Aprile è il quarto mese dell’anno nel calendario giuliano e gregoriano, il
secondo nell’antico calendario romano. Il termine deriva, dall’aggettivo latino aprilis, la cui etimologia è incerta. Potrebbe significare “il secondo mese”(allora l’anno iniziava con il mese di Marzo) o forse indicare “il mese di Venere”. Questo mese è associato alla rinascita e alla trasformazione, come si evince anche dalle feste e dalle ricorrenze che spesso cadono in questo momento, come la Pasqua. Nell’antichità erano tre le celebrazioni più importanti di aprile: i Veneralia, che celebravano Venere, i Cerealia, dedicati a Cerere, e i Floralia, dedicati all’antica divinità italica Flora, collegata con il fiorire in primavera delle piante. Ecco perché già in tempi passati era considerato il mese per eccellenza della rinascita dopo il lungo e gelido inverno. Nell’antichità veniva associato a questo mese la margherita. Nell’ antica Roma la margherita veniva associata alla dea Venere, e il pisello odoroso. Se la prima simboleggia la purezza e la longevità.
Favria, 1.04.2025 Giorgio Cortese
Buona giornata. Ecco è di nuovo aprile. Ogni anno in aprile ricordo di quanto la vita sia breve. Ogni anno ricordo di come dovrei sentirmi felice di essere vivo. Felice martedì
1°APRILE 1924 Adolf Hitler viene condannato a cinque anni di carcere per la partecipazione al Putsch della birreria, a Monaco. Sconta solo 9 mesi, periodo che impiega proficuamente per scrivere Mein kampf , “La mia battaglia”, il suo libro autobiografico e
programmatico che esce nel 1925.
Montanismo.
Nome, dal suo iniziatore, dato a un’eresia cristiana sorta nel sec. II, e che le fonti designano piuttosto dalla popolazione in mezzo alla quale ebbe origine come l’eresia dei Frigi. Si tratta in sostanza d’un moto entusiastico: Montano, immaginando prossima la fine del mondo e l’avvento del regno millenario, si diede a profetizzare, annunciando tra l’altro che la nuova Gerusalemme sarebbe discesa dal cielo nella pianura di Pepuza, oscuro villaggio a oriente di Filadelfia, da lui ribattezzato appunto Gerusalemme. A lui si unirono nel profetizzare due donne, Massimilla e Prisca o Priscilla, e aderirono a essi numerosi seguaci. Il carattere entusiastico del movimento trova un riscontro, e forse in parte una spiegazione, nell’analogo carattere delle manifestazioni del sentimento religioso in Frigia anche nell’epoca precristiana: esempio, i misteri di Attis e Cibele. Montano e le profetesse si erano presentati come gli araldi degli ultimi tempi; e agl’inizî del movimento le manifestazioni di carattere carismatico dovettero essere numerose e frequenti. Poi, con la morte degl’iniziatori, e fors’anche prima di essa, registrati i loro oracoli in scritto, si manifestò la necessità dell’esegesi e, cresciuto il numero degli aderenti, quella dell’organizzazione. Sappiamo che la setta ebbe i suoi amministratori, i suoi propagandisti, la sua gerarchia diversa dalla cattolica: divenne, in breve, una setta come le altre. E probabilmente fu in questa seconda fase che, venute meno le ragioni originarie del dissenso, se ne crearono altre, nel credo, nella disciplina e nella liturgia. Poi anche l’impulso originario si affievolì e il montanismo venne perdendo importanza. Tra la fine del sec. IV e il V, le leggi imperiali lo perseguitarono; ne troviamo qualche traccia, in Oriente, fino all’VIII.
Favria 2.0.4.2025 Giorgio Cortese
Buona giornata. Nella vita quotidiana se la stupidità si pavoneggia, l’intelligenza si destreggia. Felice mercoledì
Giovanni dalle Bande nere.
