro. Non è una questione di chilometri o di mete esotiche da spuntare su una lista. La vera essenza del viaggio sta nello sguardo: nella capacità di fermarsi, osservare e lasciarsi cambiare da ciò che incontriamo.

Si può attraversare il mondo senza vedere nulla, come accade ai turisti che cercano sempre lo stesso letto, la stessa colazione, la stessa lingua. Ma si può anche restare nella propria città e scoprire universi interi, se ci concediamo la lentezza e l’attenzione necessarie. Ogni vicolo, ogni crepa dei muri, ogni dettaglio apparentemente insignificante racconta storie di vite dimenticate, di resistenze sottili, di dolori e gioie che sopravvivono sotto la superficie.

Le città parlano a chi sa ascoltarle. Serve pazienza per fermarsi, osservare e percepire ciò che normalmente sfugge. Serve anche un po’ di irrequietezza, la spinta a deviare dai percorsi segnati e ad abbracciare l’imprevisto. È il passo del flâneur, come lo descrivono Baudelaire e Walter Benjamin: camminare senza fretta, notando ciò che gli altri ignorano e scoprendo la vita nascosta nelle pieghe della città.

Ogni luogo ha una faccia visibile e una nascosta. Sta a noi decidere se limitarci alla superficie o addentrarci negli strati più profondi, dove vivono memoria, desideri, paure e misteri. Qui le città mostrano la loro vitalità e ci ricordano che il mondo non è mai neutro: è vivo, stratificato e pieno di storie che aspettano di essere scoperte.

Il vero viaggio non consiste nel cambiare scenario, ma nel cambiare modo di guardare. Camminare diventa così un atto di resistenza: contro la fretta, contro la superficialità, contro l’illusione di conoscere senza vedere davvero. E in quelle crepe nascoste, dove meno ce lo aspettiamo, entra la luce.

Favria, 26.05.2026 Giorgio Cortese

Buona giornata. Ogni passo avanti merita di essere riconosciuto. Felice martedì 26.

26 maggio 1896, incoronazione dello zar Nicola II. Ultimo zar di Russia.

Errore come movimento.

Scrivere al cellulare o al computer è un atto umano che lascia spesso tracce impreviste: refusi, sviste, errori di battitura. Più che semplici imperfezioni da cancellare in fretta, questi piccoli scivoloni rivelano qualcosa di profondo. Non sono soltanto distrazioni: ogni refuso è un segno del motus animi, del movimento interiore che continua a vivere anche quando cerchiamo di fermarlo con le regole. In ogni testo, infatti, si nasconde un piccolo spazio di imperfezione che ricorda la natura umana della scrittura e della vita stessa. Ogni parola sbagliata o accidentalmente posizionata è la prova che siamo presenti, che stiamo pensando, che stiamo davvero sperimentando, non solo copiando. Non a caso esiste perfino una legge dell’editoria ironica: la famosa legge di Murphy recita, con un gioco di parole, che se critichi l’editing o la correzione di bozze, nel tuo stesso testo comparirà un errore. Una testimonianza scherzosa, ma significativa, della relazione indissolubile tra perfezione voluta e inevitabile imperfezione. E ancora, come ricordano numerose riflessioni sul valore degli errori, questi non sono solo giustificazioni per le piccole imperfezioni: ci invitano a vederli come occasioni di crescita, creatività e libertà. Forse, allora, dovremmo smettere di considerare il refuso come un nemico da eliminare e imparare a vederlo come un segno di vita. Ogni errore rivela che abbiamo osato formulare un pensiero, che abbiamo messo in gioco la nostra voce. In questo senso, i refusi diventano piccoli compagni di strada: non ostacoli invisibili, ma messe in movimento dell’anima, indizi di un percorso creativo autentico. Accogliere le imperfezioni non significa abbandonare la cura del linguaggio, ma riconoscere che la bellezza non nasce dalla perfezione. Nasce dal coraggio di andare avanti, di esplorare, di sbagliare e di correggersi. E in quella danza tra errori e correzioni troviamo non solo padronanza del linguaggio, ma un modo più profondo di stare nel mondo: gentili con noi stessi, aperti alle sorprese della vita e pronti a imparare da ogni passo falso.

Favria, 27.05.2026 Giorgio Cortese

Buona giornata. Ogni giorno coltiviamo pensieri positivi: fanno fiorire il presente. Felice mercoledì.

27 maggio 1937: inaugurato il Golden Gate Bridge. Simbolo di San Francisco.

