Biciclettata della Pro Loco favriese-Dal frumento al pane!-Castagnata 20 ottobre a Favria, il sapore dell’autunno!- Siamo tutti ebrei, migranti, curdi ma non dei maligni perdenti!- Bennu, l’asteroide killer! – Vedere o osservare – Il sanato! – Ladri e briganti….LE PAGINE DI GIORGIO CORTESE

Biciclettata della Pro Loco favriese.
La Pro Loco di Favria con il suo Presidente ha Alessia ha di nuovo colpito nel segno nell’organizzare la biciclettata con visita a laboratorio apistico e ai campi di lavanda di Cat Berro, poi fino alle Benne di Oglianico con una breve sosta per scoprire la curiosa e affascinate storia di questa frazione enclave di Oglianico tra Favria, Rivarolo e Rivarossa. e a San Giuseppe al Ristorante da Enrietto di Silvana dove è stato offerto un fantastico gelato. Poi alla fine una pantagruelica merenda sinoria in sede Pro Loco preparata dalle super cuoche. Ogni anno la Pro Loco porta i concittadini che partecipano e sono sempre numerosi più di cinquanta anche questa volta a conoscere le eccellenze e storie del territorio che li circonda. Evviva la bicicletta. Se come affermava Aristotele “l’essere si dice in molti modi” anche la bicicletta si può declinare in tante sfumature diverse. Ritengo che muoversi in bicicletta ci spinge a conoscere e a scoprire il territorio, con le due ruote si può ricostruire un nuovo rapporto tra se stessi e l’ambiente circostante. E poi con l’attualità del ridurre i consumi per preservare questo nostro mondo, la bicicletta, infatti, con la sua giusta velocità, il suo minimo ingombro e la sua straordinaria efficienza energetica è l’unico strumento in grado di garantire il diritto alla mobilità senza compromettere i delicati equilibri di un sistema complesso e, al contempo, senza svilire la naturale pulsione alla deriva, al girovagare senza meta. Le due ruote diventano la soluzione per ridare potere politico alle nostre gambe e disintossicare le nostre città e ancora prima, la nostra mente per scoprire il bello che ci circonda.
Favria , 15.10.2019 Giorgio Cortese

C’è la festa del papà, c’è la festa della mamma, manca purtroppo la festa dell’unità della famiglia. Perché una famiglia unita è sempre più numerosa di una famiglia divisa.

Dal frumento al pane!
La luce fioca del crepuscolo illumina la piana di Eleusi in Attica! Il 20 settembre del 680 a.C una nube di polvere rabbiosa si solleva dai campi di grano riarsi dalla torrida estate. Quel giorno la dea Demetra irata dalla distrazione dei greci presi dalla guerra contro i persiani si solleva adirata e solleva una furente tempesta contro le navi degli invasori persiani che incrociano nel golfo poco distante di Salamina. Sarà una cocente sconfitta per gli invasori e se oggi siamo europei ed abbiamo conosciuto le civiltà greca e romana è grazie a quella battaglia che salverà la Grecia antica dalle mire dell’impero acmenide. Forse è solo una leggenda, un mito ma il grano ha i suoi miti e le sue leggende. Da circa seimila anni gli uomini hanno imparato a coltivare il grano e le grandi civiltà si sono sviluppate grazie a tre cereali, il grano in Egitto, il riso in Cina ed il mais nel Messico dei Maya. I primi popoli agricoltori si rendono conto che il grano cresce dove cresce l’avena, l’orzo o il miglio e la sua rendita è maggiore. Dal grano si può ricavare il pane che alla nostra base dell’alimentazione. Il grano è un mito se pensate che il terreno viene arato per la semina il 25 marzo il giorno dell’Annunciazione a Maria e in molti luoghi è il 25 agosto giorno dell’Assunta alla Vergine Maria il raccolto. Ma questi miti sono molto più antichi e si intrecciano nella storia e credenze degli uomini da seimila anni. Se gli Egizi avevano il dono delle piene del Nilo ed il loro capodanno iniziava il 21 giugno, nel giorno di solstizio nei giorni in cui il sacro fiume aumentava la portata per esondare tre mesi più tardi. Il 21 giugno appare nel cielo Sirio la stella più luminosa e simbolo della costellazione del Cane Maggiore. Anche a Sirio è legato il culto del grano, gli antichi Romani temevano le estati torride perché faceva ammalare il grano, la cosiddetta ruggine del grano, e così per propiziarsi il raccolto facevo delle processioni in onore di Sirio che terminava con sacrifici di cani. Da qui il termine canicola, ossia di una estate torrida. Il pane ha sempre avuto una forte forza simboli, dai Vangeli con i Miracoli di Nostro Signore, alla stessa istituzione dell’Eucarestia. Fino al simbolo della donna armata di falce che anticamente sceglieva quali spighe tenere per seminare il successivo anno.
Favria 16.10.2019 Giorgio Cortese