Giovanni de’ Medici si può considerare l’ultimo vero capitano di ventura, inteso come comandante di piccole compagnie dedite alla guerriglia, e non di grandi eserciti votati allo scontro campale. Classe 1498, rimasto presto orfano, cresce a Firenze sotto la tutela di Jacopo Salviati; sulla sua adolescenza fioriscono leggende che lo vedono sventrare animali e attaccar briga, arrivando anche a riempire di botte balia e precettore, tanto da tornare sempre a casa sporco di sangue. Però a 13 anni uccide davvero un ragazzo in una rissa tra “baby gang” e viene bandito dalla città. Le sue prestigiose parentele gli valgono però ruoli sempre più importanti nelle milizie papali e a 18 anni conquista Urbino alla testa di 100 cavalieri. Presto organizza una propria compagnia, le Bande, dalle insegne bianche e viola, che fa parlare di sé per la sua estrema mobilità grazie ai cavalli berberi piccoli e agili e a una tattica “mordi e fuggi”. È un capo spietato che passa personalmente a fil di spada chiunque si dimostri vile o pigro. Al servizio del papa Medici, Leone X, conduce vita dispendiosa e si riempie di debiti; si divide tra bagordi, saccheggi, duelli e battaglie, distinguendosi sull’Adda, che attraversa di slancio alla testa di 200 cavalieri aggirando i francesi. La morte di Leone X, che lo spinge a listare a lutto le sue insegne, da cui il soprannome di Giovanni dalle Bande nere, gli sottrae la maggior fonte di guadagno. Nonostante una grande impresa compiuta al Trasimeno contro i Baglioni e i Della Rovere, Firenze non paga e così, dopo aver saccheggiato le campagne, passa ai francesi. Ma finisce coinvolto nella sconfitta alla Bicocca e, mal pagato anche dai nuovi committenti, si offre alla sorellastra, Bianca Riario. Tormenta con le sue Bande le popolazioni della Romagna e si concede sei mesi di piaceri col nuovo segretario personale, Pietro l’Aretino, prima di passare al soldo degli imperiali. Ma arriva il momento di un nuovo papa Medici, Clemente VII, che paga tutti i suoi debiti e lo pone al servizio dei francesi: manca di poco la battaglia di Pavia, a causa di una seria ferita alla coscia che lo colloca a riposo per qualche tempo, durante il quale riprende le sue orge con l’Aretino. Torna al servizio dei francesi, ma deve ritirarsi da Milano: lo fa a modo suo, lentamente e in pieno giorno, perché reputa da codardi scappare di notte. Poi affronta i lanzichenecchi sul Mincio, guadagnandosi col suo eroismo il soprannome di “Gran Diavolo”, presso gli imperiali. Ma il 25 novembre 1526, sotto la neve, un colpo di falconetto gli spappola lo stinco destro: troppo tardi gli amputano la gamba e la cancrena lo porta alla morte entro quattro giorni
Favria, 3.04.2025 Giorgio Cortese
Buona giornata. Nella vita quotidiana alzo sempre lo sguardo, affascinato dal candore di una nuvola che viaggia in un cielo colorato di speranza. Felice giovedì
Addiaccio.
L’addiaccio significa uno spazio recintato e scoperto dove il gregge passa la notte, oggi tale parola assume il significato di all’aperto. Il lemma deriva dal latino adiacére, giacere accanto. Una parola che ci ricorda che il dormire all’addiaccio significa dormire all’aperto, e che quando si dorme all’aperto si debba spesso fare i conti col freddo, ma non dobbiamo ricondurre intuitivamente l’addiaccio al ghiaccio. Pensiero non proprio strambo perché in certi dialetti toscani diaccio è proprio una variante di ‘ghiaccio. L’addiaccio ci descrive quel recinto dove il gregge viene tenuto per la notte, privo di ripari, e non deve essere per forza al freddo. Ed è l’assenza di riparo il fulcro di questa parola, l’addiaccio appunto.
Favria, 4.04.2025 Giorgio Cortese
Buona giornata. La maggior parte delle cose importanti nel mondo sono state compiute da persone che hanno continuato a provare quando sembrava che non ci fosse alcuna speranza. Felice venerdì.
