Mercoledì 15 aprile, alle ore 15,30, nella Sala Conferenze Trinità di Cuorgnè, l’Unitrè di Cuorgnè ha ospitato un incontro capace di unire rigore scientifico e meraviglia: “Dai conigli di Fibonacci ai pentagoni dei Pitagorici: un percorso di esplorazione della Sezione Aurea”, tenuto dal Docente Alberto Turigliatto. Non una semplice lezione, ma un viaggio nel tempo e nello spazio, capace di condurre il pubblico dalle difficoltà del Medioevo europeo fino alle raffinate costruzioni matematiche del mondo antico e alle loro sorprendenti ricadute nel presente. All’inizio del XII secolo, mentre l’Occidente faticava ancora a rialzarsi da secoli di instabilità, avvenne una trasformazione silenziosa ma decisiva. Grazie ai contatti con il mondo arabo, giunse in Europa un nuovo sistema di numerazione, più semplice, più potente, più “intelligente”. A raccogliere e diffondere questa eredità fu Leonardo Fibonacci, figura centrale di questa rivoluzione culturale. Con il suo Liber Abaci, Fibonacci introdusse le cifre indo-arabe e il sistema posizionale, rendendo finalmente possibili calcoli rapidi ed efficaci. Un cambiamento che oggi diamo per scontato, ma che allora rappresentò una svolta epocale, soprattutto per il commercio e per lo sviluppo del pensiero scientifico. Eppure, il nome di Fibonacci è legato soprattutto a qualcosa di apparentemente semplice: un problema sui conigli. Una coppia che si riproduce secondo regole precise dà origine a una sequenza numerica in cui ogni termine è la somma dei due precedenti. Una costruzione elementare, quasi un gioco. Ma è proprio da qui che si apre un orizzonte inatteso. Quella sequenza: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13…, non resta confinata sulla carta: riemerge nella realtà, nelle forme della natura, nelle strutture della vita. Il docente ha guidato il pubblico a riconoscere questa presenza silenziosa: nei petali dei fiori, nelle spirali dei girasoli, nella disposizione delle foglie lungo un ramo. Non si tratta di coincidenze, ma di strategie naturali di ottimizzazione, modi in cui la vita organizza lo spazio e la luce. È come se la natura “scegliesse” spontaneamente queste configurazioni, perché funzionano meglio. E in questo riconoscimento nasce lo stupore: ciò che sembrava un semplice esercizio matematico diventa una chiave per leggere il mondo. Da qui il passo verso la sezione aurea è naturale. Questo numero, circa 1,618, è da secoli associato all’idea di armonia e bellezza. Architetti, artisti e pensatori lo hanno cercato, studiato, celebrato. Il legame con Fibonacci emerge con forza quando si osserva che il rapporto tra numeri consecutivi della sua successione si avvicina sempre più a questo valore. È un avvicinamento progressivo, quasi un tendere verso un ideale: una dinamica numerica che si trasforma in proporzione geometrica. In questo intreccio entra in scena anche Archimede, figura emblematica della matematica antica. La sua spirale, costruita secondo una legge precisa, rappresenta la possibilità di trasformare il numero in forma, il calcolo in figura. Pur non essendo identica alla spirale che si ottiene dai numeri di Fibonacci, ne condivide lo spirito: una crescita ordinata, una regolarità che si sviluppa nello spazio. È qui che il discorso si amplia: non si tratta più solo di numeri o di figure, ma di un linguaggio comune che attraversa epoche e discipline. La conferenza ha anche richiamato le radici ancora più antiche di queste idee, risalendo alla scuola di Pitagora. Nei pentagoni regolari e nelle loro diagonali, i pitagorici avevano già intravisto la proporzione aurea, attribuendole un significato non solo matematico, ma anche simbolico e quasi mistico. Per loro, i numeri non erano semplici strumenti di calcolo, ma principi capaci di spiegare l’ordine del cosmo. E proprio questa dimensione ha reso l’incontro particolarmente coinvolgente. Non si è parlato solo di formule o di teorie, ma di una visione del mondo. Una visione in cui matematica, natura, arte e filosofia non sono compartimenti separati, ma aspetti di una stessa realtà. Il pubblico è stato accompagnato a riflettere su quanto queste strutture siano presenti anche nella nostra esperienza quotidiana, spesso senza che ce ne accorgiamo. E allora resta una domanda, sospesa tra scienza e filosofia: perché tutto questo ci appare bello? Perché una certa proporzione, una certa forma, una certa armonia ci colpiscono così profondamente? Forse perché, in qualche modo, ci appartengono. Forse perché anche noi, nel nostro corpo e nella nostra percezione, siamo costruiti secondo quelle stesse relazioni. In fondo, osservando una spirale, un fiore o una facciata armoniosa, non stiamo soltanto guardando qualcosa di esteticamente piacevole. Stiamo riconoscendo un ordine. Un ordine che non abbiamo inventato, ma scoperto. E che continua, silenziosamente, a collegare il pensiero umano alla struttura più profonda dell’universo.
Foto di Osvaldo Marchetti