Piamprato Settembre 2007: la transumanza di ritorno
Con qualche giorno di anticipo sul calendario usuale, si è concluso anche quest’anno il rito della transumanza di ritorno verso la pianura.
Dopo una buona e ricca stagione trascorsa nei pascoli in quota della valle Soana, tutti i malgari, temendo forse le bizzarrie del tempo, hanno ormai ripreso la strada del ritorno verso la pianura. La transumanza costituisce da sempre un rito compiuto fin dai primi insediamenti presso gli sbocchi vallivi, allorché i pastori, durante la stagione estiva salivano in quota per approfittare dei pascoli che si rendevano impraticabili in pianta stabile durante il periodo invernale.
Questa antica usanza, che ora infastidisce un poco l’automobilista frettoloso, a causa del rallentamento del traffico sulle nostre stradine di montagna, ha dunque radici antichissime ed i pastori, non solo in valle Soana, ma almeno in alcune aree dell’arco alpino continuano ad alimentarla con grande passione.
Chiunque di noi avrà gia sicuramente incrociato le mandrie festose, agghindate a festa con ornamenti, fiocchi e campanacci ma pochi avranno forse conoscenza dei preparativi che precedono la vera festa: la transumanza. Va detto intanto che nell’ambito della stessa valle, le varie transumanze vengono sistematicamente scaglionate, seppure in un breve periodo di tempo, onde permettere il “mutuo soccorso” fra tutti i malgari.
Fin dal giorno che precede la partenza infatti, tutti gli amici si ritrovano presso l’alpeggio per preparare i capi di bestiame che dovranno “sfilare” il giorno successivo lungo le strade del ritorno. Si devono dapprima radunare le mucche e nel caso siano poco presentabili, lavarle a “suon di secchi d’acqua” e quanto altro disponibile presso l’alpeggio. (l’autolavaggio a gettoni presente in pianura non è ancora stato implementato negli alpeggi in quota!) Il compito successivo, decisamente piu atletico e per nulla banale, consiste invece nel raggiungere ciascun animale, bloccarlo e allacciargli il grosso campanaccio al collo!. Tale operazione necessita almeno di due o tre persone, assai agili e prestanti, disposte a scorrazzare quanto basta per raggiungere mediamente un centinaio di capi. Da osservare inoltre, che specie all’inizio dell’operazione, le prime mucche raggiunte, non appena imbardate del pesante campanaccio, stordite dal gran frastuono, scorrazzano poi per un certo tempo all’impazzata in mezzo alle altre, creando uno scompiglio inimmaginabile. Ma nonostante la grande fatica, tale operazione rappresenta già di per se il preludio alla festa che si compirà il giorno successivo con la transumanza. Soprattutto i giovani, pur sotto lo sguardo vigile delle persone piu anziane, tengono a manifestare la loro abilità e bravura. Non ultimo, penso che questa operazione costituisca anche un poco una prova di coraggio , oltre che una forma per manifestare l’avvenuto inserimento nel mondo dei “grandi”.
Ed il giorno successivo si parte, accompagnati dagli stessi aiutanti e spesso anche da molti altri “simpatizzanti” verso la meta. La festa è ovunque, al passaggio lungo le strade, ma anche nelle tappe che avvengono spesso in qualche “appezzamento di terreno amico” lungo il tragitto, dove trovano cibo sia gli animali,sia gli umani al seguito. Ed intanto lo scampanellare dei campanacci si diffonde lungo la valle, anticipando da lontano il passaggio incombente. Per quanto le campane possano produrre sempre lo stesso suono, sembra che gli “addetti ai lavori” riescano ad interpretare un suono diverso, piu grandioso, quando il rientro in cascina avviene dopo una buona ...stagione.
Fotografie:
Alessandra Chiolerio B&B Piamprato
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