Il Cappellaio Matto
Il personaggio più stravagante e curioso che la protagonista di Alice nel Paese delle Meraviglie incontra nel suo viaggio pieno di bizzarrie è probabilmente il Cappellaio, celebre per il suo aspetto eccentrico e per le battute nonsense. Anche se nel famosissimo libro del 1865 di Lewis Carroll è semplicemente il Cappellaio, c’è una ragione precisa per cui è più noto come il “Cappellaio matto”: nell’Inghilterra dell’Ottocento infatti “essere matto come un cappellaio” era un’espressione diffusa per indicare i disturbi che poteva sviluppare proprio chi faceva quel mestiere. Sul significato che voleva attribuire l’autore al personaggio, così come sull’origine del detto, ci sono però più interpretazioni. Nel sesto capitolo del libro il personaggio del Gatto rivela ad Alice che nel luogo in cui è finita “siamo tutti matti”, e l’incontro con il Cappellaio, poco dopo, contribuisce ancora di più alla sua confusione. La prima cosa che le dice, senza apparente motivo, è che dovrebbe farsi tagliare i capelli, e poi le chiede “perché un corvo assomiglia a uno scrittoio?”, un quesito senza una vera risposta e che la lascia comprensibilmente perplessa. Il Cappellaio le spiega inoltre che lì “è sempre l’ora del tè”, visto che ha litigato con il tempo e il tempo non fa più quello che vuole lui. Il ruolo del Cappellaio è anche legato a questioni linguistiche. Carroll amava molto i giochi di parole, le associazioni di significati e i doppi sensi, pertanto potrebbe non essere un caso che nel libro il personaggio compaia in compagnia della Lepre di Marzo, un altro dei personaggi curiosi che Alice incontra. Prima ancora di “mad as a hatter”, infatti, per indicare qualcuno un po’ matto in Inghilterra era diffusa l’espressione “mad as a March hare”, “matto come una lepre di marzo”: un riferimento all’eccitazione degli animali nella stagione dell’accoppiamento. Sia i due personaggi sia le allusioni ai due modi di dire ricorderebbero insomma che, come aveva detto il Gatto, “siamo tutti matti qui”. Ritornando al Cappellaio Matto nella cosiddetta epoca vittoriana, che prende il nome dal lungo regno della regina Vittoria del Regno Unito, 1837-1901, i cappelli erano un accessorio popolare sia tra la nobiltà che tra le fasce più basse della popolazione, e perciò il cappellaio era un mestiere molto diffuso. All’epoca tuttavia per lavorare la pelliccia di piccoli animali come i conigli e trasformarla in feltro si impiegava il nitrato di mercurio, una sostanza tossica di cui allora non si conoscevano i rischi. Il fatto è che l’esposizione prolungata al mercurio aveva effetti nocivi sul sistema nervoso e poteva provocare disturbi di varia natura, tra cui tremori, problemi nell’eloquio e persino allucinazioni e una condizione di ipereccitabilità legata all’intossicazione da questa sostanza. Così tra Settecento e Ottocento essere matti come un cappellaio, in inglese “mad as a hatter”, era una frase comune per indicare una persona che aveva comportamenti bizzarri. I tremori sviluppati dai cappellai in seguito all’intossicazione da mercurio venivano chiamati “i brividi del cappellaio”, in inglese “hatter’s shakes”, mentre negli USA, e in particolare nel Connecticut, erano conosciuti come “Danbury shakes”, dal nome della città che al tempo era nota per la manifattura di cappelli. Una curiosità, c’è anche un caso piuttosto noto di presunta intossicazione da mercurio: quello di Boston Corbett, un uomo inglese emigrato negli Stati Uniti noto per aver ucciso John Wilkes Booth, che nel 1865 aveva assassinato il presidente statunitense Abraham Lincoln. Da giovane Corbett aveva lavorato proprio come cappellaio: in base alle testimonianze arrivate fin qui diventò un fanatico religioso, e anni dopo aver ucciso Booth fu ricoverato in un ospedale psichiatrico per aver minacciato un gruppo di persone nel Kansas con una pistola. Nel 1888 fuggì e non fu più trovato.