28 maggio 1918. La Repubblica d’Armenia: nascita e interruzione di un sogno nazionale

Il 28 maggio 1918, in un Caucaso sconvolto dal crollo degli imperi e dalle devastazioni della Grande Guerra, nacque la Repubblica Democratica d’Armenia. Per il popolo armeno fu un momento storico di straordinaria importanza: dopo il genocidio del 1915 perpetrato dall’Impero ottomano, che aveva distrutto intere comunità e causato la morte di centinaia di migliaia di persone, la proclamazione di uno Stato indipendente rappresentava non solo un atto politico, ma una forma di sopravvivenza collettiva.

Sulle macerie di una tragedia umanitaria ancora aperta, migliaia di profughi si riversarono nelle regioni orientali del Caucaso, aggravando una situazione già segnata da instabilità, fame e disordine. In questo contesto drammatico, i leader armeni scelsero di affermare la propria sovranità, dando vita a uno Stato con capitale Erevan e con l’ambizione di costruire istituzioni democratiche, un esercito e una politica estera autonoma.

Nei suoi brevi anni di vita, la Repubblica d’Armenia cercò di ottenere un riconoscimento internazionale e di consolidare la propria esistenza tra potenze ostili e confini fragili. Ma la sua storia fu segnata da una precarietà costante: pressioni militari esterne, difficoltà economiche e instabilità interna ne indebolirono progressivamente le fondamenta.

Nel 1920, l’ingresso dell’Armata Rossa pose fine a quell’esperimento di indipendenza, integrando il territorio armeno nell’orbita sovietica. Il sogno di uno Stato nazionale durò poco, ma non scomparve: sopravvisse nella memoria collettiva e nell’identità di un popolo che aveva trovato, anche solo per un breve istante, una forma politica alla propria esistenza storica.

E proprio in questa fragilità si rivela il senso più profondo della vicenda armena: gli Stati possono essere spezzati dalla forza della storia, ma le identità che li hanno generati continuano a vivere oltre la loro forma politica. Forse, allora, la vera indipendenza non coincide soltanto con la durata di uno Stato, ma con la capacità di un popolo di non smettere di riconoscersi, anche quando la sua sovranità viene cancellata dalla geografia del mondo.

Favria, 28.05.2026 Giorgio Cortese

Buona giornata. La quotidiana perseveranza è la chiave del cambiamento. Felice giovedì.

28 maggio 1974, strage di Piazza della Loggia a Brescia. Attentato durante una manifestazione.

Licaone, il re che osò sfidare gli dèi e divenne bestia!

Licaone, sovrano dell’Arcadia, era un uomo temuto e rispettato, ma anche profondamente empio e crudele. Il suo regno prosperava, eppure il suo cuore era privo di pietà. Si diceva che non riconoscesse alcuna legge più alta della propria volontà, e che la sua arroganza fosse tale da spingersi oltre i confini dell’umano.

Zeus, padre degli dèi, venuto a conoscenza della sua perfidia, decise di scendere sulla terra per metterlo alla prova. Assunse le sembianze di un viandante e si presentò alla corte del re. Gli abitanti dell’Arcadia, colti da timore reverenziale, si prostrarono davanti allo straniero, intuendo la presenza divina dietro quel volto mortale. Ma Licaone no.

Diffidente e sprezzante, decise di mettere alla prova l’ospite con un atto di inaudita crudeltà. Ordinò un banchetto e fece servire carne umana, secondo alcune versioni, quella di uno dei suoi stessi figli,— convinto che, se l’uomo fosse stato davvero un dio, avrebbe riconosciuto l’orrore e si sarebbe rifiutato di mangiare.

Zeus comprese immediatamente l’inganno. L’ira divina si abbatté sulla sala come un fulmine. Disgustato e furente per tanta empietà, distrusse il palazzo e condannò Licaone a una punizione esemplare: lo trasformò in un lupo.

Il corpo del re si contorse, le mani divennero zampe, la voce si mutò in ululato. L’uomo che aveva vissuto come una belva divenne finalmente ciò che era sempre stato nell’animo. La ferocia che portava nel cuore prese forma nella sua carne.

Così nacque il mito del lupo mannaro, tramandato nei secoli come monito e leggenda. Nelle Metamorfosi di Ovidio, Licaone diventa il simbolo dell’uomo che, rinnegando la propria umanità, scivola nell’ombra della bestialità.

Il mito di Licaone non parla solo di dèi e punizioni, ma di noi. Ci ricorda che l’uomo non diventa bestia per una maledizione, ma per le scelte che compie. Ogni volta che rinuncia alla compassione, al rispetto, alla dignità dell’altro, compie un passo verso la sua trasformazione.

Perché la vera licantropia non è quella che muta il corpo nelle notti di luna piena, ma quella che corrompe l’anima quando il potere cancella la coscienza e l’orgoglio spegne l’umanità.

E forse gli dèi non hanno più bisogno di punirci: spesso siamo noi stessi a diventare il nostro castigo.

