Siamo salmoni. – La magia dell’inverno. – W la pizza italiana. – Sant’Antonio – Il nittàlopo tra lo stormire scalmanato – A San Bastian, la violëtta an man…LE PAGINE DI GIORGIO CORTESE

Siamo salmoni…
Siamo ormai arrivati alla frutta, anzi noi al caffè nella politica. Oggi si sente solopiù parlare di verdi, bianchi, rossi, neri ed arancioni, di grilli e sardine. Di destri e sinistri! Allora lasciatemi parlare della maggioranza che non strepita sui social, non insulta in maniera becera l’avversario colpevole di avere una idea diversa dalla sua. La maggioranza degli Italiani che tiene in piedi il Paese Italia, la nostra amata Patria, si parlo di noi i salmoni. Certo siamo dei salmoni perché ogni giorno risaliamo, anche con fatica, il fiume della giornata per portare a casa la pagnotta, sia che siamo lavoratori dipendenti che a partita IVA. La maggioranza di noi, ogni tanto, ma sempre più spesso, ci sentiamo come dei pesci fuori d’acqua, e scusate il gioco di parole, ma il vedere come vengano depauperati i nostri soldi frutto di fatica e sudore con delle opere che costano un occhio della testa e non si sa se poi funzioneranno ci fa prendere dei pesci in faccia. Ogni giorno come salmoni risaliamo il fiume della giornata sempre attenti ai vari orsi di turno che con delle belle parole cercano di ghermirci solo per i loro fini, ma senza aiutarci veramente. E credetemi non voglio fare il pesce in un barile ma oggi come oggi noi salmoni non sappiamo che pesci pigliare. Siamo salmoni che lottiamo ogni giorno per i nostri avanotteri, sperando di lasciare a loro un futuro di lavoro e prosperità come ci è stato lasciato dai nostri genitori anche se nel fiume l’acqua è sempre più torbida e sporcata da discorsi faziosi, insulti, ma tutto senza concludere nulla. Ma noi siamo salmoni ed andiamo avanti ogni giorno lungo il fiume della vita….
Favria, 15.01.2020 Giorgio Cortese

La speranza è la vernice dell’ottimismo nel domani sulla momentanea delusione di oggi.

La magia dell’inverno.
In inverno i colori nelle corte giornate si perdono, nel parco il pettirosso che si sente il padrone si confonde con il sorbo ed il vento soffia dondolando sui rami le ultime foglie. L’inverno la stagione dell’interiorità crepuscolare, di stare un pochino di più a letto sotto il caldo piumone o di godermi un buon libro seduto nel divano sorseggiando una tazza di thè fumante. Tutte le stagioni hanno un proprio fascino di rinnovamento, ma, per chi è un “bugia nèn” come il sottoscritto, ecco che l’inverno diventa la stagione ideale per godere da casa o nei corti pomeriggi il passaggio caliginoso della giornata dai colori sfumati. Il freddo dell’inverno mi consente di apprezzare i sapori intensi e il tepore. Ho sempre amato l’inverno perché è l’attesa di qualcosa che non conosco, i cambiamenti improvvisi di tempo, la pioggia, la neve, il freddo pungente. Le passeggiate d’inverno hanno quell’impalpabile velo di malinconia che mi fanno respirare un’aria magicamente romantica osservando quella, purtroppo rara, nebbia che nasconde i paesaggi dietro una coltre di mistero. L’inverno significa anche passeggiare per quei colorati ed incantevoli mercatini natalizi colorati e scintillanti che rendono ancor più vivo e percepibile il fascino di questa stagione. L’inverno ha una sua magia che fanno apprezzare alla sera la casa ancora più bella.
Favria 16.01.2020 Giorgio Cortese

Soltanto le persone risolute possono essere veramente dolci, quelle che sembrano dolci di solito non hanno che debolezza, che si converte facilmente in ottusa acredine.