Favria, 5.04.2025 Giorgio Cortese
Buona giornata. Nella vita quotidiana non pensiamo mai al passato ormai non si può fare più nulla per cambiarlo, concentriamoci ul presente, è un modo per sfuggire all’aggressione dei ricordi. Felice sabato
5 APRILE 1794. Su ordine di Robespierre, che nel settembre 1793 ha instaurato in Francia il regime del Terrore, vengono ghigliottinati a Parigi i rivoluzionari Georges Jacques Danton, che è stato persino ministro della Giustizia, e Camille Desmoulins.
Carbonara day.
La carbonara day è una giornata interamente dedicata alla celebrazione di un piatto dalle origini antiche: l’obiettivo è quello di preservare la tradizione e diffondere una ricetta che si tramanda da generazioni. La pasta alla carbonara, a base di spaghetti o di rigatoni, ha almeno tre peculiarità e accende discussioni senza fine su quali siano le sue origini. Intanto questo piatto, oramai considerato parte della tradizione culinaria laziale e, soprattutto, romana, tanto tradizionale non è. Nella versione attuale, con pecorino, uova e guanciale, non è presente in alcun ricettario fino alla seconda metà del Novecento. . Viene da chiedersi allora se non ci sia un fondo di verità nella storia che vede scaturire il nostro amato piatto dalle razioni in dotazione ai soldati americani durante la Seconda guerra mondiale. Secondo alcuni studiosi di gastronomia la carbonara fece la sua comparsa a Roma dopo la liberazione da parte delle truppe statunitensi nel 1944. La ricetta sarebbe quindi il frutto dell’incontro tra quanto a disposizione nelle razioni di sopravvivenza dei militari a stelle e strisce, cioè uova liofilizzate e bacon, e quanto potevano fornire i mercati della capitale: un po’ di pecorino e pasta. Esiste anche una variante all’origine americana della carbonara, che coinvolge il bolognese Renato Gualandi, nel 1944 giovane cuoco al seguito delle armate alleate. In occasione di una cena tra i comandanti della Quinta Armata americana e della Ottava Armata britannica avrebbe preparato una pasta condita con quello che forniva la dispensa militare: bacon, crema di latte, formaggio e polvere di tuorlo d’uovo. Il debutto sarebbe avvenuto a Riccione, ma poi Gualandi seguì le truppe americane rimanendo a lungo a Roma e diffondendo il nuovo mix di sapori. Comunque, la prima attestazione della carbonara la troviamo in un volume a stelle e strisce, una guida dei ristoranti di Chicago, Vittles and Vice del 1952. La ricetta fa però parte della recensione di un ristorante rigorosamente italiano, Armando’s. E il carbone? C’entra, se hanno ragione i sostenitori delle origini autoctone. In questo caso il piatto sarebbe stato inventato da carbonai, in romanesco “carbonari”. I produttori di carbone di legna dovevano stare per lungo tempo lontani da casa e mangiavano cibi che si conservano a lungo, come il guanciale e il formaggio, o facili da reperire, come le uova. La carbonara sarebbe quindi una evoluzione del “cacio e uova”, un piatto abruzzese a cui qualcuno aggiunse il guanciale, che veniva usato al posto dell’olio come grasso da cottura. Sempre in tema di carbone, secondo un’altra versione la nostra ricetta sarebbe stata inventata in un’osteria di Roma, negli anni Quaranta del Novecento, da un oste che l’avrebbe chiamata così in onore del suo precedente lavoro nelle miniere di carbone. Infine, c’è chi tira in ballo la carboneria, quella antiaustriaca. Una nobildonna del Polesine avrebbe inventato la ricetta e l’avrebbe chiamata così in onore di alcuni patrioti carbonari ospitati nella sua villa. Nel trattato Cucina teorico-pratica di Ippolito Cavalcanti è presente già nel 1837 la ricetta per un preparato simile a quello usato come condimento nella carbonara: uno sbattuto d’uova, formaggio e pepe. Si tratta però di una preparazione tipica della cucina partenopea e presente anche in ricettari precedenti a quello del Cavalcanti. Insomma, conoscere la carbonara non è semplice, anche perché questa è la più falsificata all’estero tra tutte le ricette del Belpaese.
