tratto dal "Risveglio Popolare" del 16 Giugno 2000
Il traforo Campiglia-Cogne:
un 'sogno' da cento miliardi
RONCO - il "sogno" di un collegamento, stradale o ferroviario, tra la Valle Soana e Cogne, in Val d'Aosta, aleggia ormai da un secolo su quest'angolo appartato del massiccio del Gran Paradiso:il primo progetto risale infatti all'inizio del '900 e contemplava la costruzione di un tunnel ferroviario fra Forzo e la Val di Cogne, lungo un asse di strada ferrata che avrebbe collegato nientemeno che Torino a Martigny, in Svizzera.A parlare di questo ed altri progetti di gallerie
stradali fiorenti, per poi appassire anzi-tempo, ancora negli anni trenta e negli anni
sessanta dell'ultimo secolo, ma soprattutto per sondare le reali possibilità di
riproporre oggi, all'alba del nuovo millennio, uno sbocco verso nord, cioè verso
l'Europa, per la Val Soana, si sono ritrovati sabato scorso a Ronco Canavese politici,
studiosi, tecnici ed un folto pubblico di valligiani, nel corso di un interessante
convegno su "La vi de Cogne", antiche e nuove vie di transito tra le Valli Soana
e Cogne, organizzato a cura dell associazione "Effepi" e del neonato gruppo di
lavoro, studio e progettazione del territorio denominato "Doè valaie esembio -Due
vallate unite".
Tra le due valli di comune cultura francoprovenzale, divise da un'aspra catena montuosa
solcata da "colli" che sfiorano i tremila metri, i legami storici e religiosi
hanno comunque segnato nei secoli passati un "trait d'union" che, pur
affievolendosi sempre più, non si è mai spezzato del tutto, ed ancora oggi rivive nel
momento di incontro del 10 agosto alla festa al Santuario di San Besso, a cui partecipano
anche i valligiani della contigùa Champorcher, ultimo simbolo di come un tempo le
montagne dividevano le acque ma univano gli uomini che ne abitavano gli opposti versanti.
Poi i tempi sono cambiati: sulla cresta alpina i politici hanno tracciato confini invisibili, nei fondovalle si sono costruite autostrade per auto sempre più veloci e ferrovie, e gli alti passi alpini hanno perso la loro secolare funzione di cerniera intervalliva. E le valli, come la Soana, che di tali nuovi collegamenti non hanno potuto usufruire, sono state in qualche modo costrette a voltare le spalle alle montagne ed a 'guardare" con maggior interesse alla pianura e le sue fabbriche, quando non verso l'est, dove si è diretta un'emigrazione sempre più massiccia che ne ha messo in ginocchio l'economia ed il tessuto sociale, mettendo in forse la stessa sopravvivenza delle suddette comunità valligiane.
"Quarant'anni fa solo a Ronco c'erano 180 bambini ' in età scolare - ha ricordato nel suo appassionato intervento il parroco della Val Soana, Don Lorenzo Babando - ed oggi ne sono rimasti sette in tutta la valle!". Don Babando ha poi ricordato come, a metà degli Anni '60, il progetto di un traforo stradale tra Campiglia Soana e Cogne fosse stato ad, un passo dall 'essere realizzato, tanto che la Regione Valle d'Aosta già aveva previsto di stanziare metà dei fondi necessari a costruire l'opera, allora stimati in 6 miliardi e mezzo, ma che poi si arenò per una serie di eventi negativi, tra cui la morte improvvisa dell'allora ministro Giulio Pastore. "Senza uno sbocco verso l'Europa, la Val Soana è destinata a morire, diventando un grande parco naturale disabitato - ha ammonito Don Lorenzo Babando - ed abbiamo solo cinque anni di tempo per cercare di ottenere un finanziamento dall'unione Europea per realizzare il traforo". Quindi, dopo che i relatori Emilio Champagne e l'Ing. Vittorino Recrosio avevano illustrato rispettivamente i precedenti progetti di un tunnel ferroviario tra Forzo e Cogne ed il più recente traforo stradale Gran Paradiso" tra l'alta Val Soana e quella di Cogne, ha preso la parola il deputato e recentemente anche europarlamentare valdostano Luciano Caveri, il quale ha confermato l'interessamento della "Vallee" per l'ipotesi di un collegamento stradale tra Cogne e Campiglia:"Un'opera che va fortemente ripensata rispetto al passato anche da un punto di vista tecnico per armonizzare il suo inserimento nell'ambiente - ha precisato Caveri - e che, come prima cosa, dovrà essere prevista nel piano del Parco Nazionale del Gran Paradiso che è in corso di preparazione".
Per l'On. Giuseppe Botta; intervenuto successivamente, il traforo deve essere visto soprattutto nella sua valenza di motore di un possibile sviluppo turistico che rechi benefici effetti in entrambe le valli interessate; ed anche dagli altri interventi, tra cui quelli dell'On. Niedda, del consigliere regionale valdostano Ottoz e dell'assessore -regionale del Piemonte Franco Maria Botta, sono venute parole di incoraggiamento per i valligiani che vedono in questo traforo l'ultima speranza per una rinascita economica e demografica della Val Soana.
Un'opera che, secondo alcune stime approssimative abbozzate neI corso del convegno, potrebbe costare dai 50 ai 100 miliardi, o forse anche qualcosa in più. D'altronde la situazione socio-economica della VaI Soana è ormai sull'orlo del baratro: ci sono paesi senza più- negozi, senza esercizi pubblici, senza scuole, e intere grosse frazioni-, come ad esempio Campiglia che ancora 70 anni or sono era Comune autonomo, ove la stessa presenza stabile dell'uomo è ormai ridotta al lumicino.
E' dunque evidente che non servono più i palliativi, ma ci vuole una cura intensiva che, come nel caso del traforo che si vorrebbe realizzare, comporta dei costi non indifferenti, ma senza la quale peraltro è quasi certo il trapasso del paziente". "La montagna deve tornare ai montanari", si è sentito giustamente dire nel corso del convegno di Ronco, ma oggi è più che mai essenziale e anche i "'montanari", o quant'altri, tornino stabilmente ad abitare la montagna, altrimenti ogni speranza è davvero perduta.