La sòma d’aj. – Le grandi idee! – Providentia la sottile arte del prevedere – A chiosa o a iosa il chiosare..Giove e Leda – Andare in brodo di giuggiole – 154 volte grazie!…LE PAGINE DI GIORGIO CORTESE

La sòma d’aj.
La sòma d’aj è una ricetta tipica piemontese, costituita da una fetta di pane sfregata di aglio e cosparsa di olio di oliva. Dietro questo nome, che tradotto alla lettera significa carico d’aglio, dove la “sòma” sarebbe il carico di un mulo o di asina, da questa parola spostando l’accento la parola somà vuole dire carico in grande quantità. Da questo lemma piemontese deriva il lemma somatè, asinaio o mulattiere che deriva dal latino medievale sàgmama, basto, di origine greca. Emblema della cucina povera e semplice di un tempo, nutriente e genuina, la soma d’aj è un’idea di immediata realizzazione per una saporita merenda, anche quando la dispensa è vuota. Il tipico pane usato per questa variante è la biova piemontese, panino tondeggiante con poca mollica e la crosta chiara e piuttosto croccante. Come tutte le ricette semplici e schiette della cucina contadina, la soma d’aj ha generato diverse varianti. Una delle più note è quella diffusa nel Monferrato, nel Biellese e nel Canevasano, che aggiunge alla preparazione delle fettine di lardo, in altre zone troviamo invece versioni che prevedono anche l’uso di pomodori maturi. Una volta veniva accompagnata con un grappolo di uva Barbera, soprattutto durante la vendemmia e per rispettare la tradizione contadina deve essere accompagnata, oltre che da un buon appetito, anche da un generoso bicchiere di vino rosso, meglio se del territorio. L’aglio è una pianta bulbosa, la cui coltivazione è praticata pressoché ovunque, benchè sia originaria dell’Asia, da cui si è poi diffusa anche nel bacino mediterraneo. Si narra che l’aglio tenga lontani i vampiri, ma va anche evidenziato come, in particolar modo per chi lo detesta, si tratti di un alimento che non favorisce la socializzazione. Dopo essersene cibati infatti, l’alito può assumere un odore caratteristico, piuttosto sgradevole. Eppure, sebbene abbia un fastidioso effetto collaterale a livello olfattivo, l’aglio fa davvero bene. È infatti un rimedio naturale per la salute, sia consumato crudo che cotto. Non arricchisce soltanto di gusto delle pietanze, ma ha effetti benefici per grandi e piccini, pare che potenzi il sistema immunitario e contribuisce a ridurre il livello del colesterolo e contribuisce a migliorare il tono cardiovascolare, combatte la tosse e congestione. Alcuni affermano che è un afrodisiaco naturale che viene annullato dall’alito sgradevole che emana. Pare meno fondata, invece, la notizia che il consumo di aglio favorisca l’abbassamento della pressione arteriosa, motivo per cui una volta veniva usato molto come cibo, visto la povertà nella preparazione unita a questa credenza. L’aglio è ricco di vitamina C e B6, e aiuta negli sbalzi d’umore e pare che regoli lo zucchero nel sangue. Una cosa importante non usatelo se dovete poi parlare in pubblico, la sòma d’aj è una merenda d’altri tempi ma chi Vi ascolta forse non lo gradisce e non apprezza questa tradizione!
Favria, 8.09.2020 Giorgio Cortese

Nella vita quotidiana non importa andare veloci o piano, l’importante è non fermarmi.

Le grandi idee!
Molte volte le grandi idee arrivano nel mondo con la dolcezza dei colombi, come quello di questa colomba che si è posata sulla ringhiera del mio balcone una di queste mattine. Ecco, se le ascolto bene le udrò bene tra la frenesia quotidiana, che si manifesta nonostante il coronavirus. Le belle idee sono un debole frullio d’ali, il dolce fremito della vita e della speranza. E’ anche vero che quando gli angeli ci visitano, non sentiamo il fruscio delle ali, non sentiamo il tocco di piuma del petto di un colombo selvatico, ma sentiamo la loro presenza per l’amore che creano nei nostri cuori. W la vita!
Favria 9.09.2020 Giorgio Cortese

Come esseri umani siamo consapevoli che non viviamo su questa terra in eterno, ed allora viviamola degnamente.

Providentia la sottile arte del prevedere
La prudenza serve a trasformare il sapere sulla realtà per prendere una decisione. Insomma la capacità di comprendere una situazione inaspettata per poi decidere subito e non avventatamente. La prudenza non e astuzia che è tattica senza seguire la pancia o il ragionamento ma il cuore per essere felici senza perdere il kairos, il momento della decisione. Dico questo dopo aver letto il libro prestatomi dall’amico Mauro al sottoscritto bibulo nel leggere libri, Fare la scelta giusta – di A. Grun. Nel libro ci si pone gli interrogativi di qual è la decisione giusta da prendere? Come faccio a sapere di non avere sbagliato? Queste sono solo alcune delle domande più ricorrenti che vengono poste a Anselm Grün nei suoi incontri. In ogni momento della nostra quotidianità dobbiamo infatti prendere delle decisioni, la più importante delle quali è scegliere se essere vittime degli eventi o se gestire al meglio la nostra vita. In questo volume, a cavallo tra spiritualità e psicologia, Padre Grün aiuta il lettore a comprendere qual è il modo migliore per giungere a una scelta. Nell’ultimo capitolo del libro sono raccolte delle “preghiere per la giusta decisione”. In ogni momento della nostra quotidianità dobbiamo decidere o di essere vittime o di gestire la nostra vita. Possiamo deciderci o per il lamento o per il cambiamenti, o per la rabbia o per la serenità interiore, o per la mancanza di felicità o per la felicità.
Favria, 10.09.2020