Favria, 6.04.2025 Giorgio Cortese
Buona giornata. Nella vita quotidiana non possiamo apprezzare la gioia se prima non abbiamo sofferto, come non possiamo conoscere la sofferenza senza prima non abbiamo provato la gioia. Felice domenica
Giornata mondiale della salute
“Miglioramento della salute e della sopravvivenza delle madri e dei neonati”. Questo il tema, annunciato ufficialmente dall’Oms, sul quale si concentrerà la Giornata mondiale della salute 2025, “Un inizio sano, un futuro pieno di speranza” , che si celebra in tutto il mondo il 7 aprila, anniversario della fondazione dell’Oms nel 1948. La Giornata mondiale della salute darà il via a una campagna di un anno sulla salute materna e neonatale intitolata Healthy beginnings, hopeful futures. Obiettivi, esortare i governi e la comunità sanitaria a intensificare gli sforzi per porre fine alle morti prevenibili di madri e neonati e a dare priorità alla salute e al benessere a lungo termine delle donne. L’attenzione di questa campagna arriva in un momento cruciale, mirando ad aiutare i paesi a recuperare i progressi perduti, e nel contempo a presentare nuove ricerche e prove che miglioreranno la salute delle donne e dei bambini a livello globale, mentre le carenze dell’assistenza umanitaria mettono a repentaglio un’ancora di salvezza fondamentale per milioni di persone, sarà anche un’opportunità per intensificare il supporto e la collaborazione per la salute globale e dare speranza a coloro che hanno urgente bisogno di cure salvavita. Aiutare ogni donna e bambino a sopravvivere e prosperare Secondo le stime più recenti, circa 300mila donne perdono la vita ogni anno a causa della gravidanza o del parto; oltre 2 milioni di bambini muoiono nel loro primo mese di vita e circa altri 2 milioni nascono morti. Si tratta di circa 1 morte prevenibile ogni 7 secondi, perdite che portano un’enorme tristezza e dolore a milioni di famiglie in tutto il mondo. Sebbene le morti materne e neonatali si verifichino in tutte le regioni, sottolinea l’Oms, la stragrande maggioranza si verifica nei paesi più poveri e in quelli che affrontano conflitti e altre crisi. Quando le strutture sanitarie chiudono, le strutture vengono attaccate, le vie di accesso negate o le forniture interrotte, le donne incinte e i neonati, che hanno bisogno di un accesso regolare ai servizi sanitari, affrontano gravi rischi, spesso mortali. Sulla base delle tendenze attuali, ben 4 paesi su 5 sono fuori strada per raggiungere gli obiettivi globali delle Nazioni Unite per migliorare la sopravvivenza materna entro il 2030; 1 su 3 non riuscirà a raggiungere gli obiettivi per ridurre la mortalità neonatale. Gli attuali limiti di finanziamento, sottolinea l’Oms, potrebbero ulteriormente compromettere i progressi, poiché molti programmi che forniscono servizi sanitari essenziali sono in stallo insieme a importanti ricerche mediche incentrate su donne incinte e che allattano e bambini. La campagna di quest’anno, che durerà fino al 2026, solleciterà quindi governi, donatori e la comunità sanitaria a investire in interventi comprovati e ad alto impatto, come parte degli sforzi per migliorare la qualità complessiva dell’assistenza. Questi includono servizi correlati alla gravidanza per rilevare complicazioni e ostetricia d’urgenza salvavita, notando che la stragrande maggioranza dei decessi materni e neonatali avviene durante o subito dopo la nascita, nonché cure speciali per neonati piccoli e prematuri. Le complicazioni relative alla prematurità sono ora la principale causa di morte dei bambini sotto i 5 anni in tutto il mondo. L’Oms sottolineerà anche la necessità in continua evoluzione dei sistemi sanitari di affrontare i numerosi problemi sanitari di base che hanno un impatto sulla salute materna e neonatale. Questi