Favria, 29.05.2026 Giorgio Cortese

Buona giornata. Concludiamo la settimana con fiducia e serenità. Felice venerdì.

29 maggio 1453, caduta di Costantinopoli. Fine dell’Impero Bizantino.

La vera storia della mozzarella di bufala campana: un tesoro dei Borbone

La mozzarella di bufala campana, simbolo gastronomico del Sud Italia, ha radici profonde e affascinanti, ancora poco conosciute. Solo grazie ai documenti conservati negli archivi borbonici è oggi possibile ricostruirne le origini e comprendere come questa eccellenza culinaria sia nata tra sperimentazioni agricole e zootecniche della corte di Napoli.

Le fonti storiche rivelano la vita quotidiana del Real Sito di Carditello, cuore delle attività zootecniche e della produzione di mozzarella destinata alla tavola dei Borbone. Manoscritti, registri contabili e lettere ufficiali raccontano la “Reale Bufalaria”: le tecniche di allevamento e trasformazione del latte, la perizia delle maestranze e la rete commerciale che rese celebre questo prodotto golosissimo. Antichi atti notarili testimoniano inoltre la lunga tradizione bufalina nella Piana del Sele, mentre figurine del presepe reale raffigurano bufale e mandriani, a sottolineare quanto questa produzione fosse già parte integrante della vita culturale e culinaria dell’epoca.

Questa storia ci ricorda che ogni eccellenza gastronomica non nasce dal caso, ma dall’ingegno, dalla cura e dalla passione di chi lavora la terra e gli animali. La mozzarella di bufala campana non è solo un prodotto da gustare: è un patrimonio vivo, simbolo di una cultura che lega sapori, tradizioni e memoria storica, e ci insegna che dietro ogni piacere della tavola c’è sempre un racconto da scoprire.

Favria, 30.05.2026 Giorgio Cortese

Buona giornata. Ascoltiamo il nostro cuore, è lì che nasce l’equilibrio. Felice sabato.

30 maggio 1431, morte di Giovanna d’Arco. Bruciata sul rogo.

Giornata Mondiale senza Tabacco: respirare libertà

Ogni anno, il 31 maggio, il mondo si unisce per ricordare un messaggio semplice ma potente: la vita senza tabacco è più lunga, più sana, più libera. La Giornata Mondiale senza Tabacco nasce su impulso dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per sensibilizzare la popolazione sui pericoli del fumo e incoraggiare politiche pubbliche volte a ridurre il consumo di sigarette e altri prodotti contenenti nicotina.

Il tabacco è da sempre uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari, respiratorie e tumori. Ogni anno provoca milioni di morti premature e costi enormi per i sistemi sanitari. Ma non è solo questione di numeri: il fumo limita la qualità della vita, danneggia chi ci sta vicino attraverso il fumo passivo e crea dipendenza fisica e psicologica difficile da spezzare.

Questa giornata non serve soltanto a chi fuma, ma anche a chi lavora per proteggere la salute pubblica: medici, insegnanti, legislatori e cittadini consapevoli. Le campagne internazionali puntano a educare, promuovere alternative più sicure, vietare pubblicità ingannevoli e limitare l’accesso dei giovani ai prodotti del tabacco. Negli ultimi anni, anche il crescente uso di sigarette elettroniche e prodotti a base di tabacco riscaldato ha ampliato il dibattito, confermando l’importanza di informare correttamente sui rischi di ogni forma di consumo.

La Giornata Mondiale senza Tabacco ci ricorda che la salute è un diritto e una scelta: ogni sigaretta non fumata è un piccolo atto di libertà, un respiro di autonomia che proteggere se stessi e chi ci circonda. Perché rinunciare al tabacco non è solo vivere più a lungo, ma vivere meglio.

E forse il messaggio più profondo è questo: la vera libertà è respirare senza catene, costruire una vita dove la salute non sia ostaggio di abitudini dannose, e trasformare la conoscenza in scelte concrete.

Favria, 31.05.2026 Giorgio Cortese

Giornata Mondiale senza Tabacco. Buona giornata. Scegliamo ciò che fa bene al nostro corpo e alla nostra vita. Felice domenica.

31 maggio. 1859: nascita della Croce Rossa. Fondata da Henry Dunant.

Giugno, il Sole dei giovani!

Giugno è il mese in cui la luce raggiunge la sua massima intensità e la natura si mostra nella sua pienezza, un periodo di vitalità e crescita. Il suo nome deriva da Giunone, dea romana del matrimonio, della fecondità e protettrice dello Stato, legata fin dai tempi dei popoli italici al ciclo lunare e alla protezione della comunità. Figlia di Saturno e moglie di Giove, Giunone era la più importante tra le dee romane e assieme a Giove e Minerva formava la Triade Capitolina. Le calende, il primo giorno di ogni mese, erano dedicate a lei, e nel mese di giugno si celebrava il suo ruolo di Moneta, colei che ammonisce e guida.