Nei momenti quando devo affrontare la vita veramente, ecco che vedo la differenza e mi pare di toccarla con l’anima e lo sguardo.

A chiosa o a iosa il chiosare….
A chiosa significa “in abbondanza”, deriva dalla parola, che anticamente indicava le monete finte con cui giocavano i bambini che tendevano a replicare quelli degli adulti In alcuni periodi storici, durante i quali veniva effettuato un rigido controllo per il rispetto delle leggi che vietavano i giochi d’azzardo, le chiose furono utilizzate anche dagli adulti per aggirare i divieti. Da questo espediente nacque l’uso delle fiche, poi divenute di normale utilizzo sui tavoli da gioco, nella seconda metà del XIX secolo che, generalmente, consistevano in giochi d’azzardo con relativi pagamenti in denaro. Tornando alle chiose, queste monete erano di legno o di piombo, che replicavano la forma del denaro. Il materiale più usato era il piombo, per la facilità di reperimento e per la bassa temperatura di fusione. Le chiose venivano realizzate mediante versamento del metallo fuso in un apposito stampo di pietra, chiamato “petrella” e valevano pochissimo. Per questo, qualunque cosa si potesse pagare con le chiose doveva essere di scarso valore e quindi molto abbondante. Il passaggio da chiosa a iosa deriva dalla pronuncia toscana del termine. Secondo un’altra ipotesi, iosa deriverebbe invece dal detto ligure “solo Dio lo sa”, che significa abbondantemente, molto.da queste origini deriva il significato dell’espressione “a chiosa” o “a iosa”, volendo indicare una merce di tale abbondanza e disponibilità da poter essere acquistata anche con pagamento in chiose. Diversa l’origine della parola chiosare che significa spiegare un passaggio difficile di un testo aggiungendo un’annotazione oppure commentare un testo. La parola chiosare deriva dal tardo latino glosa, a sua volta dal greco glossa che oltre a significare lingua, significa oggi anche parola rara, quindi da spiegare, da questa radice la parola glossario, una raccolta di termini appartenenti ad un ambito specifico e circoscritto. In alcuni casi il termine glossario è utilizzato per indicare la raccolta e relativa spiegazione dei termini desueti o specialistici utilizzati in un libro, generalmente collocato alla fine del testo. Il chiosare è l’azione meticolosa di chi non fa sbandare il proprio pensiero conducendo argomentazioni a braccio prive di qualunque struttura, aprendo parentesi a casaccio ed omettendo delucidazioni importanti come adesso mi comporto io.
Favria, 11.09.2020 Giorgio Cortese

Ogni giorno non sono mai troppo vecchio per fissare un altro obiettivo o per sognare qualcosa di nuovo.

Giove e Leda
Nel mito di Leda, eroina della mitologia greca, figlia di Testio re d’Etolia, sposa di Tindaro re di Sparta, e madre di Clitennestra, Elena, e dei Dioscuri. Questi ultimi, o anche Elena, o anche Clitennestra, secondo le versioni, sarebbero stati generati da Zeus, unitosi a Leda sotto le spoglie di un cigno, invaghitosi di lei mentre faceva il bagno. A volte si parla di una nascita da un uovo, deposto dalla stessa Leda, o, in altre versioni, dalla dea Nemesi, accoppiatasi con Zeus-cigno, mentre Leda avrebbe semplicemente allevato i bambini usciti dall’uovo. Il mito racconta che Zeus innamoratosi perdutamente della giovane, per poterla vedere scese dall’Olimpo e raggiunse la vetta del monte Taigeto. Mentre Leda dormiva sulla sponda di un laghetto, Zeus si avvicinò a lei sotto forma di candido cigno, spandendo attorno un intenso e inebriante profumo di ambrosia e accarezzando la giovane su tutto il corpo con il suo collo sinuoso. Appena la giovane si svegliò, il padre degli dei rivelò la sua identità e le preannunciò che dalla loro unione sarebbero nati due gemelli: i Dioscuri. Castore abile domatore di cavalli e Polluce imbattibile pugile, entrambi sarebbero stati a difesa del paese e guida dei marinai. I gemelli però erano di natura diversa, Castore era infatti mortale, mentre Polluce era immortale, ma per amore del fratello anche lui voleva essere un non “divino”. Il padre Zeus, impietosito da questa richiesta, stabilì che avrebbero vissuto a turno un giorno da vivi sull’Olimpo e il giorno dopo da morti nell’Erebo. La tradizione del mito è però discordante riguardo alla progenie divina. La leggenda vuole che dopo l’unione con Zeus, la stessa notte Leda giacque anche con il marito Tindaro, generando così due uova da dove sarebbero usciti i Dioscuri e Clitemnestra con Elena. Nonostante alcuni affermino che tutti i figli usciti dalle uova fossero figli di Zeus, secondo altre versioni del mito i figli immortali sarebbero stati solo Polluce ed Elena, mentre gli altri due sarebbero i figli di Tindaro. La raffigurazione di Leda è molto ricorrente nella pittura greca e romana in modo particolare si diffuse durante l’ellenismo. La giovane regina si presenta su uno sfondo verde nell’atto di camminare velocemente, con le vesti che si aprono mosse dal vento e che scoprono il seno. In un braccio tiene il cigno mentre con la mano destra cerca di arginare l’impeto delle vesti mosse trattenendo il mantello che si apre sulla schiena.
Favria, 12.09.2020 Giorgio Cortese