Nella vita ritengo che essere originale sia un pregio, ma purtroppo genera invidia nelle persone limitate

Castagnata 20 ottobre a Favria, il sapore dell’autunno!
Domenica 20 ottobre disdite tutti gli impegni e venite a Favria per una castagnata che non è solo la classica castagnata con solo le caldarroste ma molto di più. La sempre attiva e operosa PRO LOCO di FAVRIA con l’Associazione Culturale IL POLIEDRO ed il Patrocino del Comune di Favria organizza Domenica 20 ottobre una castagnata grandiosa con inizio dalle ore 10,00 alle ore 12,00 corso di ballo Occitani. Le danze occitane sono l’espressione più viva della cultura di una terra dagli ambiti sovranazionali, costituitasi culturalmente a partire dall’anno mille, culla delle tradizioni celtiche al seguito delle popolazioni ivi insediatisi nei tempi più antichi. Le danze sono tantissime con variazioni dello stesso ballo da valle a valle, da paese a paese. Gli strumenti storicamente più diffusi per questi balli sono l’organetto, e più recentemente la fisarmonica, i flauti, la ghironda, il violino, l’arbebo, lo scacciapensieri, e gli immancabili tamburi e tamburelli. Tutto suonato in maniera magistrale e coinvolgente dal vivo da LI BARMEK. Dalle ore re 12,00 alle ore 14,00 distribuzione di polenta concia e zuppa di cavoli, cucinate dalle supercuoche della Pro Loco e distribuite dai volontari. Dalle ore 14,00 fino alle 18,30 cottura e distribuzione caldarroste e frittelle sempre con musiva dal vivo li Barmek. Affrettatevi perché le castagne andranno a ruba! Nel pomeriggio ci saranno giochi per bambini e rottura pignatte di carta organizzata dalla dinamica associazione APEGAMES e sarà anche presente Ferrando con i suoi pony. Insomma spettacolo nello spettacolo, cultura e arte ludica del ballo abbinata ai sapori dell’autunno che è odore di castagne al fuoco. Profumi autunnali che respirerete in piazza della Repubblica domenica 20 ottobre. Che bel mistero le castagne custodite dentro un guscio riccio e spinoso, e dentro un frutto dolce e gustoso! Fuori dal guscio possiedono un mantello e una camicia e hanno la pelle bella e liscia. Solo domenica a Favria potrai assaporare le gustose castagne dal sapore autunnale.
Favria, 17.10.2019 Giorgio Cortese

Alla castagnata mi basta stringere un cartoccio di castagne in mano, per rivivere il calore e il profumo delle mani di mia nonna, nelle domeniche d’autunno!