Il 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, l’asse terrestre regala la massima durata di luce, e per questo giugno era anche considerato il mese del sole. Nell’antica Roma, il solstizio era accompagnato da riti e cerimonie nei templi dedicati a Giunone, con offerte e preghiere per propiziare la fertilità dei campi, la prosperità della comunità e la protezione della città. Alle calende di giugno si ricordava la costruzione di un tempio sul Campidoglio in suo onore, e le celebrazioni includevano processioni, sacrifici e invocazioni affinché la dea vegliasse su matrimoni, nascite e sullo Stato stesso.

Giugno era anche il mese dei giovani, in contrasto con maggio, dedicato agli anziani custodi della saggezza e delle tradizioni. Come racconta Ovidio nei Fasti, i iuniores avevano il compito di difendere il territorio con la forza fisica, incarnando la vitalità e la spinta verso il futuro. Questo legame con la giovinezza si rifletteva non solo nelle cerimonie pubbliche, ma anche nella simbologia del mese: energie fresche, desiderio di movimento, entusiasmo per la vita.

Astrologicamente, giugno è un mese di dualità. Governato dai Gemelli fino al 20 e dal Cancro dal 21 in poi, oscilla tra leggerezza e profondità: socialità, conversazioni e curiosità si alternano a introspezione, bisogno di radici e connessione emotiva. È il mese di transizione, quello in cui la primavera si trasforma in estate, dove il mondo esterno si espande ma si avverte anche la necessità di guardare dentro di sé.

I riti dell’antica Roma riflettono questa doppia natura: dalle celebrazioni della fertilità e della protezione degli dei fino ai sacrifici e ai lustri rituali, giugno incarnava la cura per la comunità e il rispetto dei cicli naturali. Era un mese in cui la vita si mostrava in tutta la sua pienezza, e allo stesso tempo si riconosceva l’ineluttabile passaggio del tempo.

Giugno ci insegna che la luce più intensa non dura per sempre, e che ogni apice di energia porta con sé l’invito a coltivare ciò che abbiamo dentro: la giovinezza dello spirito, la forza dell’intento e la consapevolezza che ogni stagione della vita, come ogni mese dell’anno, ha la sua sacralità. In questo equilibrio tra espansione e introspezione, giugno ci ricorda che crescere significa anche saper guardare dentro di sé.

Favria, 1.06.2026 Giorgio Cortese

Buona giornata. Inizia giugno con gioia e curiosità. Felice lunedì.

1 giugno 1495. Nasce Nostradamus. Celebre per le sue profezie ancora oggi discusse.

Dona il plasma, dona una possibilità in più.

Ogni donazione di plasma può aiutare concretamente chi affronta cure importanti e necessita di farmaci salvavita. Bastano circa 40 minuti del tuo tempo per compiere un gesto semplice, sicuro e di grande valore.

La donazione avviene tramite plasmaferesi: attraverso un normale ago da donazione, il sangue viene prelevato e inserito in un separatore cellulare che, grazie alla centrifugazione, raccoglie soltanto il plasma. La restante parte del sangue viene restituita immediatamente al donatore durante la procedura.

Per evitare la coagulazione all’interno dell’apparecchiatura viene utilizzata una minima quantità di anticoagulante. In alcuni casi si possono avvertire lievi sensazioni temporanee, come un leggero formicolio alle labbra o alle dita oppure una sensazione di freddo: il personale sanitario sarà sempre presente per assisterti e garantire il massimo comfort e sicurezza.

Prima della donazione è importante idratarsi correttamente nei giorni precedenti.

Chi può donare?

Possono donare plasma le persone che rispettano i seguenti requisiti: età compresa tra 18 e 60 anni, fino a 12 plasmaferesi all’anno. età compresa tra 61 e 65 anni, fino a 6 plasmaferesi all’anno.)

Valori minimi di emoglobina: Uomo: ≥ 12,5 g/dl (≥ 12,0 g/dl se portatore di tratto talassemico) Donna: ≥ 11,5 g/dl (≥ 11,0 g/dl se portatrice di tratto talassemico)

Ogni donazione permette di raccogliere circa 600 ml di plasma, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.

Il plasma non si produce in laboratorio: nasce solo dalla generosità delle persone.
Il tuo gesto può diventare una cura, una speranza, un aiuto concreto per chi ne ha bisogno.

Per i donatori di Favria per prossime donazioni per prenotare a Rivarolo C.se, Cirè oppure in via Ponza a Torino cell. 3331714827