W la pizza italiana.
Oggi 17 gennaio si celebra la Giornata mondiale della pizza, prodotto icona del cibo italiano in tutto il mondo. Stando ai più recenti numeri rilevati dal Centro Studi Cna, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, su dati di Infocamere e Infoimprese, presentati da Cna Agroalimentare, pensate che solo in Italia vengono prodotti ogni giorno otto milioni di pizze, vale a dire due miliardi all’anno. Le imprese che vendono pizza nel nostro Paese sono quasi 127mila, delle quali 76.357 sono veri e propri esercizi di ristorazione, 40mila sono ristoranti pizzerie e circa 36.300 bar-pizzerie. I pizzaioli, una vera ricchezza del nostro tessuto artigianale, impiegati nell’attività sono quasi 105mila, ma superano i 200mila nei fine settimana. Dal punto di vista della preferenza del gusto la pizza classica rotonda è la più diffusa rispetto agli altri formati ed è preferita in abbinamento alle fritture. Per quanto riguarda la scelta degli ingredienti e dei metodi di cottura, la maggioranza degli italiani preferisce l’impasto con farina 00 e la cottura nel forno a pietra. Infine, il 75% della clientela sceglie di gustare la specialità napoletana comodamente servita al tavolo.
W la pizza italiana
Favria 17.01.2020 Giorgio Cortese

Ogni giorno pretendiamo che la vita debba avere un senso, ma la vita ha precisamente il senso che io stesso sono disposto ad attribuirle.

Sant’Antonio
Questo Santo una volta portava la tradizionale benedizione degli animali e poi dei mezzi agricoli. Quanto alla meteorologia, se a fiòca ’l di ’d Sant Antòni, ancora vint di ’d frèid, se nevica il giorno di Sant’Antonio, ancora venti giorni di freddo, mentre, per indicare due persone inseparabili o per segnalare come qualcosa, o qualcuno, sia testimonianza certa della presenza di qualcun altro, il modo di dire era andoa ch’a-i é Sant Antòni a-i é sò porchèt, dove c’è Sant’Antonio c’è il suo porcellino, fondandosi sulla iconografia tradizionale, che raffigurava Sant’Antonio sempre in compagnia di un porcellino. Sempre il giorno di Sant’Antonio viene chiamato in causa, assieme a quello di San Sebastiano, con questo proverbio, Sant Antòni a fà ’l pont e San Bastian a lo s-ciapa, Sant’Antonio fa il ponte e San Sebastiano lo rompe. Sant’Antonio fa i ponti evidentemente col ghiaccio, mentre San Sebastiano, la cui memoria cade tre giorni dopo gli stessi ponti li scioglie. Sant’Antonio come simbolo dei questi ultimi rigori invernali, Sant Antòni a baston-a ij mal vestì, Sant’Antonio bastona i malvestiti, quei poveretti che non sono vestiti a sufficienza sentono ancora duramente il freddo invernale
Favria 18.1.2020 Giorgio Cortese

Conservare e trasmettere la memoria, imparare dall’esperienza degli altri, condividere la conoscenza del mondo e di noi stessi sono alcuni dei poteri che i libri ci conferiscono, e le ragioni per cui li custodiamo con amore e che qualcuno li teme.

Il nittàlopo tra lo stormire scalmanato
La strana parola nittalopo indica chi ha una buona capacità visiva di notte o in condizioni di luce scarsa ma anche chi ha capacità visiva menomata di giorno o in piena luce. Questa parola arriva dal francese nyctalope dal greco nyctálops composto di nyx, notte, e óps, vista. Una parola attraente che ci racconta di una patologia alla vista. Il nittàlopo è affetto da un indebolimento della vista che recupera nella penombra ed evoca anche ricordi ancestrali quando i nostri progenitori avevano a che fare con il calare della notte con gli animali notturni, dal gufo al pipistrello passando ai predatori notturni che si muovevano alla fine del giorno. Il significato di questa parola è ambiguo a volte viene usata per dire che si vede bene a volte male. Le stesse ricostruzioni etimologiche sono spesso opposte, alcune affermano la radice greca alaos, per significare cieco di notte e la confusione è tanta ma rende questo lemma elegante ed affascinante. Questa parola mi ricorda quelle persone che pensano di vedere lontano ma sono così cieche ed ottuse che non vedono al di là del loro naso e si agitano al primo stormire delle foglie. E qui entra in gioco la seconda parola stormire, come detto il frusciare di piante che deriva dal francone sturmjan, tempestare. Una parola che trae origine da venti burrascosi e non il lieve refolo di vento che provoca lo stormire delle foglie odierno. In inglese storm, è la tempesta nella lingua tedesca sturm. Come dicevo questi personaggi dopo il primo momento di sbigottimento riprendono coraggio con le loro idee scalmanate. Ed ecco la terza parola, scalmanato con il significato di accaldato, affannato, trafelato, turbolento, agitato, sfrenato, parola che deriva da calmana. Da lì la parola scalmana, malessere da raffreddamento, raffreddore, mal di gola, ma qui mi serve per descrive il bel rossore congestionato di rabbia che in questi casi ci accende nel volto ai personaggi che ho voluto descrivere prendono spunto da tre semplici e attraenti parole.
Favria, 19.01.2020 Giorgio Cortese