Due cose ci salvano nella vita: amare e ridere. Se ne abbiamo anche solo una va bene, ma se le abbiamo tutte due allora siamo invincibili.
Andare in brodo di giuggiole
Quando una persona è evidentemente felice o soddisfatta delle sue azioni si dice che è andata in brodo di giuggiole. Ma che cos’è il brodo di giuggiole? Il giuggiolo è un albero da frutto che produce delle piccole drupe, appunto le giuggiole, buone da mangiare, in alcune parti d’Italia si indicano con un nome diverso, e viene ricavato questi frutti facendo essiccare le giuggiole, che si chiama “brodo di giuggiole” ed è molto apprezzato per il suo sapore: ciò che la persona sta facendo si eguaglia così al piacere di bere questo liquore.
Favria, 13.09.2020

Alcune piccole quotidiane azioni sembrano impossibili, finché non vengono fatte.

154 volte grazie!
L’emergenza sangue non va mai in vacanza ed in Estate la richiesta aumenta. In questi mesi estivi lo spirito di solidarietà del fare del bene ed aiutare delle vite stato più forte della pandemia da coronavirus e i donatori del gruppo Fidas di Favria nei mesi di luglio ed Agosto, con il prelievo straordinario del 2 settembre hanno risposto: noi ci siamo sempre e non ci ferma neanche la pandemia ed il caldo estivo. In 154 hanno donato, molti giovani , alcuni alla prima donazione, altri periodici ma tutti con lo stesso entusiasmo che leggevo , nonostante le mascherine, negli occhi: la voglia di fare del bene al prossimo, prendendo le dovute precauzioni con la pandemia non ancora domata. 154 Grazie donatori, siete come altre associazioni di volontariato la parte migliore di tutti noi, siete la concreta speranza che solo con il reciproco aiuto e collaborando nessuna sfida è impossibile . Grazie
Favria, 14.09.2020. Giorgio Cortese

Ogni giorno, ogni cosa prenderà il suo corso, ma importante è guardare dove sorge il sole e non dove tramonta.
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Informazioni su Giorgio Cortese

“Scrivere è per me il bisogno di rivelarmi, il bisogno di risonare, non dissimile dal bisogno di respirare, di palpitare, di camminare incontro all’ignoto nelle vie della terra», spiegava Gabriele D’Annunzio. Tant’è che scrivere è spesso, spessissimo, una reale necessità. Ecco perché mi fa bene. Personalmente penso che la narrazione è un insostituibile strumento per fronteggiare un uso sempre più riduttivo del linguaggio e un’interpretazione troppo spesso omologata della realtà. Come il tempo, e i fenomeni atmosferici modellano le rocce e ne fanno dei capolavori, così la storia e gli eventi della vita ci modellano. Ogni persona che passa nella mia vita è unica. Sempre lascia un poco di se e prende un poco di me stesso. Ci saranno quelli che prendono molto, ma non ci sarà chi non lascia niente. Questa è la maggior responsabilità della mia vita e la prova evidente che due amici non si incontrano per caso Impiegato nel settore del credito, bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Sono donatore di sangue dal 1981, e 2 medaglia oro, Presiedente del Gruppo Comunale FIDAS intitolato a Lorenzo TARIZZO e Domenico CHIARABAGLIO dal 2000; volontario della protezione Civile dal 2001, socio nella Pro Loco; socio del Gruppo Alpini; Abito dal 1984 a Favria, mi sento favriese d’adozione; la roggia, le chiese il castello, sono opere costruite prima che io nascessi, prima che venissi ad abitare in Favria, questo mi rende orgoglioso di appartenere ad una Comunità tenace e geniale, e una genuina passione mi guida nell’impegnarmi per la mia Comunità . Dal maggio 2007, Sindaco pro-tempore a Favria Canavese, provincia di Torino fino al maggio 2012. Attualmente cittadino , contribuente ed elettore favriese. cell 333 171 48 27- mail corteseg@tiscali.it