Siamo tutti ebrei, migranti, curdi ma non dei maligni perdenti!
Ho letto o con malinconia nell’animo quanto è successo in Sassonia, del solito “maligno perdente” di turno che ha cercato di fare una strage e poi si è detto perdente perché non è riuscito a togliere la vita a troppe persone. Questo episodio ci deve fare riflettere che dovremmo pensare alle nostre comuni origine umane e riflettere che la diversità è sempre sinonimo di vita, in tutti i campi: in campo biologico è la biodiversità che permette alle diverse specie di vivere sulla terra. Il pluralismo, come riconoscimento del diritto di esprimere e sostenere idee diverse, che sta alla base della democrazia, come anticorpo contro ogni possibile dispotismo. L’intercultura intesa come dialogo fra le culture che ci ha portato quello scambio di idee, scoperte, invenzioni che abbiamo ricevuto come feconda eredità culturale nel corso della storia. Oggi il seme della paura, dell’avversione al diverso fomenta un nuovo antisemitismo che si aggira per l’Europa specialmente nell’Europa Orientale che per paradosso qui, la presenza degli ebrei dopo la seconda guerra mondiale si è ridotta e quasi alla scomparsa. Ma, purtroppo è nei momenti di crisi, quando cresce la paura che si alzano i muri e, non vengono colpiti solo gli immigrati, ma torna anche il “nemico incolpevole”’ di sempre, l’ebreo! Troppo simili e insieme considerati diversi, gli ebrei inquietano cuori e menti chiusi nei propri timori. Nel dopoguerra, dopo la Shoah, è stata eretta una sorta di barriera per impedire il discorso razzista e antisemita, ma oggi, assistiamo a una sorta di liberazione della violenza verbale e della denigrazione, dell’insulto del pregiudizio, insomma dell’ostilità verso il bersaglio di sempre. Cimiteri profanati, scritte ingiuriose, cori allo stadio e attentati con l’intento di compiere delle stragi. Il web diffonde messaggi che confermano l’avversione. Cresce in Italia e in Europa questo odio sottile, banalizzato e diffuso che può portare in ogni momento a gesti o atti criminosi. Ma dietro questi attacchi contro gli ebrei si nasconde un vero antisemitismo? La questione è molto complessa e tante, troppe cose, permettono alla malapianta dell’odio di mettere nuove radici in culture politiche di diversa estrazione della nostra società! Sono frastornato nell’animo nel vedere questo odio verso gli ebrei, immigrati e cinismo nel lasciare i Curdi al loro destino. La lotta contro ogni forma di razzismo richiede qualcosa di più di una formula giuridica che impedisca ai negazionisti di dire che non è vera la memoria della Shoah, che le donne vengano uccise, l’ostilità contro gli immigrati e l’indifferenza verso la tragedia dei Curdi, esigono un impegno sociale e culturale che inizi nella scuola, nella formazione delle nuove generazioni, prosegua nel campo della ricerca perché siano portati alla luce i massacri e gli stermini che in tante parti del mondo sono stati perpetrati, dai nazisti sugli ebrei, quelli staliniani, quelli Turchi contro gli Armeni, quelli di Pol Pot in Cambogia, ad altri che possono verificarsi nell’epoca segnata dal sorgere di fondamentalismi che colpiscono per motivi di religione comunità intere di persone nel Vicino Oriente e in Africa. Questo impegno non può essere supplito da una semplice legge e dalla condanna dei Governi attuali, ma chiama in causa la coscienza di ciascuno di noi e chiede alla scuola, alle istituzioni, alla società nel suo insieme di accertare la verità storica e impegnarci tutti contro la violazione della dignità della persona in ogni parte della terra per togliere terreno fertile alla mala pianta dell’odio che può diventare un male oscuro per le nuove generazioni, perché siamo essere umani nel rispetto tra di noi e per tutto il creato che ci circonda e non dei maligni perdenti.
Favria, 18.10.2019 Giorgio Cortese

Nella vita quotidiano vince più il cervello che i muscoli, con le parole possiamo battere i potenti

Bennu, l’asteroide killer!
Secondo i dati sono stati raccolti dalla sonda americana Osiris Rex, Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, and Security – Regolith Explorer, che dal 3 dicembre scorso sta orbitando intorno all’asteroide Bennu per studiarne le caratteristiche e raccogliere un campione da portare a Terra. I dati pubblicati oggi forniscono la conferma definitiva che un asteroide simile a questo in passato abbia potuto portare sulla Terra materiali ricchi di acqua e di carbonio. Insomma è la conferma di quanto l’acqua sia importante negli asteroidi, considerati i responsabili dell’apporto di acqua sulla Terra che si era si è formata era arida e solo in seguito a impatti con asteroidi simili a Bennu ha avuto un apporto di materia organica e acqua di origine extraterrestre. Pare che da ricerche precedenti l’acqua degli oceani ha una firma chimica che corrisponde a quella dell’acqua presente negli asteroidi e non a quella delle comete. Dalle osservazioni condotte dalla sonda Osiris Rex è emerso inoltre che Bennu ha una composizione inattesa e, soprattutto, che potrebbe essere molto più antico di quanto si credesse. Secondo i numerosi gruppi di ricerca di sette Paesi che hanno analizzato i dati, Bennu potrebbe avere fra 100 milioni e un miliardo di anni e potrebbe essersi probabilmente formato nella fascia di asteroidi fra Marte e Giove. Singolari anche le caratteristiche geologiche dell’asteroide, dalla superficie costellata da grandi massi. Una cosa, questa, che suggerisce come nel corso della sua storia l’asteroide abbia inglobato frammenti di altri asteroidi di altre epoche, diventando così una sorta di testimone unico della storia del Sistema Solare. Pensate che il nome Bennu deriva da una divinità egizia detta anche Benu. Bennu era un uccello mitologico consacrato al dio Ra e simbolo della nascita e della risurrezione dopo la morte, quindi, dell’eternità della vita. Si suppone che il nome Benu possa derivare dal verbo egizio che significa, brillare o sorgere, infatti, nelle raffigurazioni trovate sul Libro dei morti o in molti affreschi esso sembra sorgere dalle acque. All’inizio era rappresentato come una cutrettola, uccello della famiglia dei passeracei. Durante il Nuovo Regno prese le sembianze di airone cenerino, l’Ardea cinerea, un trampoliere, con le lunghe zampe, con il becco lungo e sottile e con due piume dietro al capo. Le raffigurazioni di questa divinità sono presenti molto spesso nel Libro dei morti e nelle pitture parietali. Era il signore della cerimonia Heb-Sed reale, poiché simbolo della rinascita e del rinnovamento, come Khepri, il sole, che all’alba rinasce e si rinnova. Esisteva un uccello, ora estinto, che potrebbe aver fornito l’ispirazione per creare Benu, il cui nome scientifico è Ardea bennuides, una curiosità per i greci divenne phoinix, la longeva e miracolosa fenice, ed adesso porta il nome di un asteroide portatore di acqua ma killer per noi umani se si sfracella sulla Terra!
Favria, 19.10.2019 Giorgio Cortese