Nella vita ogni giorno c’è chi vince e chi perde, ma a volte con certe persone è meglio non giocare affatto poiché certe partite sono prive di contenuto dal nascere e già truccate.

A San Bastian, la violëtta an man.
Il giorno 20 è quello di San Sebastiano, un Santo un tempo molto venerato e il cui nome era assai diffuso, sia nei nomi di persona che nella toponomastica delle nostre terre. Ebbene si dice a San Bastian monta sl’àut e varda ’l pian: se ’t vedde tant spera pòch, se ’t vedde pòch spera tant, a San Sebastiano, in questo giorno, sali in alto e guarda la pianura, se vedi molto spera poco, se vedi poco spera molto. Questo proverbio contadino vuole dire se i campi sono pieni d’erba, vedi molto, ed il raccolto sarà poco, se invece la neve ricopre ancora la terra, vedi poco, e la mietitura sarà abbondante. Eppure, nonostante la neve e l’inverno, questo giorno era portatore di speranza per l’arrivo del tempo buono, se è vero che A San Bastian, la violetta an man, a San Sebastiano, la violetta in mano, la primavera si sta comunque avvicinando, coraggio
Favria 20.01.2020 Giorgio Cortese

Se traduciamo tutto in modo algebrico, facciamo attenzione perchè l’amicizia o la reputazione non possono essere qualificati con sole somme o sottrazioni aritmetiche!
giorgio

Informazioni su Giorgio Cortese

“Scrivere è per me il bisogno di rivelarmi, il bisogno di risonare, non dissimile dal bisogno di respirare, di palpitare, di camminare incontro all’ignoto nelle vie della terra», spiegava Gabriele D’Annunzio. Tant’è che scrivere è spesso, spessissimo, una reale necessità. Ecco perché mi fa bene. Personalmente penso che la narrazione è un insostituibile strumento per fronteggiare un uso sempre più riduttivo del linguaggio e un’interpretazione troppo spesso omologata della realtà. Come il tempo, e i fenomeni atmosferici modellano le rocce e ne fanno dei capolavori, così la storia e gli eventi della vita ci modellano. Ogni persona che passa nella mia vita è unica. Sempre lascia un poco di se e prende un poco di me stesso. Ci saranno quelli che prendono molto, ma non ci sarà chi non lascia niente. Questa è la maggior responsabilità della mia vita e la prova evidente che due amici non si incontrano per caso Impiegato nel settore del credito, bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Sono donatore di sangue dal 1981, e 2 medaglia oro, Presiedente del Gruppo Comunale FIDAS intitolato a Lorenzo TARIZZO e Domenico CHIARABAGLIO dal 2000; volontario della protezione Civile dal 2001, socio nella Pro Loco; socio del Gruppo Alpini; Abito dal 1984 a Favria, mi sento favriese d’adozione; la roggia, le chiese il castello, sono opere costruite prima che io nascessi, prima che venissi ad abitare in Favria, questo mi rende orgoglioso di appartenere ad una Comunità tenace e geniale, e una genuina passione mi guida nell’impegnarmi per la mia Comunità . Dal maggio 2007, Sindaco pro-tempore a Favria Canavese, provincia di Torino fino al maggio 2012. Attualmente cittadino , contribuente ed elettore favriese. cell 333 171 48 27- mail corteseg@tiscali.it