includono non solo complicazioni ostetriche dirette, ma anche condizioni di salute mentale, malnutrizione (inclusa la denutrizione e la sovranutrizione, nonché carenze nutrizionali) e un crescente carico di malattie non trasmissibili. Ascoltare le donne e sostenere le famiglie Andando oltre le azioni per salvare vite, la campagna solleciterà una maggiore attenzione globale alla salute e al benessere a lungo termine delle donne. Ciò include la promozione di leggi e politiche che salvaguardino la loro salute e i loro diritti, come il congedo di maternità retribuito e altre protezioni fondamentali per l’occupazione, e l’accesso a servizi essenziali di pianificazione familiare. “Non è sufficiente che le donne sopravvivano al parto, devono anche essere in grado di godersi la vita in buona salute”, ha affermato la dott. ssa Pascale Allotey, direttrice per la salute sessuale e riproduttiva e la ricerca presso l’OMS. “Donne e ragazze ovunque hanno bisogno di accedere a operatori sanitari che ascoltino le loro preoccupazioni e soddisfino le loro esigenze, assicurando al contempo che possano pianificare la loro fertilità, prendersi cura del loro futuro e proteggere la loro salute”. Sono necessari sforzi anche per affrontare i rischi specifici del cambiamento climatico per le donne incinte e i neonati, poiché le prove dimostrano un’associazione tra temperature più elevate e nascite premature, nati morti, ipertensione e diabete gestazionale, nonché mortalità infantile. Un investimento, non un costo Nei paesi a basso e medio reddito, si stima che ogni dollaro USA investito nella salute materna e neonatale produca un ritorno di circa 9-20 dollari USA. Le prove dimostrano che la spesa per la salute materna e neonatale porta allo sviluppo economico e a società più felici e sane.
Favria, 7.04.2025 Giorgio Cortese
Buon giornata. A volte attraverso gli sguardi intensi facciamo i discorsi più sinceri e belli. Felice lunedì.
Salva la vita, dona il sangue.
Dona il sangue, salva una vita. Bastano 10 minuti che salvano una vita. Ogni giorno il sangue e gli emocomponenti sono un’esigenza prioritaria nelle strutture ospedaliere per interventi di primo soccorso, per interventi chirurgici e per curare malattie. Il contributo di ogni singolo donatore è fondamentale per rispondere a questa richiesta. Donare il sangue è un atto semplice, ma che richiede un’assunzione di responsabilità. Richiede il superamento di un’inerzia legata a pigrizia, superficialità o timore. Donare il sangue è una scelta individuale e al contempo una scelta collettiva, perché significa scegliere di entrare in relazione profonda e intrecciare la propria vita con quella degli altri. Vieni a donare il sangue, vieni a donare a Favria *MERCOLEDI’ 16 APRILE*, cortile interno del Comune dalle ore 8 alle ore 11,20. Abbiamo bisogno anche di Te. Attenzione, per evitare assembramenti è necessario sempre prenotare e portare sempre dietro documento identità. a Grazie per la vostra collaborazione. Per info, Cell. 3331714827. Ricordo i requisiti minimi per donare: età compresa tra i 18 e i 60 per la prima volta, poi dai 65 a 70 anni, l’idoneità a donare va valutata dal medico. Grazie se fate passa parola e divulgate il messaggio. Vieni a donare il sangue *MERCOLEDI’ 16 APRILE Favria* e sii un eroe nella vita di qualcuno. Orario dalle ore 8 alle ore 11,00, devi prenotare al cell 3331714827 oppure tramite mail favria@fidasadsp.it Ricordate che donare il sangue rappresenta il più grande atto di vita che chiunque può compiere. Ogni giorno, in Italia, migliaia di persone sopravvivono grazie a un gesto così semplice ma così importante. Non indugiamo, perché “certe cose” non accadono solo agli altri. Gli “altri” siamo anche noi. Vieni a donare il sangue MERCOLEDI’ 16 APRILE a Favria