La gentilezza dovrebbe diventare il modo naturale della vita, non l’eccezione.

Vedere o osservare
Tra il vedere e l’osservare passa la mia personale capacità di capire. Molte volte il mio sguardo e il mio osservare non mettono in luce la necessaria evidenza, o meglio non mettono a fuoco ciò che ho davanti, anche se si tratta di me stesso. Ogni giorno compio sempre un primo passo di ogni volta che la mia ricerca cerca di capire che quello che ho davanti è importante, sempre!
Favria, 20.10.2019 Giorgio Cortese

Si scrivo per vivere o vivo per scrivere? Chissà, forse scrivere e vivere sono due modi diversi per definire lo stesso concetto.

Il sanato!
Sanato, antica voce piemontese, che significa castrare, togliere od inattivare le ghiandole sessuali, maschili o femminili. Sanato, soprattutto in Piemonte, è il vitellone castrato, dal quale deriva il bue grasso, che ha dato tanti celebri piatti della cucina locale, ad iniziare dai bolliti. Che i termini sanare e sanato siano presenti soprattutto nel Piemonte, non deve stupire, in quanto derivano da corrispondenti termini antichi del provenzale. Nel Centro Sud si trova il termine di sanaporcelle. Inoltre nei dialetti romanzi ed in quello piemontese antico castrare si dice anche regulare o regolare, od anche affranchir o liberare dalla turbolenza degli umori. Castrare o sanare gli animali era un’operazione di chirurgia con diverso grado di difficoltà alta nelle femmine e bassa nei maschi. Ma da dove deriva il termine sanare che a dire il vero dovrebbe significare rendere sano, da cui il più diffuso termine risanare? Bisogna risalire alle concezioni mediche antiche, soprattutto medievali, quando alcune fasi dei cicli sessuali o delle regole femminili, erano ritenute impure e quindi non sane. In modo analogo è per il termine, caduto in disuso, di regolare. Nel passato si riteneva che i cicli sessuali femminili e soprattutto alcune loro fasi come il calore od estro nelle femmine animali e le mestruazioni nella donna, comportassero una turbolenza degli umori capace di rendere cattivo l’accrescimento corporeo, ma soprattutto peggiorare la qualità delle carni e la loro conservazione. Per le femmine, la castrazione, si credeva eliminasse le impurità d’umori cattivi, purificasse l’animale e lo rendesse sano come il ferro, con una carne fredda e stabile come il metallo, di facile conservazione. Per il maschio ci si era accorti che la presenza degli organi sessuali comportava variazioni significative nel colore delle carni e nella quantità di grasso, carni magre. Quando la castrazione era riuscita bene, erano cancellati gli istinti sessuali e la carne migliorava: più chiara, tenera a grassa. Nel passare, castrare non significava mutilare, ma guarire dai cattivi umori, e risanare o sanare. Una sanità che permette un rapido accrescimento e, in modo particolare, avere carni bianche, grasse e “sane”. Carni sulle quali si è costruita una cucina tradizionale di gran pregio, in tutte le specie, ma in modo particolare vitelli, vitelloni e buoi “sanati”, maiali “sanati” e, non ultimi, i capponi. Se la castrazione chirurgica poteva sanare, secondo le concezioni dell’epoca, in tempi recenti è stata proposta una “castrazione chimica” con ormoni. Questa castrazione è stata giustamente vietata per motivi sanitari, anche se fornisce carni magre e chiare, ma diverse da quelle della sicura e tradizionale castrazione chirurgica del sanato.
Favria, 21.10.2019 Giorgio Cortese

