A Frassinetto i cognomi diventano memoria di Giorgio Cortese.
Racconti di memoria e radici

A Frassinetto i cognomi diventano memoria di Giorgio Cortese.

Una giornata di Ferragosto, una tavolata di amici e quei cognomi che, in una piccola frazione di montagna, diventano quasi una carta d’identità del paese. A volte basta una frase pronunciata durante una festa per far riaffiorare una storia che sembrava dimenticata.

È successo il 15 agosto a Frassinetto, nella frazione Tetti, dove Giovanni Giolitto ha aperto la sua casa a una sessantina di persone per trascorrere insieme il giorno di Ferragosto. Una grande grigliata, tante risate, qualche partita e il piacere di ritrovarsi attorno a una tavola. Tra i presenti anche alcuni donatori della FIDAS Pont e della FIDAS Favria.

La giornata scorreva serena, tra il profumo della carne alla brace e le conversazioni degli amici, quando il discorso è finito sulle famiglie della frazione.

Giovanni, quasi con naturalezza, ha sorriso e detto: «Qui ci chiamiamo quasi tutti Giolitto, Deina, Giolito oppure Giolitti».

Una frase detta senza pensarci troppo, ma che racconta una realtà tipica dei piccoli paesi e, ancora di più, delle borgate di montagna: i cognomi non sono soltanto nomi. Sono tracce di una storia collettiva.

A Tetti, come in tante frazioni del Canavese, il cognome può ancora evocare una casa, una famiglia, una parentela, una generazione. A volte basta pronunciare un nome perché qualcuno sappia immediatamente di chi si sta parlando.

Ed è proprio qui che nasce la curiosità.

Giolitto, Giolito e Giolitti sono forme molto simili, ma la storia dei cognomi non è sempre semplice da ricostruire. Nei documenti antichi la scrittura poteva cambiare facilmente: bastavano la pronuncia locale, la trascrizione di un parroco o di un notaio, oppure l'interpretazione di uno scrivano per trasformare nel tempo una forma in un'altra.

Esiste inoltre il termine italiano giòlito, parola oggi poco comune, collegata al catalano jòlit e, attraverso il provenzale, al francese joli, con un significato riconducibile all'idea di grazioso, piacevole, bello. Si tratta però di una curiosa somiglianza linguistica e non necessariamente dell'origine del cognome Giolitto.

La storia ci offre anche una figura importante come Gabriel Giolito de' Ferrari, celebre editore e tipografo attivo a Venezia nel Cinquecento. Un nome che testimonia quanto siano antiche alcune di queste forme.

Poi c'è Deina, cognome decisamente più raro e avvolto da maggiore incertezza. La sua origine non è facilmente determinabile e nel tempo sono state avanzate diverse ipotesi. Proprio per la sua rarità, però, sarebbe necessario disporre di documenti antichi relativi alle singole famiglie per poter ricostruire con sicurezza il percorso del nome.

E forse è proprio questo il fascino dei cognomi: non tutto può essere spiegato, e qualche mistero è destinato a rimanere.

A Frassinetto, tuttavia, la questione dell'origine linguistica passa quasi in secondo piano. Ciò che conta davvero è quello che questi nomi rappresentano oggi.

Dietro un Giolitto, un Giolito, un Giolitti o un Deina ci sono volti, famiglie, nonni e bisnonni. Ci sono case costruite nel tempo, sentieri percorsi ogni giorno, prati, lavori, feste, fatiche e momenti di vita condivisi.

Un tempo, nei piccoli centri, non servivano grandi archivi per sapere chi fosse qualcuno. Il paese era una sorta di archivio vivente. Si conoscevano le famiglie, i legami di parentela, le abitazioni. E quando il cognome non bastava, arrivava il soprannome, spesso capace di identificare una persona meglio di qualsiasi documento ufficiale.

Le storie passavano così, di bocca in bocca, un nonno raccontava qualcosa al nipote, una madre ricordava una famiglia, un vicino spiegava l'origine di un soprannome. E in questo modo la memoria continuava il suo viaggio. Per questo quella grigliata di Ferragosto è stata qualcosa di più di un semplice momento conviviale. Una sessantina di persone riunite attorno a una tavola hanno condiviso cibo, amicizia e sorrisi, ma inconsapevolmente hanno condiviso anche un pezzo della memoria di quella piccola comunità.

Non c'erano libri antichi aperti sui tavoli, né documenti da consultare, c'erano le persone.

Ed è spesso dalle persone che comincia la storia, quando il pomeriggio è terminato, la brace si è spenta, i tavoli sono stati riordinati e ognuno ha fatto ritorno a casa. È rimasto però qualcosa che non si può mettere via: il ricordo di una giornata trascorsa insieme.

E sono rimasti quei cognomi: Giolitto. Giolito. Giolitti. Deina. Parole che possono sembrare semplici, ma che, pronunciate a Frassinetto, acquistano un significato particolare.

Raccontano famiglie, appartenenze e radici. Raccontano il modo in cui una comunità ha attraversato il tempo senza perdere completamente il filo con il proprio passato.

Forse è questa la lezione più bella di una giornata come quella di Ferragosto: la memoria non vive soltanto nei libri, negli archivi o nei monumenti.

Vive anche attorno a una tavola, vive in una fotografia, vive in una risata, vive in una frase pronunciata quasi per caso e vive  soprattutto nei nomi che continuiamo a tramandare.

Perché dietro ogni cognome c'è una famiglia, dietro ogni famiglia c'è una storia e dietro ogni storia c'è una memoria.

A Frassinetto in frazione Tetti, finché qualcuno continuerà a dire con un sorriso «qui siamo quasi tutti Giolitto e Deina», quella memoria continuerà a vivere, insieme alle persone, alle case e alle montagne che da generazioni la custodiscono.  Infine un doveroso ringraziamento ai sette cuochi che hanno reso la giornata speciale:  Marco,  Gianni, Michele,  Beppe, Giancarlo, Gigi e Roberto 

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