Oggi mi assale all’improvviso quella voglia di camino acceso e caldarroste scoppiettanti!

Ladri e briganti!
Tanto tempo fa nella lontana città di Credulonia i ladri presero la città e cacciarono i boriosi briganti. Tutto il popolo ne era contento, venne dichiarato quel giorno di vacanza e commemorato ogni anno con fuochi d’artifizio. Gli abitanti di Credulonia erano contenti ed ottimisti, ed i ladri come primo atto fecero delle leggi che proteggevano la proprietà privata e la dignità delle persone e soldi per tutti, prendendoli dai forzieri dei briganti. Vennero emanate pene severe contri chi rubava e questo rassicurò gli abitanti. Tutti allora erano ottimisti. Le opposizioni divise e accusate di essere stati amici con i briganti di prima, ogni volta che parlavano dicendo che loro erano dei ladri, ma venivano messe a tacere con sdegno dagli abitanti. I ladri stessi sorridevano alle insinuazioni mosse dalla parte avversa. Il consenso ai ladri cresceva sempre di più e insinuare che i ladri fossero ladri era considerato assurdo. Ma con il passare del tempo i furti aumentavano e qualcuno incominciò a pensare che dietro c’era una grossa organizzazione, e solo i ladri aveva questa organizzazione. Incominciarono a sparire le case, i ponti e le fabbriche con gli operai. Poi iniziarono a sparire gli alberi ed intere grosse aziende. La stampa insorse ma presto sparì anche quella. Poi i ladri iniziarono a derubarsi tra di loro e, poi dai figli e dai nipoti, ma vissero felici, derubati e contenti.
Favria, 22.10.2019 Giorgio Cortese

Nella vita quando mi metto in cammino per sentire il rumore dei miei passi, ascolto me stesso se mi fermo ascolto gli altri.
giorgio

Informazioni su Giorgio Cortese

“Scrivere è per me il bisogno di rivelarmi, il bisogno di risonare, non dissimile dal bisogno di respirare, di palpitare, di camminare incontro all’ignoto nelle vie della terra», spiegava Gabriele D’Annunzio. Tant’è che scrivere è spesso, spessissimo, una reale necessità. Ecco perché mi fa bene. Personalmente penso che la narrazione è un insostituibile strumento per fronteggiare un uso sempre più riduttivo del linguaggio e un’interpretazione troppo spesso omologata della realtà. Come il tempo, e i fenomeni atmosferici modellano le rocce e ne fanno dei capolavori, così la storia e gli eventi della vita ci modellano. Ogni persona che passa nella mia vita è unica. Sempre lascia un poco di se e prende un poco di me stesso. Ci saranno quelli che prendono molto, ma non ci sarà chi non lascia niente. Questa è la maggior responsabilità della mia vita e la prova evidente che due amici non si incontrano per caso Impiegato nel settore del credito, bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Sono donatore di sangue dal 1981, e 2 medaglia oro, Presiedente del Gruppo Comunale FIDAS intitolato a Lorenzo TARIZZO e Domenico CHIARABAGLIO dal 2000; volontario della protezione Civile dal 2001, socio nella Pro Loco; socio del Gruppo Alpini; Abito dal 1984 a Favria, mi sento favriese d’adozione; la roggia, le chiese il castello, sono opere costruite prima che io nascessi, prima che venissi ad abitare in Favria, questo mi rende orgoglioso di appartenere ad una Comunità tenace e geniale, e una genuina passione mi guida nell’impegnarmi per la mia Comunità . Dal maggio 2007, Sindaco pro-tempore a Favria Canavese, provincia di Torino fino al maggio 2012. Attualmente cittadino , contribuente ed elettore favriese. cell 333 171 48 27- mail corteseg@tiscali.it